lunedì 20 febbraio 2017

«Alla fine ci si porta dietro solo la felicità»: “Quando sarai più grande capirai”, di Virginie Grimaldi

Quando sarai più grande capirai
di Virginie Grimaldi
traduzione di Francesca Novajra
Milano, Mondadori, 2017

pp. 300
€ 19


 
Quella di Quando sarai più grande capirai è il racconto di una rinascita. È una di quelle storie che si soffermano sul punto di rottura dell'esistenza di una persona, quel momento in cui la facciata di una vita ordinaria e tranquilla si spezza per lasciare sul pavimento schegge acuminate.
Durante un sabato come tanti altri, la frenetica vita di Julia viene scossa dall'annuncio dell'improvvisa morte del padre, e lei, di professione psicologa, perciò addestrata a gestire il dolore altrui, crolla sotto il peso di una notizia tanto dolorosa. All'evento luttuoso si aggiungono poi la perdita dell'amatissima nonna e successivamente la condotta non proprio esemplare del fidanzato, il quale si scopre essere tutt'altro che il compagno perfetto con cui condividere il proprio cammino.
Delusa dalla vita, Julia sceglie di scappare lontano da Parigi, rispondendo ad un annuncio di lavoro che la porterà nei paesi baschi, più precisamente a Biarritz. Lì, ricoprendo l'incarico di psicologa di un centro anziani, si nasconde dal mondo intero fino a quando scoprirà che non si può scappare a lungo senza che quello che ti sei lasciata alle spalle ti venga presto a cercare. Marc, il fidanzato colpevole, la madre, sua sorella: tutti gli attori della sua vita torneranno pian piano per stanarla nel suo rifugio, perché si renda conto che si può fuggire da tutto ma non da sé stessi.

Nel frattempo, il soggiorno nell'ospizio porta con sé strascichi importanti: pian piano facciamo la conoscenza di tutti gli ospiti della struttura, conosciamo le loro storie, e a poco a poco ci addentriamo nelle loro vite. Tuttavia, l'inizio non è dei migliori: oltre all'iniziale diffidenza reciproca, Julia deve affrontare anche gli scherzi che gli anziani residenti fanno a tutti i nuovi arrivati dello staff. Ciononostante, le due parti in gioco pian piano abbandoneranno l'iniziale sfiducia, per capire che la vera salvezza sta nella collaborazione. La convivenza è parecchio importante nel percorso di Julia poiché tramite la loro conoscenza la corazza che ella si porta appresso a poco a poco si scalfisce, perde qualche pezzo, si sgretola in più punti, fino a che la nostra protagonista si rende conto che le ferite della vita sono molto difficili e dolorose ma altrettanto indispensabili per crescere. Saranno loro, gli anziani ospiti della struttura ad insegnarle che la vita è adesso, nel presente, e che la vita stessa non è altro che un lungo viaggio che riporta al punto di partenza.
Il piccolo Lucas fa un giro intorno a Gustave per capure come fa quel signore a estrarre dalla manica tutti quei foulard colorati. E quando è dietro di lui si ferma all'improvviso,aggrotta le sopracciglia e, con la punta dell'indice, gli palpa il sedere come quando si scegli la frutta. «Ma hai il pannolino?» […] Gustave si siede e lo prende sulle ginocchia, rischiando di farlo cadere per ben due volte. «Vedi, piccolo mio, tutti credono che l'uomo cambi nelle diverse fasi della vita. Tutti credono che ci siano i bambini, gli adulti e i vecchi, ma non è così» […] «Ma la verità è che restiamo bambini per tutta la vita. Indossiamo costumi diversi per nasconderlo e uniformarsi agli altri: quello dell'adolescente, quello dell'adulto, quello del genitore e poi, un bel giorno, quando siamo troppo vecchi per fingere, ci togliamo il travestimento e ci mostriamo per quelli che siamo sempre stati, dei bambini.»
Il lento percorso di riabilitazione che Julia sta portando avanti, tuttavia, viene interrotto dalla morte di uno degli anziani ospiti della struttura: di nuovo di fronte alla perdita di una persona cara, la nostra protagonista stavolta non ha più modo di scappare e questo lutto, stavolta condiviso con tutto il personale e gli altri residenti, fa sì che venga a galla tutta la sofferenza dei mesi precedenti. E lei, psicologa del centro, che dovrebbe fornire aiuto e conforto agli altri residenti, non riesce a trovare le risposte che gli altri le chiedono:
«Da quando sono qui» prosegue Elisabeth «dovrei essermi abituata, ho visto altri andarsene. Ma è al di sopra delle mie forza. Non mi ci abituerò mai. Viviamo, respiriamo, facciamo progetti, e all'improvviso, non esistiamo più. La vita è come un castello di carte. Ci mettiamo un tempo infinito a costruirlo, cerchiamo di gettare fondamenta solide, montiamo un piano sopra l'altro e poi, un giorno, tutto crolla e qualcuno ripone le carte in una scatola. Per cosa, me lo può dire?»
No, non posso. Perchè io mi pongo la stessa domanda. Perchè la morte è un argomento che mi paralizza e mi impedisce di ragionare normalmente. Nemmeno io riesco ad accettare il fatto che un giorno non proveremo più niente, non sentiremo più, non ameremo più, non esisteremo più. Anch'io mi domando dove si va dopo e mi fa una paura tremenda. Quindi non posso dirvi “per cosa”, perché non lo so nemmeno io, sebbene mi sforzi di cercare una risposta.
La morte di “Miss Nonna”, com'era soprannominata la signora, e il conseguente impatto con dolore altrui, fa crollare definitivamente lo scudo protettivo dietro al quale Julia si era nascosta tutto questo tempo, segnando un punto di svolta all'interno della narrazione e determinando l'inizio della guarigione. Proprio ora, nel momento più nero della propria parabola esistenziale, Julia scopre, in una lettera che l'anziana Miss Nonna ha lasciato agli eredi, il significato più profondo di un'intera esistenza:
Mi mancherete, piccoli miei. Conto su di voi per conservare la sola lezione che ho veramente cercato di insegnarvi: fate di ogni giorno un ricordo felice. Alla fine, ci si porta dietro solo la felicità.
Vi amo con tutto il cuore,

mamma.
Della sopravvivenza e della relativa capacità di resistere al dolore: questo libro si porta dietro una lezione importante, racchiusa in queste parole e comprensibile solo ad un certo punto della propria vita, quando ci si trova con le spalle al muro e troppa sofferenza nel cuore. Il dolore, inevitabile, porta con sé l'elaborazione della propria salvezza, con la scoperta di cosa sia davvero la felicità, o meglio, la gioia di vivere: un segreto che, come dice il titolo, solo l'esperienza ci regala.

Valentina Zinnà

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