giovedì 29 ottobre 2020

Memoria di un popolo soldato: rivivere la Grande Storia attraverso gli occhi di Vasilij Grossman in ”Uno scrittore in guerra”

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Uno scrittore in guerra (1941-1945)
di Vasilij Grossman 
Adelphi Edizioni, ottobre 2020

Prima edizione maggio 2015

Traduzione di Valentina Parisi
A cura di Antony Beevor e Ljuba Vinogradova

pp. 471
€ 14,00 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

Non riesco a liberarmi dall’impressione di essere finito su uno schermo cinematografico, non mi limito a guardare il film che viene proiettato, ma ci sono dentro, tale è la densità e la rapidità con cui si succedono gli eventi. (p. 44)
Vasilij Grossman (1905-1964), ebreo di origini ucraine, laureato in chimica, ingegnere minerario nel Donbass, manifesta da subito la vocazione per la scrittura. A inizio guerra, viene arruolato e diventa reporter del giornale dell’Armata Rossa, “Krasnaja zvezda”. Dei quattro anni di conflitto armato, ne trascorrerà almeno tre seguendo l’esercito nelle varie fasi della guerra, prima durante il ripiegamento del ‘41 con l’invasione tedesca, fino alla battaglia di Stalingrado e alla controffensiva russa su tutto il fronte orientale.

Uno scrittore in guerra è una raccolta di pensieri, esperienze e testimonianze che Grossman raccoglie in taccuini, svelando la sensibilità interiore di quel giornalista che in ogni situazione annota, interpreta, testimonia. La sua penna, dopo aver scritto gli articoli per il suo giornale, non riposa. Affinché non vengano dimenticati, negli attimi di pausa racconta la vita vissuta dai soldati e quella della popolazione che, patendo ogni giorno la guerra, cerca di sopravvivere e resistere

Come reporter, Grossman lavora costantemente in prima linea. E vede. Vede tutto. Vede uomini, donne, vecchie e bambini terrorizzati dal fuoco dei carri armati e dalla celerità dell’avanzata tedesca in territorio russo; vede la fede di una vecchia signora rintanata in un’izba che, nella sua oscurità, confessa a Grossman: «Chissà se Dio esiste o no. Io in ogni buon conto Lo prego. Non è difficile. Basta inginocchiarsi un paio di volte. Magari poi Lui ti esaudisce» (p. 53); vede il massacro del suo popolo da parte dei nazisti; vede l’estenuante guerriglia che ha Stalingrado come sfondo, città che, per un lungo anno, viene consumata quartiere dopo quartiere, via dopo via, casa dopo casa; vede finalmente i tedeschi in rotta, con l’Armata Rossa alle calcagna; vede la morte nei campi di sterminio di Majdanek e Treblinka, dove un testimone gli confessa che «essere condannati a vivere è molto peggio che essere condannati a morire» (p. 346); vede l’annichilimento del popolo ebraico nel ghetto polacco di Lodz, in cui gli ebrei sono ridotti a schiavi nelle fabbriche di armi dei nazisti e vede, paradossalmente, il crescente antisemitismo dei dirigenti sovietici e, non ultimo, di Stalin; vede il “popolo soldato” dell’Armata Rossa trasformarsi in un popolo vendicatore, pieno di odio e di risentimento; vede, infine, la conquista di Berlino, la fine del regime nazista.

Uno scrittore in guerra, in una nuova edizione Adelphi, invita il lettore a ripercorrere le vicende fondamentali della Seconda guerra mondiale nell'Unione Sovietica, incorniciata in un chiaro ed esauriente quadro storico realizzato dai due eccellenti curatori, Antony Beevor e Ljuba Vinogradova. La peculiarità della cronologia delle vicende belliche, da un alto, e la narrazione scarna ma intensissima di Grossman, dall’altro, rende il diario storico ricco di testimonianze, aneddoti e riflessioni sugli uomini e sulle donne del popolo che determinano il corso della storia attraverso i loro piccoli ma importanti gesti. La scrittura asciutta e tagliente di Grossman rende per iscritto l’immediatezza del flash fotografico, e il suo sangue freddo da reporter è sempre mediato e filtrato dalla sensibilità di scrittore. Con la sua produzione letteraria, Grossman intende dare risalto tanto alle tragedie personali quanto ai grandi crimini collettivi, distaccandosi sempre da qualsiasi propaganda che, al contrario, critica e decostruisce attraverso i suoi reportage basati sulle violenze concrete che il popolo subisce. Quello stesso popolo che vuole sopravvivere a tutti i costi e che resiste, giorno dopo giorno. E, in fin dei conti, è forse il popolo il vero e proprio eroe della narrazione di Grossman: 
In guerra quello che conta di più è il soldato semplice, che ci mette la vita, dorme al gelo nella neve. E sacrificare la vita non è semplice, perché tutti vogliono vivere, anche gli eroi. (p. 114)
Grossman è stato una personalità importantissima durante la Guerra, un giornalista e uno scrittore la cui moralità non si è mai piegata ad alcuna ideologia e non è mai stata corrotta da alcuna propaganda. A causa delle verità che racconta nei suoi scritti, Stalin non gli riconosce il Premio Lenin per il suo romanzo Il popolo è immortale. Il suo ultimo libro Vita e destino viene censurato e pubblicato solo dopo la sua morte. Vasilij Grossman passa gli ultimi anni della sua vita nel ghetto della dimenticanza, amareggiato dall’antisemitismo imperante nel sistema sovietico. Uno scrittore in guerra è un libro necessario per la coscienza della memoria e indispensabile per l’insegnamento dell’obbligo morale del testimone che riporta la sofferenza di ogni uomo e donna, civile o soldato, dentro a quella grande e ancor’oggi irrisolta «spietata verità della guerra» (p. 20) che nessuno vuole raccontare fino in fondo.

Nicola Biasio



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Transitare su un camion militare in mezzo all’esodo di migliaia di persone che vi si aggrappano per salvarsi, come fosse l’Arca di Noè, oppure entrare d’inverno in un’izba ed incontrare una vecchia che canta nel buio per allontanare il terrore del nemico. Rimanere in un bunker di Stalingrado mentre fuori imperversa la battaglia. Vedere i massacri dei campi di concentramento di Treblinka e di Majdanek, luoghi di annientamento dell’essere umano. Arrivare fino a Berlino ed entrare nella nuova Cancelleria del Reich, mentre, nel grande salone dei ricevimenti, un giovane soldato impara ad andare in bicicletta tra il mappamondo schiacciato e la scrivania di Hitler. Questi frammenti sono solo parte dell’immensa testimonianza di #VasilijGrossman, cronista che ha presenziato ai traumi della Seconda guerra mondiale lavorando in prima linea e li ha raccontati nei suoi numerosi reportage e nelle pagine dei suoi taccuini senza alcuna finzione, senza alcun filtro. “Uno scrittore in guerra”, dal 29 ottobre in una nuova edizione di @adelphiedizioni, è un viaggio dentro la memoria privata di Grossman che si fonde con quella di una parte della nostra Storia che ci ha segnato profondamente, lasciando le sue tracce nel nostro contemporaneo. Le immagini sono vivide e fulgide. Le emozioni ancora calde e palpitanti. Le sue parole, rasoiate di baionetta che servono per provare l’esistenza di quelle persone che, nonostante la Guerra, hanno mantenuto viva in loro una scintilla di umanità. A breve, la recensione di @nicolabiasio_ sul nostro sito. Quali altre opere conoscete di Grossman? #libri #books #instabooks #bookstagram #lettura #inlettura #inlibreria #reading #nowreading #bookshelf #bookporn #bookreading #booksofinstagram #libridaleggere #librichepassione #booklover #bookreader #criticaletteraria #recensione #review #recensire #adelphiedizioni #diario #reportage #storia #guerra #memoria #trauma #genocidio

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