giovedì 30 aprile 2020

Viaggiare nel tempo non cambia le cose, ma cambia chi sei: "Finché il caffè è caldo"

Finché il caffè è caldo
di Toshikazu Kawaguchi
Garzanti, marzo 2020

Trdauzione di Claudia Marseguerra
pp. 192

€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook) 



Di paradossi temporali abbiamo sentito parlare tante volte e l’unica regola che vige in ogni viaggio nel tempo che si rispetti è quasi sempre una sola: non provare a cambiare il passato, perché le conseguenze sul presente e sul futuro potrebbero essere disastrose. Quale il senso, allora, di andare indietro nel tempo, se si è consapevoli sin dall’inizio che qualunque gesto potrebbe irrimediabilmente cambiare le sorti della nostra vita e di quella di chi ci circonda? Per gli avventori di un piccolo e nascosto caffè di Tokyo, la domanda sembra ancora più giustificata. Finché il caffè è caldo di Toshikazu Kawaguchi (Garzanti, 2020) ci insegnerà, tuttavia, che non c’è un solo punto di vista per guardare il passato e la voglia di tornarvi per rivivere una seconda volta un momento che ci è sfuggito tra le dita sarà mossa da motivazioni ben diverse.

Questo caffè della capitale giapponese, atemporale in arredamento e menu e conosciuto solo da quei pochi passanti che sospendono la frenesia della loro vita in maniera sufficiente a guardarsi intorno, è il luogo in cui è possibile compiere un viaggio nel tempo. I principi che regolano questa fantastica opportunità sono però così ferrei e difficili da rispettare che quasi nessuno decide di andare fino in fondo e abbandona di tornare nel proprio passato per poi custodirla nel cassetto dei propri sogni. Accanto al fatto che qualunque gesto compiuto nel passato impedirà (in questo caso come proprietà intrinseca del viaggio) di cambiare il futuro, ci sono altre regole che hanno fatto desistere anche i più determinati. Tra queste vi è, per esempio, il fatto che il viaggio si può compiere sedendo unicamente su una sedia di uno specifico tavolino all’interno del locale o che la durata del salto temporale coincide con quella del calore della tazza di caffè servita per avviare il viaggio: bisogna finire di berlo prima che si raffreddi, altrimenti si verrà colpiti da una maledizione.

Ma dato che queste non sono le uniche norme che controllano i viaggi nel tempo che partono dal caffè celato tra i grattacieli di Tokyo, nessuno ha mai deciso di andare oltre. Fatta eccezione per i quattro protagonisti del romanzo, le cui vite sono tutte intrecciate tra di loro: Fumiko, che non è riuscita a trattenere accanto a sé il ragazzo che amava davvero, anche se si vergognava ad ammetterlo; Kotake, che insieme ai ricordi di un marito malato di Alzheimer crede di aver perso anche sé stessa; Hirai, che non è mai stata sincera fino in fondo con la sorella; Kei, che cerca di raccogliere tutta la forza che ha dentro per affrontare il misterioso viaggio chiamato maternità. Tutti loro sono consapevoli delle restrizioni a cui saranno sottoposti nel corso del viaggio, eppure decidono di compierlo lo stesso. 

Inizialmente ai lettori poco abituati alla narrativa e alla spiritualità giapponesi, nonché al ritmo che questi dedicano al racconto dei sentimenti e della natura in tantissime delle loro opere caratteristiche, l’atmosfera ricreata da Toshikazu Kawaguchi all’interno del caffè divenuto caso editoriale in patria sembrerà surreale e priva di quella materialità che spesso noi lettori occidentali ricerchiamo anche quando affrontiamo tematiche metafisiche. La sensibilità nipponica viaggia su strati di consapevolezze diverse e dato che ogni aspetto della vita è animato da uno spirito, da un’energia vitale, anche pensare di poter viaggiare nel tempo seduti sorbendo un caffè non appare come un racconto privo di legami con la realtà.

I viaggi hanno mille sfaccettature e mille modi per essere compiuti e quello di Finché il caffè è caldo è, alla fin fine, un viaggio dentro la consapevolezza di sé e del proprio cuore che bisogna avere nel presente, comprendendo così che il passato va osservato solo con quella tenerezza necessaria a capire che è ciò che ci ha reso chi siamo. In mezzo a tutto questo l’amore, l’unico appiglio per dare un senso alla nostra esistenza quando ci sembra di averlo smarrito. Nessun sentimentalismo, sia chiaro, si ode come eco di fondo alla storia dei quattro protagonisti. L’amore giapponese è l’amore per il tutto che avvolge gli esseri umani, ivi incluso quello provato tra due persone, certo, ma non c’è una cosa che dall’amore viene tagliata fuori. Una lettura piena di speranza e commozione che ci spinge a riflettere su quanto potenti siamo noi essere umani: abbiamo un cuore, dentro di noi, in grado di combattere qualunque paradosso temporale e spaziale.


Federica Privitera
 



C’è un piccolo caffè a Tokyo, nascosto tra i grattacieli, dove l’atmosfera è sospesa nel tempo: in estate fa sempre fresco, in inverno si trasforma nel ricovero accogliente per business men infreddoliti e l’arredamento è uguale da più di 100 anni. Del resto, il tempo è il protagonista assoluto di questo locale da non più di sei coperti: chiunque si sieda su “quella” sedia ha la possibilità di viaggiare indietro nel passato, a patto che torni nel presente prima che il caffè si raffreddi. Eppure pochi avventori hanno deciso di sfruttare questa magica possibilità: sì, perché una delle regole per compiere questo viaggio è quello di non poter assolutamente cambiare il presente. Allora, quale il senso di affrontare un rischioso balzo temporale? #finchéilcaffèècaldo è un prezioso manuale sul valore del cuore, dei sentimenti e della genuinità dei gesti quotidiani. Un vero toccasana in questo periodo duro che stiamo affrontando. @garzantilibri #bookbreakfast #Giappone #japanlover #ticonsigliounlibro #libriconsigliati #criticaletteraria #leggerefabene #consiglidilettura #booktube #bookish #bookworm #bookporn #librichepassione #libridaleggere #libricheamo #instabook #books #libri #igreaders #igread #ilovebooks #ilovereading #inlibreria #iorestoacasa
Un post condiviso da CriticaLetteraria.org (@criticaletteraria) in data: