giovedì 10 marzo 2016

#LectorInFabula - Olga di carta. Il viaggio straordinario di Elisabetta Gnone

Olga di carta
di Elisabetta Gnone
Salani, 2015

pp. 304
€ 14.90



“Olga Papel era una ragazzina esile come un ramoscello, mangiava come un uccellino, faceva respiri brevi e il suo esistere, quasi sempre, produceva pochissimo rumore, se non un leggero fruscio, come la pagina di un libro mossa dal vento”.
Con queste parole Elisabetta Gnone introduce il lettore a Balicó, nel mondo di Olga, la quale ha un grande dono: saper raccontare storie incredibili in grado di ammaliare e conquistare tutti gli abitanti del villaggio.
Un giorno per aiutare l’amico Bruco a sconfiggere le sue paure crea una sorta di alter ego, Olga di carta, la quale decide di intraprende un viaggio per andare a chiedere alla maga Ausonia di trasformarla in una bambina vera, in carne e ossa.
“La bambina di carta non pensò neanche un minuto ad arrendersi. È troppo presto per tornare a casa si disse. Questo rovo non è che il primo di una serie di ostacoli che certo troverò sul mio cammino, non devo farmi prendere dal panico. E ancora: Se i sogni fossero facili da realizzare, non sarebbero sogni.”
Per arrivare dalla maga, Olga compie un cammino molto faticoso durante il quale vive mirabolanti avventure e incontra tanti personaggi, come un Orso di trecento chili e uno stravagante Omino a molla appiccicato sul fondo di una scatola. Particolarmente toccante appare la figura del signor Gibód.
“Era un uomo per bene. Un gigante che a vederlo faceva paura e invece non avrebbe fatto male a una mosca. [...] Aveva lavorato per un circo con sua moglie. Si erano conosciuti lì: lei era la donna cannone, lui l'addetto alla miccia.[...] Per anni si erano tenuti stretti,separandosi solo il tempo del lancio.[...] Poi non si sa come, la signora Gibòd era morta e il signor Gibòd, col cuore infranto, s'era perduto per il mondo”. 
Olga racchiude saggezza e fanciullezza in un ossimoro magico e portentoso.
Il suo tragitto ha una carica motivazionale davvero singolare. È un viaggio di speranza e di ricerca, animato dal costante tentativo di superare la propria diversità e di trovare un modo per affrontare una grande paura.
Tenero e delicato, ma anche forte e coraggioso, come la tenacia delle protagoniste, è lo stile della Gnone, che riesce bene a strutturare le due storie, nelle quali la specularità delle figure si fa via via sempre più evidente, come il costante gioco di specchi fra i personaggi paralleli.
Scorrevole, commovente e puntuale appare il linguaggio, il cui intenso lavoro di cesellatura lo rende pregno di significato e al tempo stesso di immediata efficacia comunicativa ed evocativa. Anche il carattere tipografico che cambia a seconda della “Olga” protagonista partecipa alla felice riuscita del testo. 
Nell’edizione della Salani sono inoltre presenti le illustrazioni a colori di Linda Toigo, eseguite con la tecnica del paper cut.
Schietta e pulita è la voce narrante che, con tono lieve e ricercata semplicità, accompagna il lettore attraverso le rocambolesche vicende dei personaggi, tutti impeccabilmente descritti e ognuno dotato di personalità, voce e nome aderenti e calzanti. La mamma di Olga, ad esempio, recita alla figlia poesie in dialetto: “Dende riverri canero, dende furi che uri piore?”, la signora Bramic (Cherpia la strega) grida frasi storpie e sgangherate: “Brutti, shtorti, grasi, macri, non c’han speranza, non c’han speranza!” ed Erisina Casol, detta la Casolina, ha un accento che ricorda il tedesco: “E cosa fte foi qui, ciocate?”.
Arricchiscono la trama i richiami a “Pinocchio”, ad “Alice nel Paese delle Meraviglie” e al “Piccolo Principe”. 
Numerosi sono i momenti intrisi di poesia, come quando l’autrice descrive l’apice dello sconforto nel cuore di Olga, nel momento in cui si perde: “Con il viso affondato nelle ginocchia, pregò che un mostro la divorasse; o che le nubi sopra di lei si rompessero in tempesta e la pioggia, più ancora del pianto, la sciogliesse del tutto”.
Un racconto incantevole, delizioso e appassionate. Un romanzo amabile e coinvolgente che attraverso il viaggio di una bambina di carta riesce a far riflettere e a lasciare un segno nel cuore del lettore. 
“Una bambina che ha scoperto come vincere la paura diceva infine la saggia Tomeo, che all'animo umano faceva barba e capelli ogni giorno.
Paura di cosa? Le chiedevano gli altri.
Dei mostri che mette nelle sue storie e dei quali noi tutti abbiamo paura!” 
La conclusione, poi, è magnifica.
Una storia che sa emozionare, disarmare e regalare un’indimenticabile scoperta. 

Silvia Papa

0 commenti: