mercoledì 10 settembre 2014

#ScrittoriInAscolto - "L'istinto di narrare": incontro con Jonathan Gottschall

"Dio creò l'uomo perché gli piacciono le storie", ha scritto Elie Wiesel ne Le porte della foresta, e l'uomo invece crea le storie come segno, talmente pervasivo da risultare quasi tangibile, della propria strana presenza nel mondo. 

Jonathan Gottschall non ha dubbi: l'uomo è "un animale che racconta storie" e lo fa dall'alba dei tempi, nei modi più diversi ma sempre con la stessa capacità naturale di creare, immagazzinare, rielaborare narrazioni. Professore di Letteratura inglese presso il Washington and Jefferson College in Pennsylvania, scrittore e giornalista, Gottschall ha presentato alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli a Milano il suo primo libro tradotto in italiano e da poco edito da Bollati e Boringhieri, L'istinto di narrare. Come le storie ci hanno reso umani. 
La lecture, introdotta da un intervento di Stefano Salis, si inscrive nel ciclo di incontri che la Fondazione dedica al tema "Il futuro del libro" ed è anche di questo che abbiamo parlato in un vivace andirivieni tra passato e presente,  cinema e letteratura, fotografia e pittura.

Ma è dalla musica che si parte, da una canzone country nello specifico: l'idea di questo libro è venuta a Gottschall il giorno in cui, intento a guidare, ha beccato in radio Stealing Cinderella di Chuck Wicks e ha dovuto addirittura accostare l'auto perché improvvisamente è scoppiato a piangere. 
Il tema della canzone è universale: "il dolore dolce di essere padre di una figlia sapendo che non si sarà per sempre l'uomo più importante della sua vita". 

'Cosa mi prende? A me la musica country non piace nemmeno', pensavo. Ero stato catturato da una storia.

Da dove deriva il potere delle storie che leggiamo, che ascoltiamo, che immaginiamo nei colori di un quadro o nelle luci di una fotografia? Da dove nasce questa naturale propensione a fabbricare storie incessantemente, durante la veglia come nel sonno? L'uomo è un essere fatto di storie e passa più tempo immerso in un mondo di finzione che nel mondo reale. 
La potenza delle storie, ha spiegato Gottschall, risiede nella loro capacità di renderci vulnerabili, esposti. Dal cartellone pubblicitario davanti alla fermata dell'autobus al libro sul comodino, dalla canzone distrattamente canticchiata all'ultimo film che ci ha emozionati, ci crediamo sempre i fruitori delle miriadi di narrazioni che ci circondano quando in realtà ne siamo i creatori. 

L'uomo passa la vita a costruire e modificare storie per imporre un ordine al caos che lo circonda ma Gottschall ha ribadito che la funzione più vera e importante di tutte le storie è il loro essere come "prove di volo", esperimenti virtuali che ci servono ad affrontare emozioni e situazioni della vita reale. 
L'istinto di narrare è un dono per gli amanti della letteratura che si ritroveranno nelle storie citate, ne scopriranno molte altre riconoscendosi in quel gusto particolare di vivere la vita seguendo il ritmo delle pagine che si susseguono.

Ma non è solo dal punto di vista letterario che Gottschall studia le storie: le sue teorie si avvalgono di conoscenze tratte dalla biologia, dalla psicologia e dalle neuroscienze nel tentativo e di comprendere fino in fondo il processo che si instaura ogni qualvolta ci viene da piangere ascoltando una canzone, ci terrorizziamo di fronte a un film horror, ridiamo dell'ironia di un dialogo ben costruito. 
Gli studi scientifici hanno ampiamente dimostrato che, immerso nelle storie, il nostro cervello reagisce attivamente, come se si trovasse realmente di fronte a un pericolo o in una situazione emotivamente coinvolgente. 
Continuiamo a lasciarci trascinare da tutto ciò, pur consapevoli che si tratta di finzione, perché fa parte della nostra natura: cominciamo sin da bambini con il gioco del "facciamo finta che" e continuiamo sempre, giorno dopo giorno. 
Gottschall è un vero cantastorie: con entusiasmo ci ha condotti tra le espressioni artistiche e umane più diverse, partendo sempre dall'esperienza quotidiana perché è lì che risiede questa attitudine che a volte ci sembra inesistente ma è solo ben nascosta. 
"Desensibilizzati al potere strano e ammaliante delle storie" quasi ci dimentichiamo di essere sempre sull'Isola che non c'è, ma niente paura, basta aprile il libro a noi più vicino per rendersi conto che un'intera nuova vita è già lì ad aspettarci. 


Claudia Consoli


Credits: Fondazione Giangiacomo Feltrinelli




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