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«Alla volte uno si crede incompleto, invece è solo giovane»: “La ricreazione è finita” di Dario Ferrari

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La ricreazione è finita
di Dario Ferrari
Sellerio, 2023

pp. 466
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

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Quando siamo giovani, spesso immaginiamo i nostri trent’anni come un traguardo di vita: magari sposati, con figli e con un lavoro soddisfacente. Quando arriva però quel numero, frequentemente ci sentiamo indietro rispetto agli altri, incapaci (per circostanze e per volontà) di impegnarci a raggiungerli. Ed è così che si sente (senza tanto crucciarsi) il protagonista di La ricreazione è finita di Dario Ferrari: Marcello.

Marcello è un trentenne che ancora non sembra aver trovato la propria strada: vive con la madre nonostante sia fidanzato da anni, frequenta gli stessi amici di quando era adolescente e, come altri prima di lui, sente di non aver concluso nulla dopo la laurea in Lettere. Finché, in uno dei suoi pomeriggi di noia, decide di tornare nei luoghi che l’hanno fatto stare meglio: quelli universitari. Gli anni presso la Facoltà di Lettere di Pisa sono quelli che Marcello ricorda con più piacere in assoluto: lo studio, la ricerca e la laurea sono forse gli unici obiettivi che sente di aver davvero raggiunto. È proprio durante quel pomeriggio che la vita di Marcello prende una svolta inaspettata: quando sceglie di partecipare (un po’ per sfida e un po’ per passatempo) al concorso per il dottorato in Italianistica, riuscendo a essere ammesso contro ogni previsione.

Dopo la discussione sono caduto in uno stato di torpore esistenziale, e per la prima volta in vita mia ho cominciato a sentire il peso dell’età. Al giro di boa dei trenta, riflettevo, i miei genitori avevano fatto un sacco di cose [...], i miei nonni avevano fatto la guerra e ricostruito il paese. [...] Io non solo non avevo fatto niente di tutto questo ma mi sembravano tutte inconcepibilmente lontane dai miei orizzonti. (p. 13)

Marcello è all’oscuro di tutto: quali siano le dinamiche accademiche, come funzioni il dottorato e, soprattutto, quale sarà il suo oggetto di ricerca. Si ritrova così in un mondo di cui non aveva mai varcato la soglia durante gli anni dell’università, e che si dimostra molto diverso da come si poteva immaginare da fuori, a partire dal «Chiarissimo prof. Sacrosanti, una sorta di dominus della Facoltà di Lettere» (p. 17) che aleggia sui dottorandi, compreso il protagonista. È proprio lui a consigliargli (vivamente) la sua ricerca: uno studio monografico sulle opere di Tito Sella, un personaggio di cui si conosce poco a livello letterario e che, soprattutto, Marcello non ha mai sentito nominare. 

Tito Sella, però, è stato molto più di un personaggio poco apprezzato dalla critica, perché fin da subito a Marcello è chiaro che quel giovane ha vissuto anni complicati: Sella, infatti, è morto in carcere come terrorista, accusato di aver partecipato a diverse operazioni di sabotaggio (e non solo) durante gli Anni di Piombo. La ricerca, che Marcello dovrà condurre si sposterà, quindi, su un piano di reciprocità tra la letteratura e la biografia di questo giovane versiliese come il protagonista (e d’altronde anche come l’autore). Ferrari, però, intraprende una strada diversa nella seconda linea narrativa, perché si allontana dal contesto industriale e trasporta gli Anni di Piombo in una piccola cittadina sulla costa. La storia di Tito Sella è forse quella di un giovane consapevole delle proprie convinzioni ma non del tutto delle proprie azioni. La brigata Ravachol (di cui Sella fa parte) non ha organizzazione, non ha un progetto e soprattutto, nonostante le ferme convinzioni, sembra essere lontana anni luce da quel periodo storico e dalle grandi metropoli industriali che furono al centro degli attentati. Quella brigata è più un gruppo di ragazzi che cercava un qualsiasi tipo di rivendicazione che una banda armata davvero pericolosa.

D’estate la rivoluzione non si fa.
Di sicuro non in Italia, e soprattutto non in una località balneare. A Viareggio il direttore della Bastiglia avrebbe potuto dormire sogni tranquilli. I Rachvol continuarono a vedersi ogni tanto, al bar Crispi o in giro, molto di rado al loro covo in parrocchia. (p. 251)

La ricreazione è finita è il racconto di due giovinezze che, fino al loro incontro, rimangono incompiute; Marcello e Tito, nonostante abbiano vissuto in epoche diverse (ma non troppo lontane), si sono persi. Le loro vite si intrecciano a tal punto che, approfondendo quella di Sella, Marcello inizia a paragonarla alla sua: Tito era un rivoluzionario, Marcello invece si ritrova a galleggiare, scansando con ogni mezzo le proprie responsabilità e quindi subendo (come accade per il dottorato) gli eventi della sua vita. A distanza di anni, è proprio quel giovane versiliese ad aiutare Marcello: l’atto di consapevolezza (che Marcello aveva tanto evitato) arriva proprio con le ricerche su Sella. 

Dario Ferrari riesce in modo vivido a inquadrare perfettamente una generazione che (forse oggi più che mai) ha smesso non di sognare, ma di credere che quei sogni si possano realizzare, dimenticando la tenacia di cui potrebbe essere capace se le fosse data l’opportunità. Ironia, umanità e molto altro dimostrano una notevole capacità di Ferrari di mescolare registri differenti. Alla leggerezza dell’ironia si affiancano una lingua precisa e una struttura narrativa che s’intreccia al romanzo di formazione, alla riflessione sulla ricerca accademica e alla ricostruzione storica tanto da restituire le insicurezze di Marcello come la vicenda di Tito Sella. È così che La ricreazione è finita si muove tra presente e passato, avvicinando Marcello ai lettori perché in lui ritroveranno tutti quei difetti e quelle incertezze che appartengono (chi più, chi meno) a ognuno di noi.

Giada Marzocchi