venerdì 9 maggio 2014

#vivasheherazade - Sandra Petrignani, La scrittrice abita qui


La scrittrice abita qui
di Sandra Petrignani,
Neri Pozza, 2002

audiolibro: Emons, 2011



Le case, si sa, hanno il potere di rispecchiare il carattere e le attitudini di coloro che le abitano o le hanno abitate: basta la concretezza di un oggetto, o anche solo l'immaterialità di un profumo, per evocare la presenza, la voce e i gesti dei loro proprietari o inquilini. Che cosa succede, allora, se a riempire stanze – più o meno quiete – sono stati alcuni tra i più grandi personaggi della letteratura novecentesca, e le case in questione sono quelle, sparse per il mondo, di Grazia Deledda, Marguerite Yourcenar, Colette, Alexandra David-Néel, Karen Blixen e Virginia Woolf? Possono una poltrona, una carta da parati, un baldacchino, uno specchio rivelarci qualcosa di più di quell'universo interiore e fantastico che tutte seppero restituirci così magistralmente nelle pagine dei loro libri? E quali umori, quali tracce, quali impronte del loro passaggio – sulla terra e nell'arte – sono ancora percepibili in quegli edifici di vario stile e arredo che oggi chiamiamo “case-museo”?

Di questo e molto altro si racconta in La scrittrice abita qui di Sandra Petrignani, già pubblicato nel 2002 dalla casa editrice Neri Pozza e riedito nel 2011 come audio-libro da Emons, per il quale è proprio l'autrice a “prestarsi la voce”, in una concretizzazione sonora del suo amore per le trame “vere” che le permette di aggiungere ai racconti anche il suo mondo, la sua “dimora interiore”, senza ricorrere all'aiuto – di certo più professionale, ma anche meno partecipato – di un'attrice. Una scelta, questa, che rivela molto dell'amore della Petrignani per le scrittrici selezionate, tra le quali figura, unica italiana, il Premio Nobel Grazia Deledda; un modo per rendere omaggio a una donna e un'artista percepita evidentemente come straordinaria, ma non ancora abbastanza amata né dalla critica né dal pubblico.
Il viaggio della Petrignani parte proprio dalla magica Barbagia, dalla casa che la Deledda – «forse anche lei una jana, col suo metro e cinquantaquattro e gli occhi immensi» – descrisse così bene nell'autobiografico Cosima, e che sarebbe diventata museo solo nel 1983. L'autrice lo definisce anzi «un museo a metà, suggestivo e spettrale, perché bello e vuoto»: una «casa-torre, casa-fortezza» da cui la Deledda non vedeva l'ora di evadere, partendo per quella Roma da cui non avrebbe più fatto ritorno, e in cui avrebbe alloggiato in un'altra dimora, completamente arredata in stile Liberty, in un quartiere in costruzione intorno al Policlinico. Una casa che, a sua volta, «sarebbe stata una magnifica casa-museo ad aver avuto la sensibilità di salvarla. Invece bisogna contentarsi delle fotografie».
Lasciati i monti della Barbagia, La scrittrice abita qui approda all'Inghilterra della Woolf, salpa verso l'Oriente della David-Neél, scopre l'America con la Yourcenar e ritorna, dall'Africa, alla vecchia Europa, con la Danimarca della Blixen e la Francia di Colette, in un viaggio appassionato che fa tappa in giardini, tinelli e soffitte. E proprio la descrizione della stanza da letto di Colette – una sorta di boudoir rosso fuoco, che per dieci anni fu anche lo studio dell'artista semi-paralizzata – è lo spunto per rimarcare come la scrittura femminile abbia dovuto nel tempo conquistare i propri spazi, per arrivare, in esempi celebri come quelli in questione, a permeare di sé interi edifici. Perché la convinzione della Petrignani è che si potrebbe certamente scrivere un libro simile sulle case degli scrittori, ma a parte casi isolati (Hemingway su tutti) difficilmente si troveranno case di romanzieri e poeti arredate secondo il loro gusto, per così dire “al maschile”. E questo perché lo scrittore si ritrova e si compiace solo nel suo studio, di cui è gelosissimo e da cui esclude tutto ciò che ha a che fare con l'intimità e gli affetti. Le scrittrici, invece, riescono ad appropriarsi di ogni angolo, al punto che tutta la casa – dalla veranda alla cucina – può essere considerata il loro “ufficio”, un ufficio in cui tutti – familiari, amici, amanti, animali e piante in vaso – vengono accolti e accuditi, diventando spesso spunti privilegiati per la narrazione. La scrittrice abita qui segue proprio l'andamento di questi intrecci, esplorando il tragitto che dalla famosa “stanza tutta per sé” conduce dietro le quinte di esistenze sopra le righe eppure domestiche (ma mai addomesticate) e appunto per questo, allo stesso tempo – a partire dalla Deledda – sempre straordinarie e sempre vicinissime.

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