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Un miracolo in trincea. La tregua di Natale del 1914 raccontata da Mattia Signorini in "Una piccola pace"

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Una piccola pace
di Mattia Signorini
Feltrinelli, ottobre 2022

pp. 190
€ 17,00 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)

"Dovremmo mettere giù le armi. Noi, i francesi, i belgi e anche i tedeschi. Allora la guerra finirebbe, perché non ci sarebbe più nessuno a combatterla. Torneremmo alle nostre vite, potremmo passare la domenica in un prato" (p. 97)
Fiandre, 1914. Questo è quanto dice un soldato inglese, un giovane ragazzo, appassionato di greco e latino, un giovane professore entusiasta della vita e della sua missione, l'insegnamento. Lo dice, ferito a morte, in trincea nel corso della spaventosa Prima Guerra Mondiale al protagonista di questo delicato e toccante romanzo di Mattia Signorini, Una piccola pace. Il giovane professore non tornerà mai più a insegnare, come egli stesso profetizza, e si unisce alla schiera degli innumerevoli angeli ventenni, o poco più, che tra il 1914 e il 1918 lasciarono questa terra da un campo di battaglia. Una mattanza, antica come la Storia, che, dopo la Prima Guerra Mondiale, si ripeterà ancora tra il 1939 e il 1945 con il secondo conflitto mondiale, e poi ancora tra il 1991 e il 1995 nei territori della ex Jugoslavia, da tempo immemorabile nelle terre di Palestina, e poi ancora in Afghanistan, in Myanmar, in Libia, in Siria, in Etiopia, in Yemen, in vari Stati africani e, per ultimo, ancor più terribilmente perché alle nostre porte, tra Russia e Ucraina. Non c'è nulla da fare... da quando si conosce il mondo nelle sue forme di civiltà comune, da quando l'uomo ha iniziato a popolarlo, pare che la guerra, orrida invenzione umana, accompagni ogni era.
Forse, se i signori della guerra leggessero pagine come quelle contenute nel romanzo Una piccola pace e pensassero a come intere generazioni di ragazzi, che dovrebbero essere nelle aule universitarie o già al lavoro per costruire il futuro proprio e del loro Paese, vengano mandate a morire, massacrate, lontano dalle proprie normali occupazioni, forse un moto di consapevolezza potrebbe giungere al loro cuore. Speranza vana, non accadrà mai. Forse perché, come ho letto da qualche parte, "le guerre sono affare di giovani che non si conoscono e non si odiano, ma si uccidono per ordine di vecchi che si conoscono e si odiano, ma non si uccidono".

Il bel romanzo di Signorini esce in un momento in cui l'Europa sente vicino a sé il puzzo mefitico della guerra, in un momento in cui la situazione sembra o sul punto di degenerare da un momento all'altro o promette di durare anni senza conquiste significative, ma a prezzo di una moltitudine di giovani vite falciate anzitempo. E proprio per questo Una piccola pace è un romanzo che per i temi che tratta e per come li descrive, potrebbe ambire a un piccolo posto tra i classici. Proprio per l'eternità degli argomenti trattati e l'universalità dei sentimenti che suscita.

Il titolo fa riferimento a un episodio storico ben preciso, la tregua che vi fu alla vigilia di Natale del 1914 tra soldati tedeschi e inglesi che si fronteggiavano nelle trincee fangose, fredde, umide, infestate da topi e pidocchi nei terreni di scontro del Belgio. Dopo mesi di duri combattimenti e centinaia di giovani ragazzi lasciati a morire nella terra di nessuno fra le due trincee (i compagni non potevano andare a recuperare i morti e i feriti pena essere a loro volta bersagli), accadde un miracolo: durante la notte della Vigilia si levarono voci giovanili a cantare canzoni natalizie e si videro accendersi sulle trincee tedesche decine e decine di candele. Dopo un iniziale momento di stupore e timore che fosse un modo per distrarre e attirare il nemico, piano piano anche i soldati inglesi uscirono dalle proprie trincee e, guardinghi, si fecero incontro ai tedeschi. Lentamente, vinte le resistenze e le diffidenze, i giovani si abbracciarono e si scambiarono gli auguri. E cosa potrebbero mai fare decine di ragazzi maschi giovani tutti insieme? Ma certo! Una bella partita a calcio... erano ventenni d'altra parte, desiderosi di un piccolo momento di normalità. E così, su un campo di battaglia, si giocò Inghilterra contro Germania. Peccato che quando i vecchi ufficiali vennero a sapere di questa bella e santa iniziativa persero le staffe e, mettendo tutto sotto silenzio, trasferirono in altra zona di guerra le brigate resesi colpevoli di tanto disonore... far comunella con il nemico! In Germania sulla stampa nulla trapelò, ma per fortuna alcuni ragazzi inglesi raccontarono nelle lettere questo miracolo ai loro genitori e la notizia uscì. Un vero e proprio miracolo che i ragazzi pensavano fosse il preludio a una pace imminente e ineluttabile (se erano riusciti ad abbracciarsi e a giocare insieme voleva dire che erano uguali, giovani, attaccati alla vita e per nulla desiderosi di uccidere loro coetanei). Non immaginavano di certo che per altri quattro lunghi anni avrebbero continuato a massacrarsi e che tanti, tantissimi di loro non sarebbero mai più tornati a casa.

Signorini prova a immaginare come andò in quel frangente, scegliendo due figure protagoniste, il soldato inglese William Turner e il soldato tedesco Carl Mühlegg che, incontrandosi sui campi di battaglia delle Fiandre, dimostrarono che essere amici anche tra nemici si può. L'autore prova a raccontare come potrebbe essere andata la vicenda della tregua di Natale... e, in realtà, perché non potrebbe essere andata così o quasi così? Per farlo mette in scena personaggi dolenti, credibilissimi, veri, colti nell'attimo delle loro paure, delle loro ambizioni, del dolore, sia quello fisico, allucinante, sia quello dell'anima che porta il cuore indietro agli affetti lasciati in patria.

Lo stile del romanzo è piano e uniforme. Non ci sono parossismi o forzature, non c'è spettacolarizzazione delle azioni militari, ma un racconto molto intimo e umano grazie al quale il punto di vista dello scrittore esce nitido fra le righe.
Utilizzando i toni della fiaba, Signorini ci consegna un racconto che ci fa riflettere su tante cose: l'umanità, la violenza, il dolore, il ricordo, la nostalgia, l'insensatezza della guerra... Tanti temi importanti trattati con levità e profondità allo stesso modo. Un libro che, a parer mio, dovrebbe essere letto nelle scuole perché i ragazzi possano mettere in correlazione quanto sta accadendo ai loro quasi coetanei russi e ucraini con quanto avvenuto soltanto un secolo fa nelle nostre terre.
Raccontando la guerra, il romanzo di Signorini è un manifesto contro la guerra, contro questa barbarie che da migliaia di anni devasta il consesso umano.

Sabrina Miglio