martedì 28 maggio 2013

Nessuna più: dare voce alle donne sopraffatte dalla violenza

Nessuna più
AA.VV.
A cura di Marilù Oliva
Elliot Edizioni, 2013

Quartanta racconti di altrettanti autori che si sono ispirati a reali fatti di cronaca avvenuti negli ultimi anni in Italia: tutto tristemente reale. Questo è Nessuna più, edito da Elliot, curato da Marilù Oliva, antologia dedicata al femminicidio. Non è una parola che mi piace molto, ma esprime in sintesi il terribile significato che racchiude: assassinio di una donna, assassinii di tante donne.
In Italia, ogni anno, più di cento donne vengono uccise, nella maggioranza dei casi per mano di un uomo che ha avuto una relazione affettiva con la vittima o che la conosceva: mariti, compagni, ex fidanzati, padri, fratelli, vicini, amici, colleghi. D'accordo, accade anche agli uomini di essere malmenati, feriti, uccisi dalle donne di cui si fidano, che amano. Ma purtroppo i numeri non mentono, e la violenza sulle donne nel nostro paese è una emergenza sociale.

Ci raccontano questa brutale realtà Alessandro Berselli, Francesca Bertuzzi, Sara Bilotti, Mariangela Camocardi, Stefano Caso, Gaja Cenciarelli, Milvia Comastri, Laura Costantini, Andrea Cotti, Loredana Falcone, Vittoria A., Romano De Marco, Maurizio de Giovanni, Caterina Falconi, Ida Ferrari, Alessia Gazzola, Francesca Genti, Lorenza Ghinelli, Laura Liberale, Elisabetta Liguori, Fabrizio Lorusso, Loriano Macchiavelli, Lara Manni, Marina Marazza, Marco Marsullo, Massimo Maugeri, Raul Montanari, Gianluca
Morozzi, Andrea Novelli, Marilù Oliva, Cristina Orlandi, Flavia Piccinni, Marco Proietti Mancini, Piergiorgio Pulixi, Paola Rambaldi, Susanna Raule, Matteo Strukul, Marco Vichi, Cristina Zagaria, Gianpaolo Zarini.
E lo fanno in modo intenso, tanto che non si riescono a leggere più di due o tre racconti alla volta, perchè commuovono, feriscono, sconcertano.
Dal punto di vista letterario il libro è ben scritto, e risulta interessante osservare come ciascun autore ha declinato il tema secondo il proprio stile narrativo. Così c'è chi racconta i fatti con crudezza, chi con distaccata oggettività, chi con delicatezza. Una denuncia corale alla violenza di genere. Ma - a mio avviso - anche alla violenza di ogni genere.
I proventi del libro vanno a sostegno del Telefono Rosa che conduce da 25 anni una battaglia civile necessaria e importantissima.

Recensione di Carla Casazza

1 commenti:

Lilcoln

Più che una parola e un neologismo 'femminicidio' è un'ideologia. In base al modo con cui la pronunci ti configuri come amico o nemico dello scialbo movimento femminista del duemila. Esisteva già un'altra parola abbastanza esauriente come 'omicidio', si tratta della sopressione di una vita umana ad opera di un altro essere umano, e il fatto che esso sia o meno donna non cambia il risultato. Non esiste persona al mondo che uccide una donna in quanto donna, che è quello che questa parola vuole comunicare. L'uomo uccide a prescindere, si uccide anche,da secoli.
Sorpresi? Non c'è molto rispetto verso le donne in alcuni contesti, questo è vero, ed è un altro discorso. A parte l'inutilità della parola dal punto di vista lessicale, trovo sia estremamente dannosa, sia perché configura la 'donna' come 'femmina', sia perché crea una paura generalizzata nei confronti di qualsiasi uomo in quanto uomo.