lunedì 4 settembre 2017

I Lehman o della sacralità dell’economia attraverso un’epopea familiare


Qualcosa sui Lehman
di Stefano Massini
Mondadori, 2016

pp. 773
€ 24,00 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)





Qualcosa sui Lehman è una pennellata su vite, storia, generi letterari, stili, tematiche. Il tutto è abilmente orchestrato da un direttore-narratore geniale quale è Stefano Massini. Già dalle prime pagine si respira odore di di poema omerico, pur non avendo uno stralcio di metrica, odora di tragedia greca, pur essendo permeato dell’ironia yiddish. C’è dentro una storia dell’economia attraverso i suoi personaggi, ma c’è anche il saggio e la biografia, ovvero la storia dei Lehman Brothers, dalla nascita del loro impero alla bancarotta del 2008, non inclusa nella narrazione, eppure in qualche modo prefigurata, annunciata, come un giallo di cui si conosce già l’assassino. 

Vista da vicino
in questa mattina fredda di settembre
osservata fermo immobile
come un palo del telegrafo
sul molo number four del porto di New York
l’America sembrava più che altro un carillon:
per ogni finestra che si apriva
ce n’era una che si chiudeva;
per ogni carretto che svoltava a un angolo
ce n’era una che compariva all’altro;
per ogni cliente che si alzava a un tavolo
ce n’era uno che si accomodava
“Nemmeno fosse tutto preparato” pensò
e per un attimo
- dentro quella testa che da mesi aspettava di vederla -
l’America
l’America vera
fu ne più né meno che un circo delle pulci
per nulla imponente
anzi, semmai, buffa.
Divertente.

Ma è anche la forma più compiuta di un testo teatrale che Massini ha già portato in scena a Parigi e poi con adattamento del compianto Luca Ronconi al Piccolo di Milano. Anche se, a dire il vero, non si capisce bene l’ordine di genesi, se sia nato prima Lehman Trilogy o Qualcosa sui Lehman, poco importa, basta sapere che molto del teatro e della ballata sono confluiti nel testo, con un ritmo assolutamente unico e originale, che impreziosisce la trama, a volte la spinge fino al virtuosismo, senza inficiarne mai il respiro, ampio e architettonicamente ben strutturato. Questo romanzo non può essere inquadrato quindi, non c’è solo un genere, ma ogni parte di questo personalissimo stile contribuisce a renderlo unico. 
L’autore. Stefano Massini ha iniziato la sua attività di autore vincendo nel 2005 il Premio Pier Vittorio Tondelli con L'odore assordante del bianco. Tra i suoi testi di maggiore successo: Processo a Dio, La fine di Shavuoth, Balkan Burger. 
Oltre a due raccolte di testi: Quadrilogia e Trittico delle gabbie, e Donna non rieducabile, una pièce incentrata su Anna Politkovskaja. 
A Massini è stato anche assegnato il premio Ubu 2015 (massimo riconoscimento in campo teatrale) per Lehman Trilogy. Adesso è finalista al Campiello e presto Sam Mendes porterà in scena a Londra il suo Lehman Trilogy. Per scrivere non sta mai fermo, ha dichiarato in diverse interviste che ama andare in bici nella sua San Donnino, e registrare il suo romanzo. Si interessa costantemente alla vita degli altri, perché pensa che sia questo il compito dello scrittore,e come la sottoscritta non ha mai letto una pagina di Economia sui quotidiani. Però poi, per colmare la sua lacuna ci ha scritto un libro intero, dopo aver seguito dei corsi. Fin da bambino frequenta il mondo ebraico, pur non essendo ebreo, ed è appassionato anche di arabo. 
Il testo, i personaggi e la trama. Oltre allo stile del romanzo, innovativo e stimolante, mi ha colpito molto leggere nel testo, da una parte la religiosità, la sacralità dedicata al lavoro da parte dei componenti di questa famiglia ebraica tedesca, che trasferitasi in America per far fortuna, passa attraverso la storia con l’obiettivo di rendere concrete le cose che fa, dall’altra il desiderio di attenersi realmente ai fatti. Questa è davvero la storia della famiglia Lehman e di come diventerà parte integrante della vita degli americani e dei loro capitali. A partire dalle regole, dai ruoli che ogni membro della famiglia assume o si impone, nei tre fratelli c’è il braccio, la mente e l’ortaggio - che sta a metà tra i due - più precisamente una patata. 

Tre ragazzi, i Lehman Brothers.

Henry.
Emanuel.
Mayer.
Dei tre, Henry è la testa
- lo disse suo padre, laggiù in Baviera -
Emanuel è il braccio.
E Mayer?
Mayer Bulbe è quello che ci vuole fra la testa e il braccio
perché il braccio non spacchi la testa
e la testa non umili il braccio.

E valorizzando le cose, la materia prima, il lavoro degli uomini e le sue esigenze si fa protagonista del più grande cambiamento economico dei nostri anni, dal prodotto lavorato ai soldi, perché c’è il netto passaggio della logica del lavoro per quello che vale in sé fino alla logica del profitto, per la sua capacità di generare denaro per altro denaro. Dal materiale all’immateriale. Dal cotone, al caffè, allo zucchero, fino alle ferrovie, il petrolio, l’aviazione, le guerre, e poi le azioni, i cavalli, l’arte, l’intrattenimento, poi la Borsa, i soldi per i soldi. 
E in mezzo i figli, i nipoti, le mogli, gli amici, gli avversari. Tutti con le loro vite a intrecciarsi e spesso anche perseguitati dai sogni, da un mondo onirico che pesa su scelte e decisioni e che è molto presente nel romanzo. 

Ininterrottamente
da anni e anni
io vi ho ascoltato parlare.
E ho trascritto i numeri.
Non le sensazioni: i numeri.
Come hai detto tu, poco fa, Philip? I fatti.
Anche le parole sono fatti.
E sono fatti più dei fatti.
È un fatto che voi le usiate.
È un fatto che facciano effetto.
Altro che whisky diluito con l'acqua.

Insomma Massini è riuscito a dare voce ad una saga familiare, che ha incentrato la sua vita sull’economia, senza mai banalizzarla, e nello stesso tempo ha svelato che anche dietro ad un mondo di numeri spesso esiste una poetica, di cui bisogna comprendere le parole, così come della religione, qualunque essa sia, bisogna rispettare i riti e il linguaggio.


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