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Si apre il sipario: "Dolomiti. Lo spettacolo infinito" di Paolo Paci

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Dolomiti. Lo spettacolo infinito
di Paolo Paci
Corbaccio, 2025

pp. 245
19,00 € (cartaceo)
9,99 € (e-book)

Ancora non si è spenta l'eco delle 30 strepitose medaglie che i nostri atleti hanno vinto nelle varie discipline sportive delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina e del rutilante evento che l'Italia, non solo sportiva, attendeva da quel 24 luglio del 2019 quando la candidatura italiana la spuntò su Stoccolma-Åre. Se già vi manca lo spettacolo dell'arco dolomitico che sovrasta il Cadore e l'Ampezzo, non potete perdervi la lettura di questo libro, Dolomiti. Lo spettacolo infinito, di Paolo Paci, edito da Corbaccio.

Il libro racconta le montagne di questa porzione dolomitica in tutte le loro forme, in particolare quelle che, nl tempo e nei secoli, hanno implicato un'interazione tra uomo e natura. In primis, la vita degli abitanti, coloro che quel territorio lo conoscono da secoli e l'hanno modellato e ne sono stati plasmati a loro volta. A partire dall'uomo di Mondeval, lo scheletro di un cacciatore vissuto in età neolitica, sepolto con tutto il corredo funerario, fatto da strumenti, ossa di animali, resti di pasti. E poi il resoconto delle prime conquiste delle vette, delle scalate più iconiche, delle vie aperte da alpinisti-pionieri. Nomi passati alla storia, spesso stranieri, come Francis Fox Tuckett, Amelia Edwards, John Ball, l'esploratore delle Alpi, come lo definisce ancora il titolo di una sua recente biografia, Paul Grohmann. Scalatori leggendari che hanno legato il loro nome alle Alpi Orientali, lasciandolo magari in eredità a qualche cima, a qualche via, a qualche camino. Fino ad arrivare ai nomi dell'epopea novecentesca, da Emilio Comici ai fratelli Dimai a Lino Lacedelli, il conquistatore, insieme ad Achille Compagnoni, del mitico K2, "la montagna degli Italiani", che fu la guida preferita dallo scrittore Dino Buzzati, innamorato delle Dolomiti. O ancora i viaggiatori-studiosi che percorsero queste terre alte in lungo e in largo, spinti da interessi naturalistici, tra questi da ricordare almeno Déodat de Dolomieu, nobile francese, frequentatore di corti e grande appassionato di rocce e sassi che, nel 1791, pubblicò un articolo "Su un genere di pietre calcaree molto poco effervescente con gli acidi e fosforescente per collisione"... la dolomia e le Dolomiti appunto.

Venne poi la guerra e anche le vette del Cadore furono teatro di battaglie. Il libro si sofferma su alcuni episodi, come la morte del generale Antonio Cantore, colpito alla fronte durante una ricognizione o i rifugi sotto le bombe.

E parlando di interazione tra uomo e montagna, giocoforza si deve raccontare come il paesaggio montano sia cambiato per venire incontro alle esigenze, sempre più pressanti, dell'uomo. Necessità di spostarsi, ed ecco la storia della Strada Statale 51 Alemagna, che, nei secoli, ha collegato le terre tedesche all'Italia. Una via entrata nel mito che, nel centro di Cortina diventa corso Italia ed è percorsa da auto di lusso che sbarcano uomini eleganti e signore ingioiellate come per una prima alla Scala. Alzi la mano chi non ricorda, nel film dei Vanzina Vacanze di Natale, la frase del mitico Dogui, alias l'attore Guido Nicheli, che alla moglie, guardando l'orologio, diceva:  «Via della Spiga-Hotel Cristallo di Cortina: due ore, 54 minuti e 27 secondi, Alboreto is nothing», in pratica neanche tre giri di Rolex a suggellare quel legame che unisce Milano e Cortina. Fin dalla tratta ferroviaria Milano-Calalzo che consente tuttora di salire in treno in pianura e scendere in montagna. Esigenze turistiche, da qui lo sviluppo infinito delle residenze, degli alberghi, delle seconde case. Un'espansione che trova un singolare punto di partenza nel villaggio Eni, l'insieme di piccoli edifici, oggi si direbbe bungalow, che l'imprenditore Enrico Mattei fece costruire a Borca di Cadore, dove manager, impiegati e operai potevano rilassarsi, senza distinzione di grado. Nel solco della visione lungimirante del patron, tra i primi esempi di welfare aziendale.

Ma se siamo partiti parlando delle Olimpiadi 2026, come non ricordare le Olimpiadi 1956, che esattamente 70 anni prima hanno portato le immagini di Cortina in tutto il mondo, contribuendo alla costruzione del mito. E quel paesaggio che si era affacciato timidamente in un dipinto del Tiziano, aveva iniziato a diventare familiare con i disegni dei primi viaggiatori e, più tardi, con le prime fotografie, era esploso con i bellissimi manifesti pubblicitari, tra tutti mitici quelli di Franz Lenhart, ora, con le Olimpiadi del '56, prima volta in Italia, diventa famoso in tutto il mondo.

Facile intuire da queste poche righe che il libro è una miniera di informazioni, di notizie, di curiosità e di racconti che Paci dispiega con competenza e brio giornalistico. Dal direttore di Meridiani Montagne, alpinista e scalatore, scrittore di guide e gran viaggiatore, non ci si aspettava di meno, d'altronde. E anche chi è sicuro di conoscere queste vette come le proprie tasche, troverà senz'altro qualche notizia che ancora mancava al suo carnet.

Curioso, e ben raccontato, quel fenomeno, adesso si chiamerebbe mediatico, che ha trasformato Cortina da piccolo villaggio montanaro in un luogo iconico e a cinque stelle, grazie anche alle celebrities del cinema che lo resero un mito, da Sophia Loren a Brigitte Bardot.

Riflettori costantemente puntati sulla cittadina  e che hanno lasciato però, in certo qual modo, in penombra le cime, con l'eccezione, forse, del Cristallo e delle Tofane. L'Antelao il Sorapiss, il Pelmo il Pomagagnon non hanno mai avuto il ruolo di star come i giganti dell'Occidente, il Cervino o il Monte Bianco. E garantiscono ancora salite e paesaggi meno conosciuti e meno frequentati, quasi selvaggi.

Insomma, cinque secoli di storia, di costume, di cronaca, di sport, di società sono condensati in poco più di 250 pagine che volano. Da mettere sicuramente in valigia se si ha in programma un giro per il Cadore o per l'Ampezzano.

Sabrina Miglio