Memoria
di David Lagercrantz
Marsilio, 2024
Traduzione di Katia De Marco
p. 351
€ 12,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)
Memoria, secondo volume della serie di David Lagercrantz dedicata a Hans Rekke e Micaela Vargas, si pone in linea di stretta continuità con le ultime pagine di Obscuritas: sono passate infatti poche settimane da quando Samuel Lidman si è presentato nella elegante casa di Grevgatan di Rekke, per chiedere il suo aiuto nel districare un mistero doloroso. Sua moglie, Claire, dichiarata morta quattordici anni prima, è stata immortalata per caso in una foto recente, scattata in piazza San Marco a Venezia. Mentre la polizia non gli crede e liquida frettolosamente i suoi sospetti, forse anche per celare una conduzione delle indagini non proprio accurata, l’uomo si consuma nell’incertezza ed esige la verità.
Hans e Micaela accettano di farsi carico dell’indagine, ma
entrambi sembrano essere distratti da
questioni personali più urgenti: Rekke è in piena fase depressiva («niente gli
diceva più niente, ormai», p. 16), la sua mente altrimenti vivacissima è
stordita dagli oppiacei e lui si
trascina senza forze per casa, tanto da spingere Micaela, che si è trasferita
nel suo appartamento sfidando chiacchiere e maldicenze, al limite della
sopportazione. Anche la giovane detective di origine cilena, del resto, ha la
testa impegnata altrove: la scoperta del pieno coinvolgimento del fratello
Lucas nella malavita di Husby e la
volontà di smascherarlo la angosciano tanto quanto la sensazione di non appartenere più all’ambiente in cui è cresciuta, e di non appartenere ancora a
quello in cui è approdata.
Memoria,
più di Obscuritas, entra nel vivo
delle dinamiche intime e famigliari
dei protagonisti, mettendo in continuo e
fitto dialogo la loro dimensione privata con quella pubblica e
professionale. Lagercrantz costruisce un intreccio
articolato a partire da molti fili che inizialmente paiono scorrere
singolarmente, e poco alla volta si intersecano e si sovrappongono. Questo crea
una narrazione dal ritmo molto rapido,
che può risultare a tratti addirittura
spaesante per il lettore: si impiega un po’ a ricostruire lo scenario
complessivo, soprattutto se non si sono rinfrescate le conoscenze acquisite col
volume precedente o non si ha familiarità con i personaggi, anche perché alcuni
elementi vengono dati per noti ai personaggi e ricostruiti progressivamente
nella trama attraverso flashback o digressioni. Del resto,
se si dà fiducia a un autore ormai decisamente scafato, si finisce per essere travolti dal flusso e avvinti dalla curiosità di capire come
verrà sbrogliata la matassa.
Claire Lidman, che nel momento della sua scomparsa era una giovane analista promettente, impiegata in una delle banche più importanti del paese, risulta infatti essere legata alla figura inquietante di Gabriel Morovia, antica nemesi di Rekke e, nel presente, imprenditore a capo della Cartaphilus, un fondo di investimento connesso con la criminalità organizzata russa. Quella che inizialmente si era configurata come una ricerca legata a istanze strettamente personali, forse anche solo al lutto non rielaborato di un vedovo, rivela una macchinazione complessa che coinvolge l’alta finanza, i servizi segreti e le più importanti personalità e cariche dello Stato, non solo svedese (persino Putin svolge, forse con una licenza un po’ eccessiva da parte di Lagercrantz, un ruolo attivo all’interno della narrazione). L’implicazione della Cartaphilus smuove in Rekke antichi traumi, che permettono di far luce sul suo carattere, ma anche su quello del nemico. Morovia, vera anima nera del romanzo, viene ritratto come l’alter ego oscuro di Hans, come lui geniale e carismatico, ma senza scrupoli morali e interamente votato all’autorealizzazione e alla neutralizzazione di chiunque venga identificato come figura ostile.
Rekke le ricordava molto Gabor, anche se era il suo esatto contrario. Forse era il tipo di persona che un tempo aveva sperato diventasse Gabor: un intellettuale profondo e sensibile, in grado di elaborare i propri lutti e non solo di rispondere ai colpi, di vendicare le proprie delusioni. (p. 142)
Il duello tra i due, iniziato già al tempo della loro infanzia, o forse anche prima, nelle relazioni tese tra le rispettive famiglie, si riaccende nel presente e rischia di distruggere ciò che Rekke e Micaela hanno di più prezioso. Come in Obscuritas, Lagercrantz delinea tra le pagine atmosfere grevi, da romanzo noir più che da thriller, e offre una rappresentazione non patinata, piuttosto claustrofobica, tanto delle formalità e le ipocrisie dell’alta società svedese, quanto della violenza dei bassifondi. La prosa scarna, a tratti anche eccessivamente, è funzionale alla costruzione di un romanzo che è quasi tutto azione e dialogo, animato da capitoli brevi e continui salti attraverso lo spazio e il tempo. Se da un lato non mi sentirei di consigliare la lettura isolata di questo volume, dall’altro certamente si può raccomandare a chi abbia apprezzato i motivi e i personaggi introdotti da Obscuritas, che vengono qui ripresi quasi in toto e osservati in un’ottica di maggior profondità, pur lasciando ancora margini per i successivi episodi della serie (arrivata in Svezia al quarto volume).
Carolina
Pernigo
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