mercoledì 7 gennaio 2009

Anna Karenina, il romanzo della Russia

Anna Karenina
di Lev N. Tolstoj

Prima edizione: 1877

Quando Lèvin Kostantin Dimitric la vede sulla pista, Kitty continua a pattinare con disinvoltura, come in un ballo, quasi che il mondo, e Mosca, e tutti gli uomini, fossero lì per lei, e tracciassero per lei disegni sul ghiaccio. A Levin brillano gli occhi nel vederla danzare nel freddo cristallino di una Mosca che un tempo aveva frequentato, aveva creduto fosse la vita e il centro del mondo, e che ora rigetta, come il covo più putrido e malsano delle corruzioni, e degli ozi aristocratici.. Ma per Kitty ci sono i balli dell' alta società, ci sono tutte quelle luci, quelle danze, quel gusto nel vestirsi e nel mostrarsi bella tipico della sua età, e per Kittie c' è Vronsky, il giovane ufficiale della guardia, bello e furbo, quanto ambizioso di carriera. E per Vronsky ci sono le corse di cavalli, la vanità di essere amato da una donna, e il gusto superficiale della manipolazione dei sentimenti come in un gioco, come in un dominio del signore sul servo. Ma quando Anna Karenina da San Pietroburgo su quel treno sbuffante nella notte polare giunge a Mosca per rincuorare la cognata, tradita dal marito, così inserito nell' ipocrita alta società russa da da volersi trovare amanti sparse qua e là per i caffè e i teatri, qualcosa cambia, tutto cambia, per Levin, per Vronsky, per Anna, per Kitty. Le scelte esistenziali dei personaggi fanno sorgere in loro lentamente, ma inesorabilmente, nuove forme di coscienza, nuove visioni del mondo, l' annichilimento delle precedenti, fino a condurre ad esiti tragici e imprevisti all' inizio del cammino. L' amore tra Anna e Vronsky è infatti un amore che l' incurvata società russa di metà ottocento non può accettare, non è tollerabile che una donna sposata rompa la sua unione con un alto funzionario dello zar e si unisca nuovamente in matrimonio. Questa donna dovrà vivere lontano dalla città, dovrà essere umiliata in ogni modo in città, dalle donne, dai nobili, da tutti, non avrà alcun diritto di ricongiungimento con il figlio, non avrà diritto ad alcuna forma di pietà, se non a quella di un cristianesimo sclerotizzato, per cui pietà è l' allontanamento del figlio dalla madre per il bene del figlio e della madre, l' impossibilità del divorzio, per l' impossibilità di rottura di un' unione santa di fronte a Dio. Chiunque si opponga alle convenzioni dominanti della società paga il fio di questa ribellione con ripercussioni di grado pari all' intensità della rivolta. Anna Karenina è romanzo di dicotomie, di opposizioni: ci sono persone che riflettono sulla propria vita e che scelgono secondo il loro giudizio, non secondo ciò che le convenienze sociali impongono. Questo è il concetto di vita autentica, secondo Tolstoj. Ma queste scelte sono cammini pericolosi, perchè, invece di seguire le regole non scritte della società, invece di conformare la propria vita ad esse, ricercano un andamento loro proprio, un movimento, ed un percorso autonomo. Levin, Vronsky e Anna Karenina dal momento del loro incontro, sono persone che decidono di vivere in questo modo, mutando un destino già tracciato e sicuro, con uno tutto da tracciare, più vero, ma tragico. Non vi è nel romanzo solo questa opposizione, ma anche quella tra la città, luogo fisico e metafisico della corruzione e dell' ozio vacuo, rispetto alla campagna, come simbolo della virtù e della salute, ma anche quella tra un modo protervo, freddo, imposto, di vivere la religione, intesa come necessaria correlazione del potere, e dunque il cristianesimo, ed un modo sincero e aperto verso la religione, che qui diventa sbocco necessario di tutte le esigenze della vita, e sincero slancio vitale di esondante energia. Ma poiché il romanzo fa del realismo il suo stile e la sua sostanza, in esso non vi sono i bianchi e i neri, tagliati di netto, ma gli uni si confondono negli altri, in tonalità di grigi imprevisti, così come nella vita nei caratteri delle persone convivono forze di varia potenza e contraddittorie, e le une combattono nell' energia degli impulsi, con le altre, per il dominio. Il romanzo di Anna Karenina che più di tutti è Cinema, è carrellata di tratti, è inquadratura e primo piano, che più di tutti è pittura, è pennellate mosse, è cielo inquieto, denso e voluttuoso, e più di tutti è romanzo, è trama, e intreccio, e intrecci sottili, ramificazioni minuscole, ma mai disperse e sempre delineate, e più di tutti è teatro, è il romanzo più luminoso, ispirato, perchè imperfetto, titanico, michelangiolesco, nella misura in cui la vita vuole spaccare la pietra con la sua densa inquietudine, opporsi alla non-forma e liberarsi, nella sua verità, di Tolstoj, e di ogni letteratura.