giovedì 7 gennaio 2016

Per un'erotica dell'insegnamento: l'ora di lezione secondo Massimo Recalcati


L'ora di lezione
di Massimo Recalcati
Einaudi, 2014

pp. 162
€ 14


Pensare alla scuola italiana oggi significa fare i conti con una serie di problemi che si concretizzano in alcune parole, rappresentative di una situazione critica. Riforme, tagli, disoccupazione, precariato.
Questo il punto di partenza di Massimo Recalcati che apre il suo saggio con un ritratto desolato della scuola: “Non respira, non conta più nulla, arranca, è povera, marginalizzata, i suoi edifici crollano, i suoi insegnanti sono umiliati, frustrati, scherniti, i suoi alunni non studiano, sono distratti o violenti, difesi dalle loro famiglie, capricciosi e scurrili (...)”.

Una scuola “smarrita”, che da qualche generazione ha perso il suo prestigio simbolico e soprattutto la sua valenza ideologica. Recalcati, anzitutto psicanalista, collega questa degenerazione con la parallela perdita di valore dell'autorità paterna: in una società dove i giovani faticano a riconoscere nel padre una figura autoritaria, ancor più a fatica vedranno nell'insegnante tale ruolo. E da qui tutti i problemi conseguenti, primo fra tutti il rischio – quanto mai reale e realizzato – di proporre e produrre un modello di insegnamento che sia solo puro passaggio di informazioni. Un sapere che si estende in orizzontale, senza scavare in profondità, e che si configura essenzialmente con il principio del “massimo sforzo, minimo rendimento” e il solo obiettivo di riempire le teste degli studenti col maggior numero di dati possibile, da ritornare in forma identica, al momento della verifica.

Ma, e per fortuna c'è un “ma”, il ruolo della scuola deve essere un altro ed è fondamentale che venga portato avanti. Secondo l'autore infatti la pratica dell'insegnamento viene paragonata a un rapporto d'amore dove l'allievo sia spinto costantemente verso il sapere, potenzialmente illimitato. In termini tecnici si chiama trasfert e qui l'autore riprende le teorie del suo maestro Lacan. Una trasmissione del sapere che passa dal maestro all'allievo, ma non fine a se stessa: un transfert amoroso mobilitato dall'allievo all'oggetto del sapere, che diventa a questo punto - come ogni relazione che si rispetti – un oggetto del desiderio.

Per fa sì che ciò avvenga è però necessario però creare un vuoto, unica spinta alla costante volontà di suscitare il desiderio di conoscenza. Per spiegare questo passaggio di fondamentale importanza Recalcati riprende Socrate e il suo gesto di apertura totale. Agatone, suo allievo, crede che la conoscenza sia una semplice travaso di informazioni e per questo chiede al maestro di riempire la sua mente di tutto ciò che egli conosce. Ma Socrate rifiuta, e così rifiuta soprattutto un'idea di apprendimento passivo, lasciando che sia l'allievo a muoversi verso il sapere, consapevole del suo “vuoto” interiore da colmare.

Poste le basi teoriche di una ricetta per la “scuola perfetta”, Recalcati si chiede come e chi possa rendere reale tutto ciò. Chi può fare la differenza? Gli studenti, certo, ma in primo luogo gli insegnanti. È in loro che va riposta tutta la fiducia, perchè siano davvero in grado di fare il loro mestiere, lasciare un segno. Forse basta incontrarne uno in tutta la carriera scolastica che sia in grado di essere un vero maestro. E Recalcati stesso ha avuto la fortuna di avere Giulia, professoressa di Lettere, al quale dedica l'ultimo capitolo del suo libro: una lettera piena di amore e gratitudine. 

Che fa venire voglia di tornare al liceo e fare un sorriso in più durante l'ora di lezione.

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