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Un cocktail di generi per una storia che convince: "Water Moon" di Samantha Sotto Yambao. Quando l'apparenza inganna davvero.

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Water Moon
di Samantha Sotto Yambao
Nord, febbraio 2026

Traduzione di Claudine Turla

pp. 368
€ 20 (cartaceo)
€ 9.99 (ebook)


Il tempo non ha confini se non quelli tracciati dalle persone. (p. 11)

Ha inizio così il romanzo Water Moon di Samantha Sotto Yambao. La protagonista, Hana, è una giovane di ventun'anni che vive col padre Toshio, e che insieme a lui gestisce un banco dei pegni, in una quasi introvabile stradina di Tokyo, in Giappone. La madre è morta quando la figlia era piccolissima e il padre è una figura molto enigmatica e abitudinaria. Infatti, fin da quando Hana era bambina, Toshio le preparava dei rompicapo e degli enigmi disseminati per casa, di modo che la piccola si preparasse al suo destino: gestire il banco dei pegni di famiglia. Inoltre, quasi ogni sera, Hana e suo padre hanno l'usanza insolita di cenare non comunicando, ma bevendo sakè ad oltranza, fino a perdere i sensi.

In realtà, Hana sente l'arrivo di questa eredità più come un peso che come un onore. Se per suo padre, e per tutti i suoi antenati, quella bottega era un vero ikigai (una ragione di vita), per la giovane è allo stesso tempo un mistero e un ostacolo al suo desiderio di trovare un suo preciso posto nel mondo. Non è una sua scelta, ma dovrà comunque gestirlo. Questo perché quel luogo nasconde molto più di quel che apparentemente mostra. Infatti, al suo interno non custodisce oggetti, ma scelte. Scopriamo sin dai primi capitoli, come Toshio sia abile nel leggere le persone e soprattutto nel capire le loro storie, al punto da persuaderle a farsi lasciare un pezzo di sè: un rimpianto. Ma come avviene questa surreale trattativa? 

Ogni cliente che ha varcato la nostra porta ha sostenuto di essersi imbattuto nella nostra piccola bottega per caso. E aveva ragione. Molto spesso, perdersi è l'unico modo per trovare qualcosa che non sapevamo di cercare. (p. 22)

Secondo Toshio, solo chi ha davvero bisogno di trovarli, li trova davvero. I clienti che si avventurano nel loro locale pensano infatti di andare in un ristorante di ramen, ma con sorpresa, all'ingresso del locale si ritrovano nella bottega del banco dei pegni. Lì, vengono accolti con gentilezza e disponibilità. Viene loro offerto un tè e uno spazio in cui confidarsi. Con carismatica pacatezza viene loro rivelato che, se vogliono, possono alleggerirsi del peso di una scelta sbagliata fatta nella loro vita, e viene loro promesso che una volta usciti da quel luogo, quel dramma non sarà mai più un impedimento alla loro serenità. Quando i clienti si mostrano increduli e quasi infastiditi dall'invadenza, viene loro proposto di provare a lasciare un oggetto come pegno, appunto, di scambio. Se non saranno contenti della loro decisione potranno tornare entro una settimana e verrà loro restituito l'oggetto lasciato in custodia. A questo punto, gli avventori, anche se increduli, accettano. Toshio dà loro allora una scatoletta con all'interno un preziosissimo tè verde: anche se il contenuto è uguale per tutti, l'uomo li rassicura che l'esperienza che vivranno nel degustarlo avrà un sapore unico e diverso per ciascuno di loro. Hana, osserva da anni i modi e i toni con cui suo padre si approccia, preparandosi a sostituirlo in questo rituale quasi magico, ma il suo primo giorno da titolare non si rivela come se l'era aspettato: Toshio scompare, per un apparente rapina, e il suo primo cliente è Keishin, un uomo che non è chi dice di essere e che scombussolerà completamente il suo mondo.

Le seconde volte sono quasi sempre più divertenti delle prime. I baci. Il sesso. Gli esperimenti in laboratorio. Per Keishin, le prime volte esistevano al solo scopo di evitare il fallimento. Saltare in una pozza d'acqua era un'eccezione. Davanti allo stagno del banco dei pegni, aveva saltato solo per  svegliare Hana da quella che credeva fosse un'allucinazione. Ma, quando si era gettato nella pozza ed era atterrato in un campo di erba della pampa, si era immerso anche in una nuova e fredda verità: la scienza era una menzogna. (p. 85)

L'intera storia è una continua oscillazione temporale tra presente e passato, vicino e lontano, ma questo gioco altalenante sebbene risulti un tantino disturbante all'inizio, trova la sua formula vincente man mano che si arriva al suo termine, perché l'autrice ha avuto la bravura di far combaciare perfettamente tutti i pezzi dell'intricato puzzle narrativo. 

Questo romanzo è infatti un cocktail di generi: lo scheletro narrativo è sorretto dal fantasy, mentre le articolazioni toccano le corde del drammatico, del mistery, del fantastico e c'è perfino una storia d'amore. Spesso quando si mescolano così tanto i generi e i piani narrativi, si rischia di avariarne il contenuto, ma non è il caso di Water Moon, che invece si conferma all'altezza delle aspettative di lettura. Leggendolo si ha la sensazione di fluttuare nel tempo e negli spazi narrati. La percezione è di trovarsi in una dimensione onirica ma non è così: la ricerca della verità è ciò che sprona Hana a trovare suo padre e a fidarsi di Keishin, ed è sempre il bisogno di risposte e di risoluzione a spingere Keishin a seguire una sconosciuta in una missione disperata che sembra non avere un senso logico.

A mio avviso, Water Moon è una storia godibile anche per i non amanti del fantasy, principalmente per due aspetti importantissimi: non ci sono milioni di personaggi da ricordare, e questi, non sono orchi, fate, folletti, demoni ecc, ma sono semplici esseri umani. Naturalmente, senza fare spoiler, l'elemento puramente fantastico c'è, ma la costruzione del quadro globale diventa via via più chiara man mano che la storia prende vita. Il ritmo infatti, scandito da capitoli brevissimi e concentrandosi principalmente sui due protagonisti, permette al lettore di non perdersi e di abbracciare con spensieratezza una storia che rievoca suggestivi scenari nipponici. Leggendo le parole di Sotto Yambao ci si fa cullare dal fiume di pensieri che invadono le menti dei protagonisti, e i colpi di scena danno la remata in più, che rende la storia  fresca e genuina. Una di quelle storie che fa bene leggere quando si è tristi o quando ci si fa prendere dai rimpianti. E in questo caso, questa lettura e una buona tazza di tè verde, sono proprio quello di cui abbiamo più bisogno.

Carlotta Lini