giovedì 8 maggio 2014

"La camera azzurra" di Georges Simenon

La camera azzurra 
di Georges Simenon
Adelphi, 2013

€ 10,00
pp. 154

La camera azzurra è uno dei tanti gioielli della produzione di Georges Simenon; Mario Fortunato lo ha definito "quasi insopportabile per quanto è bello". Scritto a Échandens, nel cantone svizzero di Vaud nel 1963, venne pubblicato l'anno successivo presso la casa editrice Presses de la Cité. 
La vicenda si svolge a Saint-Justin-du-Loup, un paesino della provincia francese, teatro di una vicenda di adulterio e delitti. Tutto comincia nella stanza di un hotel: due amanti si riposano dopo essersi abbandonati alla passione. 
La camera era azzurra, di un azzurro - aveva notato un giorno - simile a quello della lascivia. Un azzurro che lo riportava all'infanzia, ai sacchetti di tela grezza pieni di polvere colorata che sua madre diluiva nella tinozza del bucato, prima di risciacquare la biancheria e stenderla sull'erba scintillante del prato.
Siamo solo alla seconda pagina del romanzo e quella che può sembrare una semplice nota di colore, l'elemento di definizione di un contesto, diventa un viaggio dentro la psicologia del personaggio. Queste poche righe ci dicono tanto del protagonista Antoine Falcone. Il lettore non le dimenticherà, gli torneranno in mente più avanti quando andrà indietro nella storia dell'uomo.
Simenon si conferma maestro nella costruzione dell'intreccio: la storia di amore e morte di Antoine e Andrée non viene raccontata linearmente ma attraverso la sovrapposizione di piani temporali. C'è il momento in cui il fatto si svolge e poi c'è quello dei successivi interrogatori subiti dai protagonisti, costretti a chiarire tutti i particolari della propria esistenza. 
All hic et nunc della passione nella camera azzurra si intreccia, così, il tempo della ricostruzione dei fatti, dell'orribile consapevolezza della colpa. Tutti i fatti, dal più remoto al più vicino, sono inglobati in un passato che li contiene e li mette progressivamente in prospettiva.
A fare da intermezzo, scene di vita passata che raccontano l'infanzia e la giovinezza dei due amanti e illuminano i personaggi a loro legati, in primo luogo i familiari, tutti vittime della feroce passione amorosa nata tra i due. 
Simenon costruisce un intreccio perfetto, che non fa mai perdere la bussola al lettore e mantiene la tensione ai massimi livelli svelando solo alla fine le reali conseguenze delle azioni commesse. 
Oltre alla felice costruzione di un racconto 'a livelli', lo scrittore di Liegi è abile nel dar vita a un racconto straniante: i diversi tasselli del giallo vengono raccontati dal narratore e contemporaneamente ricostruiti mediante la dinamica dell'interrogatorio. Mentre si cerca di arrivare alla verità, il protagonista mente e nasconde molte verità anche a se stesso. 
Perché Diem insisteva con queste sottolineature? Lui non poteva certo cambiare le cose. Ci tenevano tanto a vederlo protestare o indignarsi? Aveva superato questa fase da tempo, e ormai si limitava a rispondere con tono indifferente. Si sentiva fiacco, spento, come del resto era stata quella giornata del 17 febbraio, con il cielo di un grigio uniforme, la luce scarsa, la campagna che sembrava deserta, le pozzanghere rimaste dopo un recente acquazzone.
La dialettica verità-menzogna viene esasperata e il finale ha l'effetto di una catarsi.
Come accade nei suoi migliori libri, Simenon è padrone assoluto della psicologia dei personaggi, delle loro pulsioni manifeste o inconsce; costruisce alla perfezione un microcosmo piccolo borghese in cui l'infelicità dei personaggi è esasperata dall'angustia degli spazi, dalla necessità di nascondersi, di chiudere la passione in una stanza che tiene al sicuro dal mondo esterno. Simenon ha ritratto l'infelicità di un'esistenza che soffoca sempre più i personaggi e li snatura. Ma lo scrittore ha soprattutto scritto un libro su "un amore extraconiugale per molti versi inspiegabile e famelico", ha indagato gli effetti devastanti che questo può avere sulla vita degli uomini. 
Si chiude l'ultima pagina con un solo grande interrogativo: cosa sareste disposti a perdere per vivere fino in fondo una passione?


Claudia Consoli