giovedì 10 settembre 2015

«È davvero necessario conoscere qualcosa per sapere che ci incanta?»: Leavitt sbarca a Lisbona

I due Hotel Francfort
di David Leavitt
Mondadori, 2015

Traduzione di Delfina Vezzoli
pp. 252
€ 22 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



"Hai mai notato che quando camminiamo per strada, noi quattro, e non c'è abbastanza spazio per stare affiancati, io cammino sempre dietro Edward? E sai perché? Perché se gli camminassi davanti, ci sarebbe la possibilità che quando giro la testa lui fosse scomparso. Ecco, che te ne pare come confessione? [...] Non sono quella che sembro. Non sono indomita. Semmai, sono debole. Di una debolezza imbarazzante. Quello che Julia prova per te, io lo provo per Edward". (p. 138)
Con il nuovo e attesissimo romanzo di David Leavitt, ci trasferiamo a Lisbona, durante la Seconda Guerra Mondiale. La città portoghese si è trasformata nel rifugio di tanti sfollati, in attesa di salpare verso la salvezza. Tra questi, anche Julia e Pete Winters, una coppia fuggita dalla Francia per tornare in America, nonostante le resistenze di Julia, che non desidera rivedere la famiglia. Pete, l'io-narrante dell'intero romanzo, è affidabile e piuttosto prevedibile, molto diverso dalla bizzosa e umorale Julia; e d'altra parte proprio questa differenza di carattere li ha uniti: 
Quello di cui aveva bisogno era un marito che fosse sufficientemente alla sua mercé da fare tutto quel che poteva per renderla felice, ma sufficientemente pigro perché si potesse contare sulla sua fedeltà. E io ero perfetto per il ruolo. (p. 45)
Come si legge, Pete è pienamente consapevole del suo modo quieto di prendere la vita, ma con la guerra tutto cambia: l'uomo ha perso il bel lavoro come venditore di macchine e anche la sua macchina di lusso a Lisbona stona e diventa quasi invendibile. È la guerra a sovvertire il valore delle cose e, perché no?, quello delle persone. I due non tardano ad accorgersene, complice l'incontro-scontro con Edward e Iris: Pete perde gli occhiali, Edward li calpesta. Che fare? L'ipovisione di Pete (reale e fortemente simbolica) crea un tafferuglio: Edward si offre per riaccompagnare subito l'incidentato all'hotel Francfort. Edward si muove lesto per le strade della città, nonostante sia arrivato da poco («Lui aveva la caratteristica che hanno certi cani, di avere sempre l'aria di sapere dove stanno andando, anche se non è così», p. 23), mentre l'io-narrante si lascia condurre al suo Hotel Francfort. Sì, perché a Lisbona ci sono due hotel Francfort, solo che uno è denominato "Francfort Hotel", invertito. E non è una casualità che le due coppie risiedano nei diversi hotel Francfort, si capirà via via come questo equivoco sia solo l'innesco di una miccia pronta accendersi. Una volta in stanza, accade qualcosa di strano: lo sconosciuto fa apprezzamenti sulla biancheria di Julia appesa ad asciugare e Pete, per quanto scatti sulla difensiva, non riesce a sottrarsi a una certa curiosità. 

Poco conta, gli uomini si sistemano e raggiungono le donne a cena, dando inizio a uno dei loro futuri rituali: colazioni, pranzi e cene uniti. A questi si aggiungono le passeggiate, quindi le gite, mentre all'interno delle coppie si rivelano incrinature e singolari sguardi incrociati
Uno scambio di coppia, verebbe da pensare al lettore. In realtà, molto di più, una profondissima influenza tra i quattro, con scambi e proiezioni. Dietro al rapporto tra Edward e Iris, qualcosa di insondabile si intuisce già dopo poche pagine:
«Signore, devo scusarmi per mio marito. Non riesce a tollerare la realtà, vive in un sogno», (p. 57)
si giustifica Iris con Pete, piuttosto strabiliato da alcune reazioni di Edward, che, «nonostante la sua aria affidabile, era imprevedibile. Potevi cercare di acchiapparlo, e a volte lo acciuffavi. Ma a volte tutto quello che riuscivi ad afferrare era il riflesso di un riflesso in una porta girevole» (p. 148). Iris sa benissimo tutto ciò e per questo è terrorizzata dall'interesse che Edward rivolge per gli sposi: non è un gioco di cui lei conosce le regole, ma qualcosa di nuovo, che rischia di spezzare l'equilibrio tanto pericolosamente raggiunto. O perlomeno simulato. 
D'altra parte, anche tra Pete e Julia entra in crisi il rapporto di sesso e confidenza che avevano costruito, al punto che, dopo un riavvicinamento fisico:
"Ti amo" dissi, senza sapere bene se stavo mentendo, perché non avevo pronunciato il suo nome (p. 186)
Cosa fare, dunque? Partire? Semplicemente non vedere più Iris ed Edward? Il problema è che Lisbona, compiacente, si è fatta complice di incontri clandestini: i timori di Iris erano fondati, ma non avanzo oltre per non anticipare troppo. Tutto sembra però virare verso un'unica possibilità, anche se ogni opzione è discutibile:
Ci sono occasioni in cui nessuna delle scelte è buona. Bisogna semplicemente calcolare qual è la meno peggio  (p. 140)
Tra colpi di scena che diventano veri e propri colpi da maestro, un romanzo sull'amore e la guerra si trasforma in Letteratura. Leavitt, ancora, gioca con le strutture narrative, le combina al punto che (si scoprirà molto più avanti) Pete non è solo l'io-narrante, ma anche... 
Il risultato è un'analisi spietata sui rapporti di coppia, sul divario tra apparenza e realtà, ben sapendo (come sempre in Leavitt, già dai tempi di Ballo di famiglia) che lo svelamento è crudele e per nulla rassicurante

GMGhioni

0 commenti: