martedì 12 febbraio 2013

"Studio illegale": quell'ironia che piace tanto al pubblico


Studio illegale
di Federico Baccomo (Duchesne)

Marsilio Editori, 2011

pp. 320



Magari molti di voi hanno già sentito parlare di Studio illegale perché hanno letto articoli e interviste su internet o perché hanno visto l’omonimo film tratto dal romanzo, attualmente nelle sale. A quelli che non conoscono il libro dico: compratelo, si gusta pagina dopo pagina. Ti devi proprio impegnare a leggerlo con calma perché diverte così tanto e scorre talmente veloce, un dialogo dopo l’altro, che ci si ritrova ad averlo divorato in una sera. 

Come molti lettori abituati a navigare in rete già sapranno, la genesi del testo è alquanto insolita. Intorno al 2007 Federico Baccomo aprì, infatti, un blog intitolato proprio “Studio illegale”, sul quale pubblicava – sotto lo pseudonimo di "Duchesne" – brevi post sulla sua esperienza di avvocato di un importante studio legale che aveva da poco lasciato, perché stanco di “non avere più una vita”. Aneddoti, particolari simpatici, storie da paradosso che hanno riscosso subito successo presso quel pubblico di internauti che si è riconosciuto nei suoi racconti, trovandoli pungenti e spiritosi quanto basta per risollevarsi dallo stress e dalle stanchezze quotidiane. C’era già dentro il materiale per un romanzo. E di successo, aggiungerei. Studio illegale parte dal blog ma amplia le riflessioni lì contenute strutturandole in una storia che ha tutti gli ingredienti giusti per piacere al pubblico. 

Andrea Campi è un avvocato trentenne che lavora in un grande studio internazionale. Un avvocato d’affari per la precisione, che corre tutto il giorno nella Milano degli Affari, partecipando svogliatamente a meeting, riunioni, party, aperitivi. Il lavoro riempie totalmente la vita di Andrea che, per fargli spazio, ha rinunciato alla costruzione di una relazione stabile, al tempo libero, alle passioni e agli hobby che un tempo coltivava. Attorno a lui, si muovono veloci le storie e i personaggi di questo mondo senza scrupoli, edificato solo sul culto del denaro, del successo, dell’ambizione senza misuraAndrea c’è dentro fino al collo ma lo osserva con un atteggiamento di distanza, estraneo nonostante tutto. Riesce a cogliere il parossismo dei comportamenti dei colleghi, si sforza di controllare gli attacchi di panico e di convincersi che, dopo tutto, l’importante sia “avere degli obiettivi”. Ma è profondamente infelice e saranno proprio gli avvenimenti della sua vita professionale a permettergli di mettere in dubbio se stesso per poi ritrovarsi. 


Superficialità, cinismo, arrivismo, tradimenti condiscono la vita quotidiana dello studio (il)legale. I personaggi – persino i più assurdi – prendono corpo anche solo con poche battute. L’autore non ha bisogno di farne delle caricature: si capisce subito che sta scrivendo di un universo che conosce perfettamente. Il maggior pregio del libro sono i suoi brillanti dialoghi, quella prosa vivace che non cessa mai di far sorridere, pur nella sua amarezza. Baccomo non perde mai il ritmo narrativo, e si rimane conquistati dalla sua ironia. 
Il mondo (apparentemente) brillante degli avvocati di successo si rivela pieno di ombre e povero di luci, in questo libro tragicomico che consiglio a tutti. Vi affezionerete ad Andrea e vi troverete a fare il tifo per lui, a sperare che trovi il coraggio di allentare la cravatta e inseguire finalmente i suoi sogni.

Federico Baccomo ha pubblicato, nel 2011, un altro libro edito da Marsilio, dal titolo Gente che sta  bene, da cui verrà tratto presto un film che avrà per protagonista Claudio Bisio.


Claudia Consoli