venerdì 3 gennaio 2020

Incontri ravvicinati di un certo tipo: "Proletkult" di Wu Ming

Proletkult
di Wu Ming
Einaudi, 2018

pp. 333
€ 18,50 (cartaceo)


Siamo lontani. Nel tempo, e verrebbe da dire anche nello spazio visti il contenuto e la copertina, da “Q”. La spia del papa capace di condizionare le vicende storiche del mondo germanico dopo lo scisma luterano. Adesso il palcoscenico è la rivoluzione d’ottobre, dopo quella francese dei sonnambuli armati. E il socialismo non è in un solo paese, come temeva Marx, ma addirittura in un altro pianeta: Nacun.
Da Nacun arriva il/la protagonista, Denni, per parte del romanzo ragazzo o ragazza, indecifrabile alla ricerca del padre, Voloch, rivoluzionario della prima ora di cui si sono perse le tracce. Siamo a 10 anni dalla presa del potere da parte dei soviet. Il secondo protagonista di “Proletkult” è Aleksandr Malinovsky, detto Bogdanov, autore di un romanzo di fantascienza amato da Voloch. Questo aggancio permette a Danni di elaborare un’idea: Bogdanov è l’unico in grado di dargli/darle informazioni sul genitore.
Bogdanov è un personaggio storico realmente esistito e Proletkult era il movimento da lui fondato nel 1917. La traduzione immediata, che suona peraltro bene, è cultura proletaria. La rivoluzione poteva vincere solo confidando in una nuova elaborazione teorica e in un moderno antropocentrismo, che non facessero affidamento sulla gerarchia o direzione centralizzata del partito ma su modelli sociali “orizzontali” e cooperativi. La fazione leninista vinse la sfida ideologica e Bogdanov si auto-esiliò nei suoi studi medici pensando a forme solidaristiche attraverso le trasfusioni di sangue.

Ancora una volta: come sarebbe andata se… se la riforma protestante avesse attecchito in Italia, se le 13 colonie d’America avessero perso nella guerra contro la madrepatria inglese. Solo che “Q” è lontano. E anche “Altai” e “Manituana”. Questione di corde. Le mie s’intende. Ecco perché il libro mi ha comunicato meno di altri scritti dal collettivo bolognese. Me ne dispiaccio perché la forza dei libri di Wu Ming riposa anche nello studio e nella ricerca che stanno dietro, propedeutici, funzionali. 
Uno sforzo impossibile da sminuire.
Me ne dispiaccio perché ci sono pagine molto belle anche qui, il prologo, quelle ambientate a Capri, dove giocano a scacchi Lenin e Bogdanov e si salpa per il mar Tirreno incerti se portare avanti o meno un piano di eliminazione fisica. O quelle a Mosca, quando pare ci sia perfino una parvenza di opposizione allo stalinismo. Pagine che hanno rievocato romanzi russi non immediati. Grotteschi. “Pietroburgo” di Andrei Belyj ad esempio.
Quindi è questione di interesse: questo sconfitto della storia, Bogdanov, m’induce minore empatia, è così e non posso farci nulla. Per altri, magari, non lo sarà e potranno restare entusiasti da un vissuto quasi intimistico della rivoluzione, che pare una contraddizione in termini visto che quella è il momento collettivo per eccellenza. Eppure Bogdanov mi ha dato la sensazione dell’eroe solitario, che in modo sofferto riflette su ciò che poteva essere e invece è stato.
Oppure potrà piacere la parabola del socialismo nacuniano giunto a un solo sbocco: quello di entrare in contatto con un altro pianeta, perché dove si è affermato ha prodotto un depauperamento ambientale e l’esaurimento delle risorse.

Oppure ancora scorgere e apprezzare la portata e le ambiguità della parola. Siamo una specie che da un parte ha impoverito la Terra e dall’altra l’ha arricchita, negativamente, inondandola di messaggi, teorie, parlato, l’ha costretta a piegarsi alle sue esigenze e ha fornito a questa azione il supporto ideologico. In “Proletkult” non c’è una cosa che torna a ben vedere, nel senso che non esiste ritorno, correlazione, tra ciò che diciamo/facciamo e ciò che vorrebbe il pianeta. A forza di spingerci in avanti forse saremo noi ad avere bisogno di un Nacun sperduto da qualche parte nella galassia.
Marco Caneschi
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Come sarebbe andata se… se la riforma protestante avesse attecchito in Italia, se le 13 colonie d’America avessero perso nella guerra contro la madrepatria inglese, se il #Proletkult di Bogdanov fosse diventata la linea ufficiale della rivoluzione sovietica al posto del militarismo gerarchico-partitico di Lenin. Ci sono corde nei lettori, le mie hanno indotto a maturare minore empatia del solito. Questione di interesse, è così e non posso farci nulla. Questo sconfitto dalla storia, eroe solitario che in modo sofferto riflette su ciò che poteva essere e invece è stato, trascina il romanzo verso la sufficienza stentata secondo @barney_marco . Nonostante Proletkult riservi altro, e magari a qualcuno piacerà da matti. Lo avete letto? Che ne pensate? Domani troverete la recensione sul sito! #Einaudi #instalibri #instabook #WuMing #inlibreria #romanzo #bookstagram

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