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L'antologia che ha definito il significato stesso di "poeti maledetti": una nuova edizione del testo cult di Verlaine

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I poeti maledetti
di Paul Verlaine
Il Saggiatore, gennaio 2024

Traduzione di Claudio Rendina

pp. 200
€ 19 (cartaceo)


Questo è uno di quei libri che non ha bisogno di presentazioni, uno di quelli che segnano un "prima" e un "dopo", testi spartiacque senza i quali la definizione di alcuni concetti sarebbe arrivata tardi, o mai. In questo caso, Verlaine ha dato al mondo l'espressione "les poèts maudits", ovvero "i poeti maledetti" per definire un gruppo di giovani artisti, poeti per l'appunto, non conformi, ribelli, volutamente separati da un contesto sociale, quello della Francia della fine dell'800, che li rinnegava, non tanto per il palese talento, ma per la testarda e deliberata profanazione dei valori imperanti

Quando si pensa ai poeti maledetti s'immagina subito Baudelaire e i suoi I fiori del male. Bene, Baudelaire in questa antologia non compare. Questo perché la prima edizione de I poeti maledetti fu pubblicata nel 1884 e Baudelaire, a quel tempo, non era più così "giovane" e maledetto (Verlaine è nato nel 1844 e Baudelaire nel 1821, dunque alla pubblicazione di questo testo il primo aveva quarant'anni e il secondo sessantatré).

Un altro motivo è da ricercare nella selezione di Verlaine: il poeta sceglie di inserire nella sua antologia suoi pari o suoi allievi, più che altro sconosciuti, senza la cui menzione probabilmente sarebbero rimasti tali. Parliamo di Mallarmé, Rimbaud, Corbière, Desbordes-ValmoreVilliers de l'Isle-Adam
Nell'antologia compare anche un certo Pauvre Lelian, nient'altro che un anagramma di Paul Verlaine.

Forse non tutti sanno che Verlaine ebbe una relazione col diciassettenne Rimbaud: vissero una vera e propria fuitina d'amore, Verlaine abbandonò moglie e figli per seguire l'enfant prodige, e persino minacciò di uccidersi, venendo ferito a sua volta da colpi di pistola sparati da Rimbaud, poi finì in carcere per due anni, accusato di sodomia. Tempo dopo, schiavo dell'alcol, della droga e di malattie contratte da alcune prostitute, tentò di strangolare la madre, finendo di nuovo in carcere.
Questa breve parentesi solo per contestualizzare cosa intende quando definisce se stesso e gli altri "maledetti".

Nell'antologia Verlaine non fa altro che elogiare la poesia di questi cinque autori e autrici, li presenta al mondo dicendo "ecco, queste persone sono degne di essere conosciute". Le tematiche sono ovviamente controverse: droga, lussuria, amori omosessuali, miseria, alcolismo, morte
Questa notte - Mallarmé
Quando l'ombra della fatale legge minacciò
Un vecchio Sogno, desiderio e male delle mie vertebre,
Afflitto di perire sotto le volte funebri
Ha ripiegato in me la sua ala indubitabile.
Lusso, oh sala d'ebano dove, per sedurre un re, Si torcono nella morte celebri ghirlande,
Voi non siete che un orgoglio mentito dalle tenebre
Agli occhi del solitario abbagliato dalla propria fede.
Si, lo so che nel lontano di questa notte, la Terra Getta l'insolito mistero di un grande fulgore, Per i secoli orridi che l'oscurano meno.
Lo spazio simile a sé, s'accresca o si neghi, Ruota in questa noia fuochi vili testimoni
Che si è illuminato il genio da un astro in festa. (p. 101)
Si tratta di un testo che raccoglie alcune delle opere più belle di questi poeti e poetesse, profondamente malinconiche, alcune delle quali, come Battello ebbro di Rimbaud (p. 61), La disdetta e Santa di Mallarmé (p. 87 e 95), I singhiozzi di Marceline Desbordes-Valmore (p. 133) rappresentano vette di lirica difficilmente mai più raggiunte (ovviamente, parlo per gusto personale). 
Un testo cult che dovrebbe comparire in ogni libreria o biblioteca, da leggere e rileggere, indispensabile per gli amanti della poesia.

Deborah D'Addetta