sabato 26 dicembre 2015

#CritiCinema : Only lovers left alive

Did you know that there is a diamond up there the size of a planet? It’s a white dwarf it’s a compressed heart of a star. But it’s not only a radiant diamond it also emits the music of a gigantic gong.

Da dove cominciare per descrivere la poesia struggente di questo film? Dalle numerose, bellissime immagini come questa, di un diamante lassù nel cielo che emette il suono di un gigantesco gong? Dalle atmosfere decadenti, notturne e malinconiche, tra Detroit e Tangeri, città fantasma di strade deserte, vicoli, vecchi teatri abbandonati, locali fumosi? Dalla colonna sonora, indie e tormentata, che come la musica ha un ruolo protagonista in questa storia? O, ancora, dalle innumerevoli citazioni letterarie, rimandi e cenni, esplicito omaggio o particolare nascosto, qui e là disseminati?
È un piccolo capolavoro di musica e parole, dove l’una non prevarica mai sull’altra, i dialoghi essenziali, il ritmo lento turbato da qualche momento di intensità. È l’immagine a parlare da sé, le inquadrature, gli sguardi dei protagonisti: Jim Jarmusch (Broken Flowers, Coffee and Cigarettes, Dead Man), in questo film presentato a Cannes 2013, regala al suo pubblico un momento di malinconica bellezza, una piccola perla che vale la pena riscoprire, fosse anche soltanto per la prova recitativa degli attori coinvolti, Tom Hiddleston, Tilda Swinton, Mia Wasikowska, John Hurt.
Storia d’amore, riflessione sulla fragilità della vita e la miseria umana, su amicizia e devozione, arte e scienza… e, si, sull’immortalità. Perché i protagonisti della storia, due amanti che si dividono tra Detroit e Tangeri, sono vampiri. Creature della notte malinconiche, affascinanti e selvatiche, più vicine al mito creato dalla letteratura che alla sua deriva cinematografica.
Adam ed Eve, (la cui scelta dei nomi non è casuale), legati da secoli di immortalità, si muovono ai margini del mondo degli umani con cui interagiscono il meno possibile, nutrendosi di sangue ripulito da ogni possibile contaminazione, puro 0 positivo. Non più predatori, civilizzati – è il ventunesimo secolo, dannazione, esclama Eve - , certo, ma senza mai aver perso del tutto l’istinto animale, il desiderio insaziabile del sangue. Un istinto che affiora per un breve istante – di fronte ad una ferita casuale, alle cure che una donna riceve in ospedale – ma sempre tenuto sotto controllo, come hanno imparato a fare ormai da molto tempo, una morale dettata anche dalla necessità di proteggersi. E una natura alla quale cedono soltanto quando, ebbri del sangue bevuto, si abbandonano completamente, i canini in mostra, la sete per un momento soddisfatta. Anime gemelle, amanti, sposi, vivono periodi di lontananza fisica, l’uno nella desolata Detroit, l’altra nell’esotica Tangeri, ma costantemente in contatto.
A Tangeri, Eve, che colleziona libri che legge a velocità sovrumana in diverse lingue, si muove silenziosa e indisturbata tra vicoli notturni e vecchi locali semideserti, osservando con immutato stupore gli esseri umani nella loro quotidianità; l’aspetto felino, da predatore solo apparentemente assopito, ne rivela forse la misteriosa natura, un segreto che pochissimi conoscono. Si tiene ai margini del mondo, che ancora osserva con sguardo curioso e quasi innocente, confidando nella discrezione di un uomo del posto, proprietario di un piccolo locale da lei frequentato, e nella profonda amicizia di un vecchio vampiro che custodisce un segreto senza pari: è Christopher Marlowe (interpretato dal sempre talentuoso John Hurt, che regala al suo vampiro eccentriche, memorabili sfumature), il celeberrimo poeta e drammaturgo dell’epoca elisabettiana creduto morto, in circostante misteriose, nemmeno trentenne. Ma Kit è un vecchio vampiro che, si intuisce, ha finto la propria morte in una taverna della vecchia Londra e solo molti anni dopo, in età avanzata, è diventato in qualche modo un immortale.
E non ha mai smesso di scrivere, regalando al mondo quelle opere che un ambizioso, quasi analfabeta attore semisconosciuto è stato ben lieto di spacciare per proprie, garantendosi eterna gloria. Versi che vengono qui e là citati, in un film denso di richiami letterari che ne fa una piccola perla per gli amanti della letteratura i quali, sicuramente, si diletteranno a scoprire tutti i rimandi più o meno nascosti, da Shakespeare/Marlowe, a Byron, Shelley e Mary Wollstonecraft (la “deliziosa” Mary):
Love alters not with its brief hours and weeksBut bears it out even to the edge of doom. If this be error and upon me proved I never writ, nor no man ever loved.
Legatissimo ad Eve con la quale condivide la bruciante passione per la letteratura, il vecchio Marlowe le procura sangue incontaminato, la mette in guardia da un pericolo imminente e le è vicino nel tentativo di salvare, ancora una volta, Adam:
-Frankly, I don't understand why you don't live in the same place, because you can't live without eachother. Anyway, give him my regards to that...suidicial romantic scoundrel.
- Do you really think he is?
-Scoundrel?
- Well, let's hope he's just romantic.


Adam, interpretato da un meraviglioso Tom Hiddleston pallido, lunghi capelli corvini e sguardo disincantato, è un musicista incredibilmente dotato e devoto alla propria arte che cerca con tutte le forze di proteggere dalla curiosità del mondo e dalla fama; collezionista di chitarre rare, malinconico e tormentato, poeta maledetto con istinti suicidi. In una Detroit fantasma, decadente e underground, riflette sulla deriva del mondo, corrotto da quegli uomini che assomigliano a zombie
It’s the zombies I’m sick of. And their fear of their own fucking imaginations
ha attraversato secoli di guerre, pestilenze, devastazioni, mali inflitti all’uomo dall’uomo, che ha corrotto perfino il suo stesso sangue, troppo diluito, troppo inquinato. Di fronte alla caduta dell’uomo, alla sofferenza del mondo e alla condanna all’eternità, non resta nulla da sperare e nemmeno l’amore sembra più abbastanza. Eve, bionda, eterea e sfuggente Tilda Swinton, perfetta per una parte che è impossibile immaginare interpretata da chiunque altra, ha attraversato i secoli insieme al compagno, salvandolo sempre dal suo malessere. Perché, come ogni volta lei gli ricorda, vi è anche bellezza nel mondo: la musica, la letteratura, la scienza:
How can you have lived for so long, and still not get it? This self-obsession is a waste of living, it could be spent on surviving things, appreciating nature, nurturing kindness and friendship…and dancing!
Di nuovo insieme, diversi e complementari: Eve ricorda ad Adam che l’uomo, nonostante tutto, è capace anche di creare bellezza e sopravvivere al caos in cui il mondo, ancora una volta, è precipitato. Un mondo al quale Adam ha smesso da tempo di prendere parte, rinchiuso in quella casa piena di dischi, strumenti, spartiti, vecchie foto e congegni elettronici anni Settanta, ostinatamente fermo nel tempo, e il cui unico collegamento con la realtà degli umani è rappresentato dal suo “manager” tuttofare Ian che non pone domande nemmeno di fronte ai comportamenti più strani di quel musicista misantropo e notturno. Rispetto o timore, fedeltà o soldi, quali che siano le ragioni, le pochissime persone che entrano in contatto con Adam restano in qualche modo affascinate – o terrorizzate - e ne soddisfano le richieste. Quella Detroit notturna e spettrale, pulsante di musica e vecchie storie, edifici abbandonati, il luogo dove « they once built the most beautiful cars in the world. », è il rifugio perfetto per un’anima tormentata che rischia, questa volta per sempre, di lasciarsi andare:
I just feel like all the sand is at the bottom of the hour glass or something.
Come due amanti comuni, Adam ed Eve si aggirano insieme, in macchina, per la città, alla scoperta di luoghi dimenticati pieni di fascino; nell’imprecisato tempo che hanno trascorso lontani, niente è cambiato tra loro, sempre complici, innamorati. Basta rivedere la sua amata compagna perché Adam si faccia subito meno malinconico ed incline al suicidio, di nuovo interessato, almeno in parte, al mondo che li circonda. Eve, vampiro da tempo immemore, gli ricorda la straordinaria capacità degli esseri umani di risollevarsi, anche dalla disperazione più profonda, creare arte e bellezza, cercando di trascinare Adam lontano dal baratro:
What about all your heroes? I don’t have heroes. No? What about your blessed scientists? Scientists? Look what they’ve done to them. Pythagoras, slaughtered. Galileo, imprisoned. Copernicus, ridiculed. Poor old Newton pushed into secrecy in alchemy. Tesla, destroyed. His beautiful possibilities completely ignored. And still bitching about Darwin. Still!

Tra tenerezza, gite notturne, ricordi di un’esistenza lunghissima, il mondo di Adam grazie ad Eve si fa un po’ meno tenebroso e potremmo restare, estatici, ad ammirare lo spettacolo di due anime legate per sempre. Ma il fragile equilibrio si spezza con l’arrivo di Ava, la sorella minore di Eve, un vampiro impossibile da controllare che già tempo prima aveva messo in pericolo, in un modo non meglio precisato, la loro esistenza. Ava, interpretata dalla brava Mia Wasikowska (con Hiddleston anche in Crimson Peak), è selvaggia, irrequieta, infantile, vive senza regole e morale. La sua entrata in scena sconvolge la ritrovata armonia nella vita di Adam, dando al film di Jarmusch un’accelerazione e sviluppi inaspettati.

Ma cuore pulsante di questa storia d’amore – perché, in fondo è proprio questo, non importa che siano vampiri centenari, è una bellissima storia d’amore – sono sempre loro, Adam ed Eve, due vampiri innamorati e fragili che cercano un modo per sopravvivere.
“Only lovers left alive”, solo gli amanti sopravvivono: solo insieme Adam ed Eve possono continuare a vivere.
When you separate an entwined particle, and you move both parts away from the other, even at opposite ends of the universe, if you alter or affect one, the other will be identically altered or affected..

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