sabato 25 aprile 2020

#CriticArte - “Koen Vanmechelen. The Worth of Life 1982/2019”


“Koen Vanmechelen. The Worth of Life 1982/2019”

 a cura di Didi Bozzini


Edito da Mendrisio Academy Press / Silvana Editoriale

Formato: 27 x 27 cm, Cartonato,
100 illustrazioni, b/n e colore
Pgg 144, 
Edizione bilingue ITA/ENG
40 CHF/Euro



“Koen Vanmechelen. The Worth of Life 1982/2019”, è il catalogo redatto dal curatore Didi Bozzini, in occasione della recente mostra dell’artista belgo, tenutasi presso il Teatro dell’architettura di Mendrisio, in Svizzera. Attivista dei diritti umani, Koen Vanmechelen (Sint-Truiden, Belgio, 1965) è un artista concettuale multidisciplinare, internazionalmente acclamato, che indaga il confine tra scienza ed arte, approfondendo il significato di identità, soprattutto in relazione ai concetti di biodiversità. Attivo a partire dal 1990, estremamente prolifico, esponente di punta dell’arte belga, all’interno dei tre piani del nuovo Teatro dell’architettura di Mendrisio, edificio circolare realizzato dall’architetto svizzero Mario Botta, ha proposto una serie di 65 opere, tra stampe, neon, installazioni, dipinti e sculture, ispirate ad una barocca “reinvenzione” della natura, all’interno della quale l’uomo e figure animali sono costantemente messe in dialogo.


Il catalogo presenta una nutrita selezione di immagini della mostra in Canton Ticino, la serie di “Medusa”, le specie di gallina, l’uovo e la perla scaramazza, soggetti che diventano vere e proprie figure iconografiche, che popolano l’immaginario scenografico di un mondo in bilico tra paleontologia ed effimero sogno.


Introdotto da un testo di Mario Botta, il volume raccoglie le riflessioni dello storico dell’arte James Putnam, del biochimico Marcus Thelen, nonché dello stesso Didi Bozzini, seguono un’intervista di Pierluigi Panza all’artista e un saggio autobiografico di Vanmechelen.
“L’arte - afferma Vanmechelen nell’intervista rilasciata a Panza - è la questione della vita: siamo predatori o siamo prede? Ogni volta cambiamo questi ruoli, ma l’uomo è l’essere che crea più vittime: siamo il mammifero più pericoloso. Questo è il mio tema d’artista. Non è un’ideologia. È un tema concreto. L’umanità deve capire che il nostro futuro dipende dalla nostra abilità di condividere e di creare connessioni con tutti e con la Natura. La mia arte lavora su questo. Le cose che sembrano impossibili ma diventano possibili sono le cose vere. (…) Tutti noi siamo interconnessi, siamo parte di un medesimo universo. La mia arte non è un punto di vista individuale: va vista in una prospettiva di conoscenza.”

È proprio in prospettiva di raggiungere un fruttuoso scambio di conoscenza, che Vanmechelen fonda LABIOMISTA, l’Open University of Diversity (Università pubblica delle diversità), all’interno del parco di 24 ettari dell’ex villa di un dirigente di miniere di Genk, in Belgio, che oggigiorno è sede amministrativa delle sue Fondazioni benefiche e comprende le filiali di Detroit, L’Avana e Harare. 


LABIOMISTA è uno spazio di transizione tra industria e città, accessibile a tutti, un parco di natura e cultura, biodiversità ed arte, all’ingresso del quale sorge l’atelier dell’artista, realizzato da Mario Botta, con grandi spazi luminosi in vetro, voliere ed una struttura che, per forma, ricorda il moto delle onde ed un battello.


L’immaginario creativo di Vanmechelen ruota intorno alla figura della gallina quale simbolo incarnato dell’evoluzione bioculturale. Arte e scienza alimentano pertanto un affascinante dibattito ideologico all’interno di questo catalogo, dando spunto, e talvolta rispondendo, a non pochi quesiti in merito all’essere umano, il suo rapporto con la natura, le creazioni artistiche. Didi Bozzini racconta l’articolato percorso artistico di Vanmechelen, mettendo in evidenza gli aspetti più prettamente plastici dell’opera dell’artista, con un’attenzione particolare al suo carattere neo-barocco. Chiude il volume la biografia dell’artista, arricchita da numerosi documenti fotografici, tra cui immagini dell’allestimento della mostra allestita a Mendrisio.




Elena Arzani

@elenaarzani