giovedì 24 luglio 2014

Un viaggio on the road quando l'on the road non era più (o ancora) di moda



Gli autonauti della cosmostrada ovvero viaggio atemporale Parigi- Marsiglia
Titolo originale: Los autonautas de la cosmopista , un viaje atemporal Parìs- Marsella
di Julio Cortàzar e Carol Dunlop
Einaudi

pp. 258
traduzione Paola Tomasinelli 

Una delle più apprezzate categoria di lettura, soprattutto nel periodo estivo, è la letteratura di viaggio: meglio ancora se on the road. Ragazzi che vanno fino in Patagonia con un "50 special", autostoppisti che di macchina in macchina arrivano fino alla Grande Muraglia Cinese, monopattini che sfrecciano tra i geyser dell’Islanda: meglio ancora se tutto accuratamente documentato sui vari social. I percorsi diventano sempre più vari e i mezzi di trasporto strani, all’insegna di un viaggiare lento e controtendenza.
A inizio anni ’80, quando i nuovi mezzi di trasporto sempre più veloci avevano reso il mondo molto più piccolo e i viaggi “zingarata” echeggiavano ancora nei ricordi della beat generation, al di qua dell’oceano, una coppia ha scelto un viaggio lento e contemplativo in uno dei paesaggi meno suggestivi che si possano immaginare: l’autostrada Parigi- Marsiglia.

Julio Cortàzar (il Lupo) e Carol Dunlop (l’Orsetta), nel maggio del 1982 dopo vari rinvii, si imbarcano in un peculiare progetto: coprire la distanza tra Parigi e Marsiglia. Sembra un viaggio normale che, con un po’ di impegno e poche soste, si può coprire in un paio di giorni. Solo che per loro è un viaggio, ma anche un gioco molto serio e scelgono quindi di darsi delle regole: dovranno viaggiare solo in autostrada e fermarsi in tutte le aree di sosta che troveranno, documentando ogni cosa e spostandosi al ritmo di una diligenza. A bordo del possente Fafner, pullmino Volkswagen rosso fuoco, loro mezzo di trasporto e fedele guardiano contro i demoni, si impegneranno in un mese di lento viaggio tra autogrill, motel e aree di verde ristoro.
(…) le zone di riposo diventano infinitamente più importanti del nastro bianco teso su uno spazio che divora l’automobilista che lo sta divorando.

L’autostrada, per quel che mi riguarda, se la conosci la eviti. Un lungo nastro d’asfalto piuttosto noioso dove i camion ti sorpassano a tutta velocità e non hai modo di gustare il paesaggio perché non si può stare sotto un certo limite di km/h. Si tratta del non- luogo estraniante per eccellenza. Le nostre strade non hanno nemmeno la patina affascinante delle famose highway americane, come la Route 66. Questo diario di viaggio a quattro mani dona loro una luce diversa. 
Si dovessero scegliere due aggettivi si potrebbero usare "fiabesco" e "scanzonato". Gli occhi dei due viaggiatori vedono lo stupefacente in qualunque oggetto sul loro percorso; tutto diventa un elementi degno delle migliori ricerche dei cavalieri medievali. I cestini della spazzatura si trasformano in silenti sentinelle, le aree verdi accanto agli autogrill, boschi pieni di allodole dove perdersi, i coni di segnalazione, cappelli di streghe. Il Lupo e l’Orsetta sono giocatori, ma sono anche molto seri e non sgarrano sul loro percorso e sulle loro regole redigendo un diario di viaggio molto meticoloso e preciso che annota i loro pasti, la direzione del pullmino e le condizioni atmosferiche, come se stessero redigendo un  portolano per i futuri viaggiatori. Tra le quattro mano si notano distinguo di punti di vista: sono le loro sensazioni personali e il loro tenero rapporto a fare da padrone nelle pagine dell’Orsetta, mentre il Lupo è un bambino che vive questo viaggio come una grande avventura, meravigliandosi e giocando con tutto. Un viaggio lento che passa in un lampo ed è intriso di malinconia in quanto metafora della vita:
(…) ci siamo guardati negli occhi e per la prima volta abbiamo capito che il giorno dopo saremmo arrivati alla tappa finale. Come dimenticare la frase dell’Orsetta “Oh, Julio, quant’è durato poco il viaggio…”


Infatti, Carol Dunlop avrebbe trovato la morte a pochi mesi dalla conclusione del loro progetto. È la storia di un viaggio ed è la storia di un grande amore.
Tra le opere di Cortàzar forse questa è poco conosciuta ed è davvero un peccato perché con la stessa follia che ha messo nel creare i cronopios e in famas ci accompagna in un’avventura tanto reale da far venir voglia di prendere il primo casello disponibile. Se avesse deciso di fare il viaggio ai giorni nostri, probabilmente avrebbe creato un hashtag #LupoeOrsetta e pubblicato foto di Fafner filtrate da Instagram. E avrebbe avuto sicuramente milioni e milioni di followers.

Giulia Pretta

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