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Attraversare l'adolescenza restando indenni: "Il centro del mondo" di Andreas Steinhöfel per la nuova collana "Oltre"

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Il centro del mondo
di Andreas Steinhöfel
La Nuova Frontiera, settembre 2022

Traduzione di Angela Ricci

pp. 448
€ 18,50 (cartaceo)
€ 11,99 (e-book)


Pubblicato in Germania nel lontano 1998, "Il centro del mondo" dell'autore Andreas Steinhöfel è stato finalista del Los Angeles Times Book Prize e vincitore del Deutscher Jugendliteraturpreis nel 1999. Inoltre, nel 2016, tratto proprio dal romanzo, è stato rilasciato un adattamento cinematografico che ha avuto un discreto successo in patria.
Grazie a questo romanzo, La Nuova Frontiera inaugura una nuovissima collana dal titolo "Oltre": tratterà opere solo apparentemente dedicate agli adolescenti, incentrate sui rapporti familiari, sull'amicizia, una collana che racconta quel momento di grandi sconvolgimenti emotivi e zone d’ombra che è il passaggio all’età adulta.
Si tratta di un romanzo sostanzioso, un romanzo di formazione che si concentra sulle dinamiche della comunicazione in famiglia, tra amici e in amore. Sì, perché il protagonista Phil, è omosessuale, sa di esserlo, ne è consapevole, e come lui anche sua madre Glass, eccentrica e libertina, sua sorella gemella Dianne e la sua migliore amica Kat.
Intervallata da molti flashback, la narrazione scorre attraverso gli occhi di Phil, dunque in prima persona, e per la maggior parte del tempo al presente: ci descrive la loro incredibile casa battezzata "Visible", una sorta di castello su una collina, i rapporti con la Piccola Gente, gli abitanti della cittadina che mal sopportano Glass e i suoi figli a causa della sua condotta "amorale", e soprattutto il primo suo primo amore, Nicholas il Maratoneta. 
Mi volto incuriosito scaffali vedo spuntare fuori Nicholas. Ogni singola goccia  di sangue che possiedo sfreccia immediatamente verso il cuore. Qualsiasi espressione sia comparsa sul mio volto, insieme a un istantaneo pallore mortale, strappa un sorriso al Maratoneta.
"Ciao Phil."
"Ciao" rispondo.
Seguono circa dieci secondi sospesi tra inferno e paradiso, in cui non so cosa dire o fare. (p. 141)
Ciò che emerge come importante è soprattutto la crescita di Phil e di Dianne, la sperimentazione di una sofferenza latente che quasi tutti i ragazzi e le ragazze vivono in quel periodo delicato che è l'adolescenza: la ricerca di un posto nel mondo, le complicazioni della prima sessualità, l'assenza della figura paterna, l'importanza sottotraccia dei personaggi "comparsa", come Annie, Wolf e Tereza.
Alla fine, a Natale, tutto si ricomporrà: l'amore si spezza, il tradimento si palesa, Dianne si confida con lui, Glass risponde a domande a lungo poste e un conoscente gli offre la possibilità di lasciarsi tutto alle spalle, con un finale pieno di speranza e di rivelazioni sulle possibilità che il mondo offre.
Il punto forte del romanzo è la sensazione di non trovarsi di fronte alla solita storia d'amore melensa o ossessionata da un rapporto omosessuale: c'è il giusto mix di vivacità e profondità, Phil non vive una vita "normale" in una casa "normale" e con una famiglia "normale", eppure il romanzo non si focalizza su questo, ma sulle possibili conseguenze e la loro risoluzione.
I discorsi diretti sono credibili anche se preferisco uno stile meno colloquiale, ma d'altronde ci troviamo di fronte a dei ragazzi che parlano tra di loro. Molto interessante il personaggio della mamma Glass, che incarna un po' quello spirito libertino tanto criticato quando viene detenuto da una donna
Lo consiglio? Sì, se vi piacciono le storie di formazione e sulla complessità dei rapporti familiari.

Deborah D'Addetta