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Dal folklore letterario al mondo oscuro dell'AI: che fine hanno fatto i troll e i demoni? "La persistenza del meraviglioso" di Nicolas Nova

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La persistenza del meraviglioso
di Nicolas Nova
ADD Editore, giugno 2026

Traduzione di Sara Prencipe

pp. 240
€18 (cartaceo)
€10.99 (e-book)

Nell'era dell'avvento delle intelligenze artificiali, il rapporto tra esseri umani e tecnologia sembra estremamente semplice e accessibile. Eppure, dietro l'apparente razionalità dei dispositivi digitali si nasconde da sempre un immaginario popolato da simboli e creature fantastiche. È proprio questa la dimensione che ha indagato l'autore, l'antropologo Nicolas Nova, che con questo testo propone una lettura originale del nostro rapporto con il digitale attraverso un sorprendente bestiario contemporaneo.

Per un po' ho creduto che fosse così. le creature fantastiche sono scomparse, è ovvio. Fate, spiritelli maligni e lupi mannari: volatilizzati. La razionalità occidentale ha trionfato sul piccolo popolo con cui abbiamo convissuto per secoli. Ma poi ho cominciato a chiedermi se non fossero considerazioni sbagliate. Se chi osservava stesse guardando nel posto giusto. E se quelle figure del meraviglioso non solo esistessero ancora, ma fossero migrate altrove. (p. 16)

Troll, fantasmi, demoni, tutte creature che sembravano appartenere esclusivamente alla mitologia o alla narrativa fantasy trovano oggi una nuova collocazione nei computer e negli smartphone. Secondo l'autore infatti, la loro presenza nel linguaggio dell'informatica dimostra come la modernità continui a convivere con il pensiero simbolico e con l'esigenza di attribuire significati quasi soprannaturali a fenomeni tecnologici sempre più complessi.

Centrale nell'opera è il concetto di meraviglioso, ovvero tutto ciò che suscita stupore, inquietudine e fascinazione, andando oltre l'ordinario. Il fatto stesso che utenti e sviluppatori ricorrano ancora a un lessico ereditato da miti antichi dimostra che la cultura occidentale odierna non ha affatto abbandonato la dimensione della tradizione. Questo fenomeno è molto presente nella narrativa e nella saggistica attuale, basti pensare alla brillante opera di Alix Paré, Il libro delle ombre (L'ippocampo, 2025), in cui l'autrice, seppure con finalità differente, ci introduce al mondo del fantastico accompagnandoci in un viaggio antologico alla scoperta di fate, folletti e fantasmi per dimostrare quanto queste creature mitologiche siano influenti sia sul piano letterario che su quello storico. Ed è proprio questa continuità storica a spiegare la persistenza evocata nel titolo: non solo nella terminologia, ma anche nella naturale tendenza dell'uomo a interpretare ogni innovazione attraverso immagini e narrazioni che affondano le proprie radici nel passato.

L'autore organizza questo universo simbolico in cinque grandi categorie. La prima è quella dei daemon, piccoli processi invisibili che operano silenziosamente nei sistemi informatici. Come gli spiriti intermediari della tradizione religiosa, questi assistenti lavorano nell'ombra senza richiedere l'intervento dell'utente. Possono però trasformarsi in fonte di problemi quando sono mal progettati o quando risultano invadenti, come dimostra il celebre caso di Clippy, l'assistente di Microsoft diventato il simbolo dell'eccesso di zelo dell'intelligenza software.

Segue il mondo dei fantasmi digitali, popolato da presenze che sopravvivono alla scomparsa delle persone: immagini immortalate da Google, conversazioni ricostruite attraverso chatbot basati sull'intelligenza artificiale, file che sembrano riapparire inspiegabilmente. Più che spaventare realmente, questi fenomeni alimentano quel sottile senso di inquietudine che caratterizza le moderne leggende nate sul web.

Queste diverse manifestazioni testimoniano un fenomeno di diffrazione del concetto di fantasma che, attraverso le tecnologie digitali, si disperde in varie traiettorie che possiamo ricondurre a due modalità di esistenza. La prima è quella di possedere l'oggetto tecnico caratterizzato da anomalie visive o sonore (glitch) o che manifesta comportamenti imprevedibili riportati in vari racconti (tra gli altri, le creepypasta). [...] La seconda modalità di esistenza del fantasma in ambito digitale è quella dell'irruzione di una persona deceduta, in forma più o meno riconoscibile, in modo inaspettato o su richiesta (auto fantasma, deadbot). (p. 81)

Ben più minacciose sono le creature della terza categoria: virus, worm, bug e automi replicanti. Invisibili ma quasi letali, condividono la capacità di infiltrarsi nei sistemi e diffondersi rapidamente. Nova osserva come il linguaggio utilizzato per descriverli richiami quello delle scienze biologiche e dell'immunologia: i malware diventano organismi infettivi, mentre le reti informatiche assumono le caratteristiche di ecosistemi vulnerabili. A costruire il loro immaginario contribuiscono anche i media, che trasformano gli attacchi informatici in vere e proprie narrazioni contemporanee. Ma chi c'è dietro a questi virus? Dietro queste creature si celano persone e organizzazioni ben reali: hacker indipendenti, gruppi militari e attivisti impegnati nella guerra informatica.

La quarta categoria comprende gli interlocutori digitali: assistenti vocali e personaggi non giocanti dei videogiochi. Nova evidenzia un curioso paradosso: gli utenti sviluppano spesso un forte attaccamento emotivo verso questi interlocutori virtuali, capaci di rendere più credibile l'esperienza, mentre tendono a diffidare dei chatbot, percepiti come artificiali e incapaci di cogliere le sfumature della comunicazione umana. Con il progresso dell'intelligenza artificiale, queste relazioni sono destinate a diventare sempre più intense. L'autore mette però in guardia da un rischio significativo in cui saranno soprattutto le grandi aziende tecnologiche a definire le modalità attraverso cui costruiremo questi nuovi rapporti, influenzandoli secondo logiche commerciali non sempre trasparenti. Di questo ne aveva parlato anche chiaramente Madhumita Murgia, nel suo saggio Essere umani (Neri Pozza, 2025), un'altra lettura che consiglio caldamente se si vuole approfondire il tema.

L'ultima sezione del libro è dedicata ai nuovi mostri dell'intelligenza artificiale. Esplorando in modo significativo il controverso e celebre Basilisco di Roko, Nova ricostruisce il modo in cui il dibattito sull'AI si alimenti di immagini mitologiche per rappresentare ciò che ancora fatichiamo a comprendere.

Al contrario di molte entità favolose del meraviglioso, il Basilisco di Roko non è una creatura del passato o del presente, ma un essere potenziale, che poteva manifestarsi in futuro. In tal senso, condivide certe caratteristiche di certi personaggi escatologici, in particolare l'Anticristo [...]. La differenza è che il Basilisco strumentalizza il timore di una punizione futura per manipolare le azioni presenti, mentre l'Anticristo cerca di esercitare un potere tirannico e ingannevole sull'umanità. (p. 176)

Queste figure non servono soltanto ad alimentare paure collettive, ma diventano strumenti cognitivi per descrivere sistemi invisibili, processi complessi e comportamenti imprevedibili delle macchine. I super algoritmi assumono così caratteristiche mostruose perché sembrano oltrepassare le capacità cognitive umane, rendendo necessario il ricorso a metafore antiche per renderli comprensibili.

Particolarmente interessante è la riflessione etimologica proposta dall'autore sul termine latino monere, da cui deriva la parola mostro. Nella cultura romana il mostro non indicava soltanto qualcosa di terrificante, ma rappresentava soprattutto un presagio, un avvertimento. Da questa prospettiva anche l'intelligenza artificiale può essere interpretata come un monito: non tanto perché sia inevitabilmente pericolosa, quanto perché obbliga a interrogarsi sulle responsabilità di chi la progetta. Il richiamo a Frankenstein rafforza questa lettura: il vero mostro, nel celebre romanzo di Mary Shelley, non è la creatura, ma il suo creatore. Tra gli spunti più stimolanti del volume emerge quello sul carattere profondamente eurocentrico del nostro immaginario digitale. Praticamente tutte le creature evocate provengono dalla tradizione occidentale. Una domanda che apre prospettive affascinanti sul futuro dell'immaginario tecnologico globale.

Con uno stile accessibile e ricco di riferimenti storici e antropologici, Nova offre una prospettiva inedita sul mondo digitale. Il suo libro dimostra come, anche nell'epoca dell'intelligenza artificiale, continuiamo ad aver bisogno di miti e simboli per comprendere le tecnologie che plasmano la nostra quotidianità. Una lettura preziosa tanto per gli studiosi di tecnologia quanto per chiunque desideri comprendere il lato più umano dell'innovazione.

Carlotta Lini