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martedì 13 gennaio 2009

Agostino
di Alberto Moravia
Milano, Bompiani Tascabili, 2007
con un’introduzione di G. Dego, bibliografia (minima) di T. Tornitore e cronologia di E. Romano

1^ edizione: 1945
pp. 126
€ 7.80

Nonostante il successo già conclamato di Moravia nella società intellettuale dell’epoca, questo romanzo breve è uscito, nel 1943, in un’edizioncina di sole 500 copie (presso l’editore romano Documento): Moravia non aveva ricevuto l’autorizzazione. E quando viene ristampata per Bompiani nel 1945, ancora l’opera deve aver destato un certo scalpore in un’Italia drammaticamente segnata dalla guerra, radicata sui valori della tradizione. E dunque, non subito si afferma quello che è considerato uno dei romanzi di formazione più importanti del Novecento, ma dopo un primo calvario di difficoltà editoriali. Ciò non toglie che se ne interessino presto importanti intellettuali, come Gadda, che nel suo I viaggi, la morte, così riassume la trama: “E’ l’incontro di un ragazzo tredicenne, di famiglia ‘civile’, Agostino, coi fatti e coi problemi del sesso. Figlio unico di madre vedova (e piacente), Agostino ‘subisce’ la scoperta del sesso”.
Il giovanissimo e sprovveduto Agostino si trova, infatti, a condividere con la bella madre una vacanza segnata da molte dolorose e, al tempo stesso, desiderate trasformazioni. Così, l’iniziale orgoglio per l’ammirazione che tutti in spiaggia dimostravano alla madre, crolla in una fastidiosa curiosità, a tratti morbosa, quando Agostino scopre la relazione che la donna intrattiene con un ragazzo locale. Gli stessi gesti quotidiani della madre, la spontaneità con cui si sveste e si sistema davanti ad Agostino vengono da lui vissuti con un nuovo fastidio: la madre è anche donna, e questa femminilità è difficile da accettare. D’altra parte, la donna non fa nulla per aiutare il figlio: dimostra una (forse ingenua) insensibilità nei confronti del ragazzo, trattato sempre come un bambino, e, pertanto, presente durante alcune gite in barca tra la madre e il nuovo compagno.
Ad aprire maggiormente gli occhi ad Agostino, con la brutalità chi conosce troppo presto le cose del mondo e le travisa di conseguenza, arrivano i ragazzi della banda di Saro: tutti figli di marinai o bagnini, poveri e già troppo grandi per la loro età, si divertono davanti all’innocenza di Agostino. Innocenza che il ragazzo vive come una colpa: “Agostino, al sentirsi chiamare innocente, fremette tutto di ripugnanza; come a vedersi lanciare addosso un cencio sporco e non potere liberarsene” (p. 14). Sembrerebbe impossibile conciliare le maniere educate di Agostino con i pugni dei nuovi amici, ma è proprio l’alterità di questo mondo così immediato e prima conosciuto solo nelle fantasie, ad attrarre un Agostino in cui è viva e forte la componente masochistica: vive con dolore – ma sempre un dolore trattenuto, tutto interiore – i gesti sempre astiosi e violenti degli amici, che lo considerano la mosca bianca del gruppo, in quanto rappresentante della borghesia. Non manca infatti, come ha rilevato F. Flora, una intensa nota sociale in questo romanzo: la disparità sociale, economica e culturale è un forte elemento distanziante. Mai Agostino sarà accettato, ma anzi, la sua gita in barca con il capobanda adulto e omosessuale, Saro, farà sì che tutti accusino l’inconsapevole Agostino di pederastia. Nulla di più lontano dal vero, ma Agostino continuerà a sentire questo peso, fino a un ultimo tentativo di riscatto, purtroppo mancato.

Nello scabro ed essenziale stile moraviano, ritroviamo la psicologia del ragazzo, spettatore curioso e outsider contro il suo volere. La sofferenza così intensa, ma mai compresa dai personaggi, fa sì che l’inadeguatezza regni sovrana. Sovrana crudele di egoismi sadici.

GMG

4 commenti:

peter ha detto...

L' esattezza della tua recensione rende conto con levità di temi di una intimità e delicatezza ancestrali, animali e dolorose, proprio perchè uniti al cuore, all' essenza della vita. Vorrei farti alcune domande e critiche:

- 1) c' è una qualche relazione tra il titolo del libro e Agostino,il santo cristiano delle Confessioni?

-2)Quando uscì "Gli indifferenti" del giovane Moravia, ebbe un notevole successo anche per il modo libero di trattare il tema del sesso. Intendo dire che il successo immediato del libro fu deciso anche (certamente non solo) dall' impatto con una società che mutuava dal regime fascista una doppia moralità di genere, una sostanziale attitudine alla repressione degli istinti sessuali. Ricordo l' inizio del libro, quando Moravia si sofferma sulla gonna di Carla che le lascia scoperta una gamba mentre entra nella stanza. Anche negli Indifferenti il sesso è ambiguità e in parte morbosità. Come ti pare che Moravia tratti questi temi?

3) Non sono d' accordo sul fatto che tu definisca scabro lo stile di Moravia. Perchè? MA d' altronde non ho letto il libro... :)

Anathea [Gloria Ghioni] ha detto...

Vediamo che dire...

1- no, non credo. ci ho pensato anch'io, specialmente perchè sto proprio leggendo ora "Le confessioni", ma, se ci sono attinenze, mi sfuggono;

2 - qui ci vorrebbe un intero saggio. Trovo che un Moravia più adulto e maturo si soffermi sullo stesso tema del sesso: è ancora colto come tabù da parte della società borghese, ma tabù superato in parte, tant'è che la madre di Agostino vive quasi alla luce del sole la sua relazione.
Ad ogni modo, da parte del ragazzo è ancora tutto vissuto con un fortissimo senso di colpa. Proprio come se il sesso fosse un bisogno irrinunciabile, ma una scoperta temibile, perchè esula dalla razionalità e, pertanto, difficile da accettare.
Ben diverso, insomma, dalla visione materialista e volgare che hanno i compagni di Saro, disillusi e sicuramente spettatori di più scene di sesso. Per loro non c'è vergogna, ma addirittura ostentazione ed esagerazione.
Questi alcuni spunti possibili...

3 - solitamente viene così considerato, a partire dalla prima opera: "gli indifferenti" escono in un periodo in cui in Italia abbiamo esperienze ancora vive come quella dannunziana, e tutta la prosa d'arte. Moravia sceglie invece uno stile asciutto, essenziale: per quanto la scelta lessicale sia esatta, non c'è "autocompiacimento stilistico", ma, anzi, una certa povertà nell'aggettivazione, ad esempio. Ciò non toglie che personalmente il suo stile mi affascini ugualmente, ma questo è quanto viene detto sul suo conto, di solito...

Spero di essere stata chiara al punto giusto. Altrimenti, sono qui apposta...
A presto

Rodolfo Monacelli ha detto...

1) A quanto mi risulta il nome Agostino non deriva da Sant'Agostino ma dal mese in cui venne scritto il libro(in un unico mese, fatto unico in Moravia), Agosto appunto

2) Per quanto mi riguarda più che il tema del sesso, pur se indubbiamente presente, ciò che è interessante in Agostino (un Michele prima di crescere) è il tema sociale. La sua impossibilità, cioè, a tornare ad essere un bravo ragazzo borghese dopo l'entrata in contatto con i ragazzi del bagno Vespucci nel quale vengono a scontrarsi due opposte visioni di "alienazione". E, infatti, contrariamente a molti giudizi sul romanzo come resoconto dell'età di transizione, ha ragione Sanguineti secondo il quale la stessa esperienza sessuale che Agostino vagheggia non risolverà i problemi di ordine prettamente sociale alla base del disagio di Agostino. Una volta cresciuto Agostino, divenuto Michele, sarà del resto sempre più a disagio e alienato dalla realtà che lo circonda.

Ciao :)

Gloria M. Ghioni [Anathea] ha detto...

1) Nel frattempo ho scoperto anch'io che la gestazione agostana a Capri ha dato poi origine al nome del protagonista.

2) Concordo sull'importanza della problematica sociale (tant'è vero che ho citato l'intervento di Flora in proposito), ma ritengo che anzitutto il racconto sia da ascrivere al genere della formazione, che avviene dunque su un triplo versante: abbandono del rapporto infantile con la madre, scoperta del sesso e delle disparità sociali. Personalmente non trovo che quest'ultimo tema sia affrontato più approfonditamente degli altri.

Grazie per la lettura e il commento!


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