sabato 28 novembre 2020

Quando la società conta più del singolo: le formiche tagliafoglie di Hölldobler e Wilson

Le formiche tagliafoglie. La conquista della civiltà attraverso l’istinto

di Bert Hölldobler e Edward O. Wilson
Adelphi, 2020

pp. 191 
€ 20,00 

Titolo originale: The Leafcutter Ants. Civilization by Instinct
Traduzione di Isabella C. Blum


Da lettrice profana di etologia animale e ricerche naturalistiche, trovo in questo nuovo volume della collana Animalia di Adelphi, peraltro sempre amatissima, diversi aspetti positivi: innanzitutto, rispetto ai precedenti (di cui potete leggere qui), la maggior compattezza, che lo rende più accessibile e meno intimorente per il fruitore inesperto; in secondo luogo la presenza di un fitto apparato iconografico, con immagini di alta qualità puntualmente commentate e distribuite attraverso il testo, a chiarirne di volta in volta gli argomenti trattati; infine la collocazione in coda di un glossario che aiuta a orientarsi in mezzo a un lessico spesso tecnico e di natura squisitamente scientifica. In realtà neppure tutto questo è sempre sufficiente a una piena comprensione, e quello dell’iperspecializzazione si conferma come uno dei rischi più grandi in cui potrebbe incorrere la collana nel suo procedere. Questo volume si colloca in un punto intermedio, alternando delle sezioni molto tecniche e più difficilmente avvicinabili per chi non padroneggia la materia ad altre invece estremamente godibili, che aprono una via d’accesso su un universo di grande fascino
Il mondo delle formiche sarebbe sorprendente già di per sé: se ne conoscono circa 14000 specie, si stima ce ne siano in realtà circa 25000, e sono tutte “eusociali”, cioè altamente sociali, basate sull’accudimento collettivo dei nuovi nati, sulla coesistenza di almeno due generazioni, sulla presenza concomitante di individui riproduttivi e non riproduttivi. Di tutti gli insetti noti, che costituiscono circa la metà degli animali descritti sul pianeta, solo il 2% corrisponde a questa definizione, che va a rappresentare poi di fatto uno stile di vita fortemente orientato in senso comunitario. Le formiche, ci raccontano gli autori, possono vantare una storia evolutiva lunga 120 milioni di anni, ed è interessante notare come i singoli individui all’interno della specie abbiano probabilmente già quasi raggiunto il limite del proprio sviluppo, per poi proseguire invece nella direzione di quello di una società complessa. Le diverse colonie, infatti, che siano più o meno articolate, riescono a raggiungere nel loro insieme risultati e vantaggi che non sarebbero mai possibili per i singoli esemplari (“Le colonie delle formiche sono qualcosa di più della somma delle loro parti: sono unità operative con tratti emergenti che derivano da complesse interazioni tra i loro diversi membri”, p. 24). Ecco perché è possibile descrivere le colonie più evolute nei termini di un superorganismo, e le formiche tagliafoglie dei generi Atta e Acromyrmex rappresentano di questo i massimi esempi:
Le colonie di tagliafoglie possono essere meglio interpretate come strutture biologiche complesse con un unico scopo: la conversione di forme di vita vegetale in altre colonie di formiche tagliafoglie. Si tratta dunque di società, derivanti dalla selezione naturale, che si autoreplicano producendo il maggior numero di copie possibile prima della loro inevitabile fine. Queste formiche possiedono uno dei sistemi di comunicazione più complessi tra quelli conosciuti negli animali, come pure i sistemi di caste più elaborati, nidi climatizzati, e popolazioni di milioni di individui: meritano pertanto di essere riconosciute come la massima espressione, sulla Terra, del superorganismo. (p. 18)
Si tratta di colonie tutte al femminile, che ruotano intorno a una enorme regina madre in grado di generare, nell’arco della sua vita, anche centocinquanta milioni di figlie, la maggioranza delle quali saranno operaie destinate a lavorare con diverse mansioni all’interno (o all’esterno) del formicaio stesso, mentre le restanti saranno regine alate, pronte a partire per il loro volo nuziale e in seguito a fondare nuove colonie, propagando il materiale genetico di quella di provenienza. I pochi maschi di ogni nido, alati a loro volta, nascono da uova non fecondate e hanno vita breve, poiché il loro unico scopo è fecondare nuove regine. 
La colonia sopravvive da un lato grazie alla presenza della sua regina, che è l’anima, oltre che la base riproduttiva, del formicaio, dall’altro al mantenimento in vita e in buona salute di una particolare varietà di fungo che vive in simbiosi con le formiche e, mentre viene da loro coltivato, alimentato, protetto da ogni minaccia esterna, fornisce loro la principale forma di nutrimento, riempiendo progressivamente un numero sempre maggiore delle stanze del nido ad esso riservate. Alcuni esperimenti effettuati hanno permesso di rivelare (e di mostrare attraverso le immagini riportate nel volume) come il formicaio si articoli, in larghezza e profondità, al di sotto della superficie terrestre, da cui emerge spesso con alti camini che consentono un continuo e necessario ricambio d’aria. Di fatto, il nido costituisce “una città di milioni di abitanti, una metropoli sotterranea. Sopra di essa vi è una cupola circolare alta due metri o anche di più, ottenuta con il terreno risultante dallo scavo. Nel sottosuolo, le formiche hanno scavato migliaia di camere, approssimativamente delle dimensioni della testa di un uomo [...] collegate fra loro da un labirinto di tunnel” (p. 17).
Tutto ciò non è che un piccolo assaggio di quello che il volume rivela sulle tagliafoglie, nel mostrare, come promette il sottotitolo, “la conquista della civiltà attraverso l’istinto”. Per farlo, esplora il mondo di queste specie altamente evolute sotto ogni aspetto: dalla comunicazione alla struttura cerebrale; dal sistema sociale delle caste (a cui corrisponde anche una specializzazione fisica, dalle formiche soldato dalle grandi mandibole alle minuscole operaie che agiscono direttamente sulle ife fungine) ai metodi di recisione delle foglie, vitali per l’innesto e il nutrimento del fungo simbionte; dalla creazione delle piste per il trasporto al mantenimento dell’igiene all’interno della fungaia. E se da un lato, in un primo momento, questa varietà di argomenti potrebbe apparire fin troppo specifica, è indubbio che mentre si progredisce con la lettura, mentre ci si perde in fotografie estremamente dettagliate che danno accesso a una realtà inimmaginabile, tanto più piccola di quella percepibile a occhio nudo, la grande competenza di Bert Hölldobler e Edward O. Wilson finisce per abbattere ogni resistenza e far prevalere il senso di fascinazione per queste piccole, alacri lavoratrici, per la complessità del contesto in cui sono inserite, per i risultati straordinari a cui conduce la loro capacità di cooperare orientata a un fine comune. 

Carolina Pernigo