venerdì 5 giugno 2020

"L'incanto del pesce luna" di Ade Zeno: il cinismo, se a fin di bene, ci salverà

L'incanto del pesce luna
di Ade Zeno
Bollati Boringhieri, 2020

pp. 191
€ 16,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Che non si abbia paura dei romanzi visionari, specie in questo periodo. In sintesi questo potrebbe essere il pensiero dopo aver terminato la lettura del magnifico "L'incanto del pesce luna" di Ade Zeno, pubblicato da Bollati Boringhieri e recentemente inserito nella "cinquina" finale del Premio Campiello. Il volume di Zeno che, giustamente, nel frontespizio reca l'indicazione di romanzo, potrebbe essere scambiato, non a torto, per altro. Si potrebbe, ad esempio, pensare a una sorta di delirio onirico in cui il torinese Zeno ci dimostra tutta la sua abilità come narratore. Oppure un classico/anti-classico interno borghese, in cui si presenta una famiglia, giustappunto, borghese italiana alle prese con un grande problema o più di uno. Oppure ancora potrebbe essere inteso come una sorta di lunga confessione sull'ansia di vivere oggi. Bene, forse, dopo averlo letto due volte in modo del tutto torrenziale e senza pause,  siamo riusciti a sciogliere il bandolo della matassa: "L'incanto del pesce luna" è l'insieme di queste tre cose e al contempo nessuna
Andiamo a spiegare perché, visto che, magari, non siamo stati chiari. Anzi, lo ammettiamo candidamente, non lo siamo stati per niente. Tuttavia, al contrario, l'inizio di questo testo di Ade Zeno è invece chiarissimo come una mattina d'estate. Abbiamo un protagonista, Gonzalo, che fa un mestiere abbastanza bizzarro: ovvero riveste il ruolo di cerimoniere della Società di Cremazione cittadina. Gonzalo è il perno, per altro abbastanza vacillante, attorno a cui ruotano la moglie, Gloria, sposa/amante/amica/confidente da una vita intera, almeno da tutta la "vita adulta" e Inés, scritto così, proprio con questa gloriosa grafia, l'amata figlia.

Perciò, all'apparenza, nulla di nuovo sotto il sole, se non foss'altro che per il non-comune impiego del protagonista. Eppure Ade Zeno con una prosa elastica e suadente, che è sperimentale perché "gioca" prima di tutto con se stessa e poi con il lettore, ci introduce, piano ma non lentamente, all'interno di un sistema planetario dove attorno alla stella rappresentata dal già citato gruppo familiare, gravitano poi una serie di altri pianeti/satelliti che, in qualche misura, faranno sì che la trama si sviluppi, ora mettendo i bastoni tra le ruota ora favorendo Gonzalo, Gloria e Inés.

L'equilibrio di questo interno borghese, grazie all'introduzione della signorina Marisòl, un'anziana donna appartenente a una famiglia ricchissima e che ormai, da anni, vive reclusa e isolata da tutto e tutti in collina,  forse il miglior personaggio dell'intero corpo narrativo, viene via via modificato con sapienza dal narratore che, si direbbe in pittura, con impercettibili ma decisi movimenti del pennello, ci dona non solo grandi scene ma anche grandi momenti di introspezione. Ed è qui, come dicevamo in sede di introduzione, che si trova la grandezza de "L'incanto del pesce luna", in questo continuo gioco, per forza di cose elastico (come la prosa di Zeno), di movimenti centripeti verso l'esterno, la società, la riflessione filosofica sulla vita, gli inganni della sorta e movimenti centrifughi, l'ansia personale, l'insoddisfazione di sé e le paure del proprio Io.

Ecco allora che l'ingresso nella cinquina finale del Premio Campiello di questo romanzo è, per noi, una bellissima notizia. Perché certifica come la narrativa italiana, anche quella non per forza di cose sperimentale o saggistica, sia piena di piccole/grandi perle, di testi non ortodossi ma che trovano o nello stile o nella loro prosa oppure anche in certi squarci descrittivi un'eco classico che li rende, immediatamente, tradizionali e futuribili al tempo stesso. 

In fondo, a proposito della logica del ragionamento sul distacco dai propri cari, sulla teoria dei defunti nel mondo di oggi e, in generale, di funerali se n'è parlato, ahinoi, tanto in questi mesi. E allora non c'è niente di meglio dell'elegante testo di Ade Zeno per capire come il trapasso, in fondo, sia (quasi) sempre portatore di inquietudini. Ma non è detto che ciò sia negativo, dipende dai casi, dalle circostanze e dai propri caratteri personali. Esatto, proprio come la vita. 

Mattia Nesto