martedì 26 novembre 2013

#vivasheherazade - Invito alla lettura di "Una stanza tutta per sé"



Una stanza tutta per sé 
di Virginia Woolf

traduzione di L. Bacchi Wilcock e J. Rodolfo Wilcock
Feltrinelli

pp.158

Ma, direte, noi le abbiamo chiesto di parlare delle donne e il romanzo – che c’entra il fatto di avere una stanza tutta per sé? Quando mi avete pregato di parlarvi delle donne e il romanzo, mi sono seduta sulla sponda di un fiume e mi sono domandata cosa significassero queste parole. Potevano semplicemente significare qualche osservazione su Fanny Burney; qualche nota su Jane Austen; un tributo alla Brontë e una breve descrizione del presbiterio di Haworth sotto la neve. […] Una donna, se vuole scrivere romanzi, deve avere soldi e una stanza tutta per sé, una stanza propria; il che come vedete, lascia insoluto il grande problema della vera natura della donna e della vera natura del romanzo.  (pp. 33-34)

Le due conferenze a cui viene invitata Virginia Woolf nel 1928 a Londra, dal tema Le donne e il romanzo rappresentano un’importante occasione per la scrittrice, per presentare le proprie riflessioni sulla condizione di subalternità delle donne rispetto a ciò che lei stessa definirà, nel corso del convegno, un  vero e proprio patriarcato maschile.
Il libro è un saggio sulla condizione femminile delle donne e sul difficile cammino di emancipazione connotato dal dibattito politico, culturale e sociale europeo sulla condizione femminile, a partire dal periodo in cui scrive Virginia Woolf e che percorre tutto il Novecento.
Olio essenziale della verità è ciò che ad un certo punto della narrazione, Virginia Woolf cerca alla biblioteca del British Museum; scorrendo una lunghissima serie di titoli la scrittrice scopre che esistono molti libri scritti da uomini sulle donne.
Assieme alla sorpresa (gradita) di trovare molti riferimenti sulle donne scritti da uomini, la Woolf avverte al contempo, una tensione “omicida”, una particolare agitazione negativa che avrebbe animato la mano di questi uomini attraverso la scrittura, una tensione che pervade lo stesso racconto della scrittrice. Come spiegare la rabbia con cui questi scrittori descrivono e narrano per e riguardo le donne? La donna si rende conto perciò che sono libri assolutamente senza valore per lei.
Scritti attraverso la lente della rabbia e sull’onda dell’emozione, lei non riesce a trovarci nulla di valore e quindi di scientifico allo stesso tempo.
Come la lira offusca la ragione, è necessario evitare la scrittura: attraverso una citazione saffiana riusciamo a comprendere come sia fondante per la Woolf, discriminare attentamente ciò che si legge, evitando tutto quello che è dettato solo da un’emotività negativa, in questo caso riferita alle donne. Una svalorizzazione femminile narrata da uomini che attribuiscono alla donna un’ «inferiorità mentale, fisica e morale»  che conferma una relazione notevolmente dissimile tra uomo e donna.
Il regime patriarcale è ben presente tra le fitte righe dei volumi. A far da guida all’intera lettura, sembra esserci uno specchio esemplare che amplifica o attenua a seconda del giudizio (negativo)  l’immagine della donna.
«Se la donna comincia a dire la verità, la grandezza dello specchio diminuisce»: questa citazione non fa che sottolineare l’atteggiamente “vampiresco” che gli scrittori danno nei confronti del femminile.
Il racconto di Mary Beton (figura immaginaria nel racconto) è rilevante poiché alla sua morte lascia un’eredità cospicua a Virginia, di ben 500 sterline. L’aspetto economico è garanzia di futuro, certamente non dipendente dall’uomo, saldamente organizzato e ben autonomo per le donne. Un domani su cui poter proiettare le sicurezze di una riuscita sociale.
«Cibo, alloggio, vestiti mi sono garantiti»; non sono frivolezze, ma necessità primarie per il cammino di emancipazione femminile.
«Tra il voto e il denaro confesso che il denaro mi sembra infinitamente più importante» perché non obbliga ad avere vincoli di subalternità per una donna.
Quando Virginia, nel terzo capitolo, ritorna a casa dopo l’ampia ricognizione in biblioteca, il bilancio è deludente, ma si apre per lei uno scenario di convinzione del tutto nuovo. Decide nuovamente di “interrogare la storia,” con più determinazione, attraverso, questa volta, una nuova indicazione di metodo: il soggetto donna deve essere ascoltato.”
E Virginia Woolf scopre che la letteratura è simile ad una ragnatela legata alla vita ai quattro angoli: le donne hanno da sempre illuminato la storia, come fiaccole costanti nella vita propria o accanto a qualcuno, o come oggetto privilegiato di narrazione. Sono state e sono tuttora figure importanti che hanno contribuito, per la scrittrice, ad uno spostamento dalla storia alla letteratura.
Anche se negli archivi si può solo segnalare l’assenza della donna, come se non fosse mai esistita come entità autonoma, a partire dal nome da nubile che non compare più, Virginia si impegna con tutte le proprie forze, per interrogare le fonti con una nuova consapevolezza.
Un libro da rileggere perché Una stanza tutta per sé non è solo un caposaldo della scrittura e del pensiero ideologico di una grande autrice, ma deve stare nelle nostre biblioteche, nelle nostre case e soprattutto “vivere” nelle nostre menti, perché le donne ci sono e sono sempre esistite.



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