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Diciassette racconti surreali con al centro il caffè: in "L'ora del caffè" di Tetsuya Toyoda si ride, si piange e si celebra l'ordinario.

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L'ora del caffè
di Tetsuya Toyoda
Bao Publishing, giugno 2026

Traduzione di Prisco Oliva

pp. 208
€ 8,90 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)


In L’ora del caffè, Tetsuya Toyoda costruisce un piccolo universo narrativo in cui il caffè diventa molto più di una semplice presenza ricorrente: è un punto di incontro, un momento di pausa, talvolta persino una lente attraverso cui osservare la vita e la mente delle persone

Diciassette storie brevi compongono un volume dalla struttura frammentaria solo in apparenza, perché sia i personaggi che i luoghi tornano a incrociarsi creando una rete sottile che dà all’insieme una sorprendente compattezza. L'inizio disorienta e pare quasi onirico, perché proprio come nei sogni, ci catapulta in un mondo surreale, fatto di conversazioni insolite, di bugie e, naturalmente, di caffè. Si passa dal regista italiano Antonio Morelli, scroccone e bugiardo patologico che sembra vivere di menzogne e improvvisazioni, alle indagini dello scontroso investigatore privato Yamasaki, passando per delle giraffe feroci (tra i miei racconti preferiti insieme a Surf d'inverno e Any Day Now): esistenze eccentriche, malinconiche, buffe o, appunto, surreali che Toyoda osserva sempre con una particolare attenzione, scavando a fondo in ogni situazione, anche se paradossalmente il volume è auto-conclusivo ma le storie spesso no. 

Il caffè è il fil rouge che attraversa ogni racconto ed è anche ciò che permette alle storie di essere narrate e ascoltate: il caffè scandisce il tempo. Davanti a una tazzina le persone parlano, aspettano, ricordano, prendono decisioni, si incontrano per caso oppure cercano qualcuno. È un gesto quotidiano capace di creare uno spazio di sospensione nel quale i personaggi possono mostrarsi per quello che sono, con le loro contraddizioni e le loro fragilità. Ed è proprio qui che Toyoda riesce a trasformare un elemento apparentemente ordinario in un efficace dispositivo narrativo: il caffè accompagna le vite, ma raramente le domina. La capacità dell'autore fa sì che il caffè non diventi mai protagonista, ma una sorta di appoggio per il narratore. Rimane sullo sfondo, come accade nella vita reale, mentre al centro ci sono le persone. 



La distanza culturale tra il Giappone e l’Italia rende ancora più interessante questo elemento. Il significato sociale del caffè e il modo di viverne il rituale possono essere molto diversi nei due Paesi, eppure il valore della pausa condivisa, del tempo sottratto alla frenesia e dell’incontro davanti a una bevanda conserva una dimensione immediatamente comprensibile. Toyoda lavora proprio su questa universalità, trasformando il caffè in una sorta di linguaggio comune. Molti racconti sembrano aprire una finestra su una vita per poi richiuderla dopo poche pagine, lasciandoci con la sensazione di aver incontrato qualcuno per un tempo brevissimo. È una scelta particolarmente efficace perché restituisce la natura effimera degli incontri quotidiani: conosciamo solo una parte delle persone che attraversano la nostra esistenza e spesso non sapremo mai cosa accadrà loro dopo. Questo dettaglio mi ha piacevolmente colpita perché questo fenomeno accade ogni giorno, ma non ce ne rendiamo mai conto. Le persone entrano ed escono dalla nostra vita senza che ce ne accorgiamo davvero

In questo senso, la brevità dei capitoli diventa parte integrante del significato dell’opera. Alcuni racconti hanno una componente surreale più marcata, altri sono attraversati da malinconia e solitudine, altri ancora possiedono un'ironia capace di alleggerire le atmosfere più intime. Toyoda riesce a mantenere una narrazione profondamente umana, evitando che la varietà delle situazioni trasformi il volume in una semplice successione di scenette. I personaggi sono spesso eccentrici e talvolta persino insopportabili, ma proprio per questo risultano credibili. i e nemmeno giudicati: l’autore li osserva, lasciando che siano le loro azioni a raccontarli. 


Ciò che rende L’ora del caffè un' opera riuscita e appassionante è soprattutto il disegno. Il tratto dell'autore è realistico, preciso, ricchissimo di dettagli, e conserva una naturalezza che impedisce alla tavola di apparire troppo costruita. Gli ambienti hanno una presenza concreta, i volti sono espressivi e le scene quotidiane acquistano una profondità che pare cinematografica. Ci sono momenti in cui sembra quasi di assistere a un film. 

Una delle qualità più interessanti del volume risiede nella capacità di raccontare e mettere in evidenza l'ordinario. Il caffè è un gesto semplice che diventa il pretesto perfetto per parlare di solitudine, desiderio, fallimento, amicizia, cambiamento o semplice bisogno di essere ascoltati. Anche il ritmo contribuisce a favorire questa sensazione di bisogno di condivisione. Ogni racconto non ha lo stesso peso emotivo, eppure il vero piacere di lettura risiede proprio nel lasciarsi trasportare dalle illustrazioni e cogliere i collegamenti tra una storia e l’altra.  

Bao Publishing lo propone nella collana Aiken in un’edizione di oltre duecento pagine, in bianco e nero, che ben si presta alla natura intima dell’opera. L’ora del caffè è sopratutto un manga sul tempo e sulle persone prima ancora che sul caffè. Toyoda prende un gesto quotidiano e lo trasforma in un punto di osservazione socio-antropologica sulla natura umana, ricordandoci quanto possa essere denso anche un momento apparentemente insignificante, come prendere un caffè.

Carlotta Lini