in

Raccontarsi attraverso i muri di casa, anzi, di tante case: "Il libro delle case" di Andrea Bajani

- -
Andrea Bajani copertina di Il libro delle case



Il libro delle case
di Andrea Bajani
Feltrinelli, febbraio 2021

pp. 256
€ 16,15 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)

Svuotare una casa è restituirle i muri, riconsegnare all'alloggio lo scheletro della muratura, laddove abitare è invece negare la costruzione, trasformarla in spazio (le immagini appese dicono "Guarda noi, non guardare quello che sta sotto"). (p. 138)
Pensiamo per un momento alla nostra vita: in quante case abbiamo riso e pianto, pensato e dormito, mangiato e amato, lavorato e riposato? In fondo, gran parte della nostra esistenza passa attraverso una casa, che sia la nostra o che sia di passaggio. Nel suo nuovo romanzo, Il libro delle case, Andrea Bajani prende il genere invalso eppure mai esausto dell'autobiografia e lo fa evolvere in qualcosa di mai visto prima. Omaggio o decostruzione? Difficile dirlo; preferisco che sia il lettore a scegliere la via che preferisce, partendo da qualche osservazione su quel che è certo. 
Per prima cosa, Andrea Bajani dice "Io", certo, ma non come siamo abituati a leggere: Io è "semplicemente" il nome del suo protagonista, che, in terza persona, vive una vita raccontata a strappi, tra tessere che lo vedono al centro e altre in cui è dietro le quinte e assiste a drammi della storia, come il sequestro di Aldo Moro e il ritrovamento del corpo di Pasolini. 
La vita di Io viene raccontata attraverso le case che lui ha occupato, ora per poco tempo (come la Casa del materasso o la Casa sopra i tetti), ora abusivamente (come la Casa del sesso), ora per anni (come la Casa del sottosuolo). Più che i viaggi, all'autore interessa raccontare quel che Io vive tra le quattro mura, e ad accompagnarlo ci sono i ricordi, sempre vigili e spesso filtro di osservazione per il presente. Queste tessere di vita prendono forma in brevi capitoli intitolati col nome di una delle Case della vita di Io e con l'anno di riferimento, ma l'ordine di tali brani non è cronologico. Si aggiungono poi capitoli dedicati alla Casa del Prigioniero e alla Casa del Poeta Morto, che si riconducono subito ai due drammi di cronaca succitati. 
La giustapposizione di capitoli tratti da anni differenti spesso crea attriti o, in alternativa, semplici discontinuità, che alimentano la curiosità di noi lettori nel ripercorrere tutte le case e gli episodi della vita di Io, per ricomporre la sua biografia, colmando domande che solo decine di pagine dopo troveranno risposta. Perché all'improvviso Io è a Parigi? Oppure perché Moglie e Bambina dormono da sole? Che fine ha fatto Tartaruga nella Casa del sottosuolo? E Nonna? 
Certamente il desiderio un po' ingenuo di mettere ordine nella vita di Io può animare la lettura, ma trovo che il vero piacere del libro stia altrove, oltre la sinossi: lo stile di Bajani è ricerca e compiutezza, ci sono periodi che chiedono di essere letti una seconda e una terza volta, per godersi appieno la forma di quelle parole apparentemente semplici, ma dagli accostamenti inattesi. Si pensi, ad esempio, alla pratica della scrittura, che si fa ring da cui è difficile uscire: 
Lo spazio che Io chiama "studio" è di fatto circoscritto da un tappeto a dominante rossa con intarsi blu. Più tecnicamente, è un arazzo scolorito. [...] È dentro questo spazio che Io trascorre molte ore della sua giornata battendo le dita sopra i tasti. Entra la mattina presto varcando la soglia dell'arazzo [...]. Lo studio è, nei fatti, un ring: basta scavalcare una linea di tessuto per entrare. Su quel ring Io prende a pugni l'alfabeto. È sempre in attacco, non si difende mai. Abbassa la testa convinto che basti questo per entrare in una frase, per metterla alle corde. Si aggiunga che si muove poco sulle gambe, che è ostinato e colpisce sempre nello stesso punto; che quando l'alfabeto contrattacca non reagisce, resta lì impalato a farsele suonare. (p. 107)
Dunque, certamente possiamo leggere Il libro delle case cercando di ricomporre tutta la storia, ma vi consiglio di partire dal presupposto che la biografia di Io emergerà ugualmente, non affannatevi; soffermarsi sul singolo capitolo o addirittura sul singolo periodo è invece qualcosa che va assaporato in sé e poi nell'economia del testo. Muovendosi tra estremi momenti di tenerezza (per esempio, gli episodi in cui è la Tartaruga della Casa del sottosuolo a raccontarci il mondo), alcuni di liricità e altri di concreto realismo, Andrea Bajani dà prova di come un romanzo possa ancora stupirci, perché è qualcosa di nuovo. 

GMGhioni