venerdì 13 novembre 2015

Quando il rischio più grande è innamorarsi: il ritorno narrativo di Annarita Briganti


L'amore è una favola
di Annarita Briganti
Cairo Editore, 2015

pp. 190
€ 13 (cartaceo)

La solitudine è come un jeans vecchio, sformato, troppo comodo. Sappiamo che ci stanno meglio altri vestiti, ma non cel o togliamo mai perché ci fa sentire al sicuro. Lo indossiamo finché non si buca, anzi, ce lo mettiamo anche a brandelli (p. 53).
Nei romanzi di Annarita Briganti arrivi a una pagina che non puoi fare a meno di sottolineare, trascrivere, e soprattutto sottoscrivere. Sono passaggi che parlano di te, di quella che eri, che sei, e che forse sarai ancora. Anche nel secondo romanzo, L'amore è una favola, ecco che questo è accaduto, a pagina 53, anche se la tentazione si era già presentata e si ripresenterà molte volte. Perché la protagonista di Non chiedermi come sei nata, Gioia, torna con una nuova grandissima sfida: abbandonare la propria solitudine, per aprirsi al rischio più grande, ma anche più appagante: l'amore.
Forse all'inizio del romanzo Gioia non lo sa ancora, ma non si era davvero adagiata nella solitudine; le delusioni del primo romanzo l'avevano solo fatta acquattare, a medicarsi le ferite dei rifiuti e l'amarezza di naufragi senza ancore né scialuppe di salvataggio. Pur non accantonando quel dolceamaro del passato, Gioia non ha smarrito la voglia di innamorarsi. Certo, è più complesso lasciarsi andare, perché quando l'amica Marcella offre di prefare il catalogo delle opere di Guido Giacometti, Gioia è molto restia. La causa? Una ricerca su google e l'aspetto sicuro di sé, da latin lover, dell'Artista: Gioia ha paura di ricascarci, di essere una delle tante, e in effetti il primo incontro con il conturbante artista napoletano mette dei dubbi anche ai lettori. Guido è sincero o nasconde qualcosa? Si è fatto completamente sedurre dalla giornalista freelance Gioia, dal suo entusiasmo per il lavoro e la sua richiesta d'amore (implicita ma quasi un grido)? 

Se siete dei nuovi lettori e incontrate per la prima volta Gioia Lieve, sarete rapiti dalla sua letterale "gioia" di vivere, mai ingenua né "lieve": è come se le sofferenze del passato sfamassero la linfa del presente, rinnovando la voglia di essere felici. Il pericolo dello sfratto, la giornata di ventiquattro ore che non basta mai a una freelance, l'amara considerazione che con la cultura si fatica moltissimo a sostentarsi - questi elementi non scoraggiano la protagonista, che riesce a ritagliarsi momenti fuori per una Milano fatta di feste e cin-cin, intervallati dalla presenza (anche in assenza) di Guido. Un personaggio accattivante e a tratti quasi "da favola", appunto, per la sua spiccata virilità, per il suo essere brillante e sulla cresta dell'onda. Insomma, un principe azzurro mediatico, sognante quando serve, ma terribilmente conscio delle leggi del mercato.

Insomma, una favola ibridata di realtà, che anzi dalla realtà sugge il bisogno di evasione e poi ci ricasca, con la consueta capacità di Annarita Briganti di parlare del nostro presente senza sconti. Il precariato di Gioia sarà anche un precariato sentimentale? La risposta nelle ultime pagine, da leggere tutte d'un fiato.

GMGhioni

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