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#LibriSottoLOmbrellone – agosto 2026

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Buongiorno a chi ci legge,
siamo un po' a bocca aperta per come l'estate sta passando velocemente. Si entra in agosto, uno dei mesi più silenziosi dell'anno, dove anche le notifiche vanno in vacanza e dove ci si può permettere di passare ore tra le pagine senza distrazioni. La Redazione ha pensato ai titoli migliori da recuperare in questo mese prezioso.

Buone vacanze e buone letture,
la Redazione

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Camilla consiglia 
La zolfatara di Irene Di Liberto (Piemme)
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Perché: il romanzo è più di un'inchiesta sul lavoro minorile nelle miniere di zolfo in Sicilia: supera il verismo verghiano, per approdare a una storia di crescita, di formazione. La stasi e il senso di precarietà occupano la prima fase del romanzo, mentre, nello sviluppo, la partenza e il movimento lo fanno evolvere e lo rendono dinamico. La zolfatara è un romanzo ideale per la ricerca della speranza e per non arrendersi di fronte alle giustizie. 
A chi: a chi ama le storie di formazione e i personaggi reali e umani. Teresa e Giovanni appassionano per il loro amore puro, nonostante le ingiustizie e la precarietà delle loro condizioni. 


Carlotta consiglia 
Le botteghe immaginarie di Mateusz Urbanowicz (L'Ippocampo)
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Perché: mai come d'estate si ha bisogno di lasciarsi cullare dalla fantasia e dall'immaginazione. L'autore di origini polacche, ma che da anni vive e lavora a Tokyo, con quest'opera offre uno sguardo magnifico sul Giappone "invisibile". Quello che non vediamo a occhio nudo, fatto di meraviglia e stupore, popolato da botteghe che non sono reali, eppure lo sembrano. Sfogliando questo volume ci si lascia trasportare dalla magia dei colori e della minuzia dei dettagli, e a fine lettura, il biglietto di sola andata per Tokyo è assicurato.
A chi: per gli amanti del Giappone, per coloro che amano viaggiare con la mente e creare storie ispirate alla realtà. Un libro illustrato che rende un sogno un vero e proprio viaggio a occhi aperti.


Carolina consiglia 
La maledizione dei Lowensköld di Selma Lagerlöf (Iperborea)
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Perché: l’estate è il momento in cui prendersi del tempo per letture ampie, dinamiche, piene di svolte impreviste; perché Selma Lagerlöf riesce, come sempre fa, ad associare i toni della fiaba a una scrittura che indaga acutamente l’animo umano; perché è già un classico, ma parla anche al presente.
A chi: a chi ha letto L’anello rubato, primo volume della trilogia immaginata da Lagerlöf, e vuole seguirne le vicende attraverso le generazioni (ma anche a chi non l’ha letto, perché il volume è autoconclusivo); a chi ama i personaggi femminili vivi e indipendenti, capaci di autodeterminarsi; a chi è disposto a fidarsi di un intreccio che ingrana lentamente e all’improvviso prende uno slancio inarrestabile; a chi vuole lasciarsi sorprendere dalla conclusione di un romanzo.  


Claudia F. consiglia
A Lesbo con Saffo. Mito, splendori e vertigini di Elisabetta Garieri (Giulio Perrone editore)
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Perché: sull’onda del nuovo adattamento cinematografico di un poema epico molto conosciuto, leggere A Lesbo con Saffo. Mito, splendori e vertigini di Elisabetta Garieri permette di ampliare ancora di più lo sguardo verso una figura indimenticabile come Saffo. È un libro che fornisce un ritratto contemporaneo di una poeta che esprime il suo “io” da una doppia marginalità: quella femminile e quella dell’isola, Lesbo, altrettanto protagonista delle sue poesie.
A chi: è una lettura imperdibile per chi non ne ha mai abbastanza dell’Antica Grecia.


Deborah Donato consiglia 
La morte di Auguste di Georges Simenon (Adelphi)
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Perché: è uno dei romanzi che ci fa capire la statura di Simenon come scrittore, rivelandoci  il luogo autentico della sua scrittura, quello in cui la sua prosa scarna descrive in modo superbo la condizione umana e riesce a sondare la psicologia dei personaggi con pochi ed efficaci tratti di penna. È un romanzo in cui  Simenon, con la disinvoltura dei grandi, sa parlare del male di vivere e trasformare la banalità del quotidiano in rivelazione esistenziale.
A chi: anche in vacanza, anche in un testo breve, non sa rinunciare ad una bella scrittura, ad una trama semplice ma al contempo profonda. A chi ama le atmosfere torbide e a chi, nonostante tutto, vuole immaginare di trovarsi a Parigi.


Deborah D’Addetta consiglia 
Gangnam di Ian Manook (edizioni e/o)
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Perché: Ian Manook, scrittore, giornalista, e editore francese di origini armene, pluripremiato per i suoi libri, questa volta ci porta in Corea del Sud, insieme a una coppia francese, i signori Verneuil, Marc e Madeleine. I due sono in viaggio di piacere a Seoul: lei è fan del K-pop, ma soprattutto dei K-drama, fiction televisive che tanto stanno avendo successo negli ultimi anni (insieme a una diffusissima mania per ciò che riguarda la Corea del Sud tout court) quindi il programma è di visitare nella capitale i luoghi legati alle celebrità del Paese, agli idol. Tutto perfetto, fin quando la signora Verneuil non scompare nel nulla mentre il marito sta visitando un mercato del pesce. Fin da subito, quindi, il romanzo si imposta sul genere thriller/poliziesco: Marc, nel panico e in un Paese che non conosce, di cui non parla la lingua, viene immediatamente intercettato da un personaggio sui generis, il cosiddetto Gangnamche dà il titolo al libro. Tutti noi non possiamo non ricordare la celeberrima canzone di Psy, Gangnam Style, uscita nel 2012: per chi non lo sapesse, in realtà Gangnam è un quartiere di Seoul, uno dei più ricchi e lussuosi. Nel libro, lo stesso personaggio spiega le motivazioni di questo nomignolo, che sono meno rosee di quel che si pensi a una prima impressione. Insomma, Marc e Gangnam, improbabile coppia, cominciano a collaborare per ritrovare Madeleine.
A chi: se amate la cultura coreana, il K-pop e i K-drama, e in più ci mettete anche la passione per i polizieschi, avete trovato il libro perfetto per voi, credo sia un perfetto romanzo estivo da leggere sotto l'ombrellone: intrattiene, diverte, è a tratti spassoso e usa le immagini in modo vivido, rendendolo quasi visivo. Piacerà moltissimo a chi ama i polizieschi rassicuranti e ironici, pieni di colpi di scena. Per chi poi è appassionato di cultura coreana, direi che non c'è nulla di meglio.


Debora Lambruschini consiglia
Le cose che non facciamo di Andrés Neuman (Sur)
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Perché: Neuman è un fuoriclasse della narrativa breve e questa raccolta è la prova di una straordinaria tenuta tecnica e abilità affabulatoria. Venticinque racconti piuttosto brevi che si muovono tra registri diversi a indagare sentimenti, le relazioni, l’interiorità, la perdita, con la precisione e l’intuito del poeta. 
A chi: a chi esplora le meraviglie della forma breve, a chi cerca la raccolta giusta per innamorarsene, a guarda alla letteratura ispano-americana per scoprirne i tesori più preziosi. 


Giulia consiglia
Monsieur le comte e l'arte di uccidere di Pierre Martin (Neri Pozza)
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Perché: un giallo leggero, sotto il sole di Provenza, che presenta Lucien de Chacarasse, ultimo erede della famiglia che da secoli fornisce un servizio di altissimo livello a tutti i regnanti e potenti del mondo: l'omicidio su commissione. Un'avventura che intrattiene e diverte, proprio quello che ci vuole in queste lunghe e pigre giornate.
A chi: a chi vuole passeggiare sul lungo mare di Nizza, degustare vini e vivere atmosfere patinate sullo stile di Caccia al ladro. A chi ha amato, dello stesso autore, i romanzi di Madame le commissaire.


Gloria consiglia 
Il custode di Niccolò Ammaniti (Einaudi)
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Perché: non di solo realismo vivono i lettori e le lettrici; con Il custode Ammaniti torna a far splendere quel mondo fantastico, ora grottesco ora incantatore, a cui ci ha abituato. La storia di formazione del suo piccolo protagonista, Nilo, è un'iniziazione al senso di responsabilità, all'amore, alle prime pulsioni sessuali, a uno sguardo più problematico sulla vita e sui segreti di famiglia che ha sempre accettato senza farsi domande. 
A chi: a chi ama la mitologia e vuole ritrovarla dove meno ce l'aspettiamo; a chi cerca una storia di formazione tutt'altro che risolta e pacifica. 


Michela consiglia 
Circe di Madeline Miller (Marsilio)
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Perché: per la rivisitazione profondamente umana e femminista della maga tramandataci dalla tradizione omerica. Emarginata ed esiliata, temuta per i suoi poteri eppure piena di intensità, vita e amore, la Circe di Miller si racconta in un libro meraviglioso che non si riesce a mettere giù.
A chi: a chi quest’estate ha visto l’Odissea di Nolan e, al di là di critiche e apprezzamenti al rifacimento cinematografico, vuole tornare all’origine e approfondire la mitologia greca e le sue storie potenti che vengono da tremila anni fa, e ancora parlano al presente con attualità.


Sabrina consiglia 
La diga di Maylis De Kerangal e Joy Sorman (Prehistorica)
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Perché: perché le autrici partono da un fatto vero, l'inabissamento programmato di un paese nelle Alpi francesi a seguito della costruzione una grande diga idroelettrica, per parlare di identità, cultura del territorio, natura e rispetto per l'ambiente. E lo fanno a due voci, facendo parlare il presente, che si stempera in una dimensione nebbiosa, e il passato che invece torna nella sua nitidezza stagliandosi come vera realtà. 
A chi: a chi ama, nella lettura, sentirsi un po' spiazzato, non completamente a proprio agio, a chi preferisce rimanere in allerta, in attesa che qualcosa si compia.


Samantha consiglia 
Fiori in soffitta di V.C. Andrews (Ne/oN)
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Perché: perché un pizzico di gotico e un romanzo cupo e diabolico ben si sposa con le calde temperature di questa estate, portandoci nel buio di una soffitta e creando un forte contrasto con la calda luce estiva. Inoltre la tematica in stile gotico-domestico ci porta a riflettere su quanto le dinamiche di apparente felicità familiare possano celare scenari inaspettati e drammatici. 
A chi: a chi ama i classici che sono diventati anche trasposizioni cinematografiche. A chi ricorda che l’estate è tempo di emozioni forti e ama recuperare capolavori spesso dimenticati di generi minori e autrici che hanno coniugato contesti familiari a crimini atroci.


Silvana consiglia 
Oppure il diavolo di Luca Tosi (TerraRossa)
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Perché: ha il passo del romanzo e la freschezza del racconto e un lavoro prezioso di ricerca sulla lingua parlata per dare corpo ai pensieri del protagonista: Natale, il “ragionatore”, è lo sfigato di Poggio Berni, un minuscolo paese dell’entroterra riminese, il cui orizzonte culturale spazia dal bar al laghetto per la pesca. Matura in sé una potente voglia di riscatto che lo porta a dare spazio alla parte oscura che sente di avere dentro e inizia così a mettere in atto una serie di piccole vendette in un crescendo davvero esplosivo. La voce della provincia è la voce di questo personaggio ai margini che ci mostra in maniera magistrale che forma hanno i pensieri degli ultimi.
A chi: «chi cerca meraviglia anche dalla parte più detestabile di noi» recita la seconda di copertina del libro e dunque a chi ama entrare nella testa dei personaggi e li segue nel loro filosofeggiare; a chi ama leggere storie potentemente autentiche ed è alla ricerca una lingua viva che sia contenuto oltre che forma.


Valentina consiglia 
Gli anni in bianco e nero di Francesca Giannone (Editrice Nord)
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Perché: Salento, anni Sessanta, tra sartorie, sogni ostinati e la voglia di raccontarsi in un'Italia che comincia timidamente a cambiare colore, le quattro sorelle Elia, schiacciate dall'autorità del padre Pantaleo, diventano lo specchio di una rivoluzione silenziosa che si combina in casa mentre fuori si accendono le lotte studentesche e operaie. C'è chi impugna le forbici della sartoria e chi, come Mimì, impugna una macchina da presa per raccontare la verità che nessun altro vuole vedere. Un romanzo che profuma di Salento, di salsedine e di libertà conquistata a piccoli passi, perfetto per accompagnare i pomeriggi più lenti dell'estate.
A chi: a chi ama le saghe familiari e le storie di donne che si sostengono a vicenda. Per chi ha amato La portalettere e vuole ritrovare la stessa scrittura scorrevole e coinvolgente e per chi, sotto l'ombrellone, vuole un libro che sappia unire memoria storica ed emozione.