mercoledì 11 dicembre 2019

#PLPL19 - «Con la mia scrittura voglio recuperare la tradizione gotico-rurale italiana»: intervista ad Aldo Simeone.

Aldo Simeone è un giovane sorridente e cordiale. Ci incontriamo nella sala lounge del Roma Convention La Nuvola nel corso dell’edizione del 2019 di Più libri più liberi, la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria. Entriamo in sintonia senza difficoltà e allora emerge chiaro come mai, quando avevo letto in anteprima il suo romanzo d’esordio, Per chi è la notte pubblicato da Fazi Editore, la storia del piccolo Francesco e della leggenda degli streghi in Garfagnana mi aveva subito conquistato. Ho ritrovato la stessa energia e vitalità, seppur ammantata di profondità, che contraddistingueva il romanzo nello scrittore pisano classe ’82 che lavora alla Loescher di Torino curando testi di storia e musica. Spontaneamente ci siamo dati del tu e abbiamo iniziato a dialogare come due amici.

Per chi è la notte è, prima di tutto, una storia di amicizia tra bambini. Credi che le esperienze definitive della vita siano proprio quelle vissute tra infanzia e adolescenza?
Assolutamente sì, quella è un’età di svolta fondamentale e credo proprio che questo romanzo rappresenti un momento di passaggio da un’età a un’altra, una crescita. Non è un caso che anche il mito garfagnino abbia come discrimen i 12 anni. Secondo il folklore, infatti, si nasce streghi se si viene al mondo tra il 24 e il 29 giugno e proprio all’età di 12 anni si è chiamati a passare una notte nel bosco senza mai rispondere ai richiami; se si raggiunge l’alba con successo si verrà liberati dalla maledizione di nascere streghi. Non è un caso che l’età discrimen, come dicevi, sia appunto questa della pre-adolescenza e quindi anche la tematica del bosco e dell’attraversamento dello stesso che racconto nel romanzo ha molto del rito di passaggio.

Un punto su cui mi preme molto discutere è la differenza esistente tra realtà e verità. Francesco, sebbene sia solo un bambino, ha ben chiaro il discrimen tra le due entità, consapevole che una non prevalga sull’altra. Puoi spiegare a chi non ha letto il libro cosa differenzia ciò che è vero da ciò che è reale?
È un punto molto importante per me. Il concetto di realtà non coincide esattamente con quello di verità: una cosa che noi viviamo e quindi pensiamo sia reale, può anche non essere vera. In un articolo ho raccontato un episodio della mia infanzia: sono convinto di aver visto, da bambino, una mano mostruosa uscire dallo scarico di un water di un autogrill; evidentemente all’epoca avevo paura di rimanere chiuso in un bagno e di essere lasciato da solo e tutto questo ha condizionato la mia immaginazione. Ovviamente in quel bagno non c’era nessun mostro, ma le sensazioni vissute erano assolutamente reali. Questo gioco tra reale e vero nel romanzo riguarda il protagonista e il suo rapporto con tutte le leggende garfagnine. Si può dire che non fossero reali? Per lui queste esperienze erano assolutamente vere, hanno una loro presenza concreta nella paura che lui prova. Mi è piaciuto giocare su questa ambivalenza perché, ad esempio, le luci che si intravedono nel bosco vicino alla casa di Francesco sono, per lui, manifestazioni reali della presenza degli streghi, ma in verità è altamente probabile che fossero le torce dei partigiani nascosti.

Per chi è la notte
di Aldo Simeone
Fazi Editore, 2019
pp. 284

€16,00 (cartaceo)
€5,99 (ebook)

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Il Bosco degli streghi e le leggende che lo circondano regolano la vita degli abitanti di Bosconero, eppure in questo romanzo la superstizione non diventa sinonimo di irrazionalità quanto di istigazione alla fantasia per i bambini e di regole di vita per gli adulti. Quando è successo che noi italiani ci siamo dimenticati della nostra culturale popolare, fucina di sogni e immaginazione, in favore di idee come il terrapiattismo e antivaccinismo, parimenti irrazionali ma, in questo caso, in grado di alimentare solo l’oscurantismo ideologico?
Accipicchia, hai colto un aspetto interessantissimo su cui non avevo riflettuto ma che mi fa anche capire come mai io sia così interessato al folklore e alle leggende popolari del nostro Paese. Il mito ha delle regole, è una forma di rappresentazione della realtà abbastanza ferrea, mentre le correnti di idee che tu hai menzionato sembrano procedere in maniera anarchica. Credo che, culturalmente parlando, questo strappo sia avvenuto nel secondo dopoguerra e negli anni Sessanta e Settanta, quando l’Italia ha effettuato una sorta di sprovincializzazione forzata, eliminando dalla cultura ciò che c’era di popolare con la conseguenza, però, di una perdita delle nostre radici. I fenomeni che citi hanno una matrice estera, quindi credo che anche l’"americanismo a tutti i costi" possa avere avuto qualche responsabilità. Mi fa piacere che tu abbia colto questo punto perché attraverso la mia scrittura vorrei effettuare un recupero del folklore italiano. Non sono il primo a farlo, un autore a cui sono molto legato, Eraldo Baldini, ha già scritto opere del genere: non dobbiamo rinunciare alla cultura estera, ma al tempo stesso dobbiamo fare in modo che questa si integri con il nostro patrimonio gotico rurale.

E quindi viene spontaneo dire che la Garfagnana ha un ruolo centrale all’interno della storia. Quale rapporto c’è tra la letteratura e i luoghi?  
C'è un rapporto enorme. Io sono convinto che una storia non possa svolgersi allo stesso modo in luoghi diversi. Il luogo la condiziona immensamente non solo nella geografia, ma perché ogni luogo ha una sua cultura e un suo linguaggio. Per me aver costruito l’intreccio di Per chi è la notte è coinciso con l'aver trovato i luoghi in cui ambientare le vicende dei protagonisti. Prima della stesura avevo l’idea di voler scrivere di questi temi, ma tutto si è concretizzato solo quando amici di famiglia mi hanno portato in Garfagnana e grazie a loro ho visitato quella che è poi diventata la casa di Francesco. Lì ho visto come e quando dovevano svolgersi i fatti e chi sarebbe stato il protagonista.  Dato che in Garfagnana le ferite della Seconda Guerra Mondiale sono ancora visibili, lì ho deciso che avrei ambientato la storia nel secondo conflitto mondiale.

Infatti il tuo romanzo è ambientato dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Che lavoro hai fatto per raccontare i fatti in maniera coerente? Ti sei affidato ai documenti o ai racconti orali?
Per lavoro, in casa editrice, mi occupo dei testi scolastici di storia, quindi la documentazione è il mio pane quotidiano. Però devo dire che la scintilla che mi ha spinto a fare della Storia che conosco delle storie da raccontare, emotivamente ricche, è stato il racconto orale delle persone a me vicine. Alcuni aneddoti del romanzo, anche quelli più incredibili, provengono dall’oralità. Per esempio l’abitudine che avevano i bambini, durante la guerra, di non pensare alla fame mettendo le dita nella presa elettrica e ricevere quindi una scossa in grado di distrarli, viene da un ricordo di mio padre che ha vissuto in prima persona questa esperienza.

Nel romanzo, accanto ai protagonisti, ruotano una serie di personaggi. In che modo, da scrittore, ti sei misurato con questa coralità?
Credo che il momento in cui si ha una storia sia quando lo scrittore ha in mente i personaggi a tutto tondo, inclusi dettagli che poi, magari, non userà nel libro, dai gusti alimentari alle abitudini, dai vizi e le virtù fino al modo di vestire. Avere tutto ben chiaro nella mente è per me è un passaggio fondamentale affinché la voce narrante possa essere vera e sincera, coerente e autentica. C’è da dire che ciascuno dei personaggi porta con sé il ricordo di qualcuno che ho conosciuto nella mia vita. Per esempio, Don Dante ha il nome di un prete che conoscevo da bambino. Ogni personaggio porta con sé molte delle mie esperienze umane.

Proprio Don Dante è il mio personaggio del cuore: ce n’è uno a cui tu sei affezionato?
Sono tutti pezzi di me ed è molto difficile dirlo. Ma se volessi lanciare il cuore oltre l’ostacolo, il mio personaggio del cuore sarebbe Francesco perché lui ha molto di me, dei miei limiti e delle mie angosce. Le grandi difficoltà relazionali che lui ha (nello specifico avere sempre paura di dispiacere gli altri), ecco, dicono molto di me.

Hai già un altro romanzo in lavorazione? Puoi anticiparci qualcosa?
In realtà ho già finito di scriverlo! Il problema che, per me, finire di scrivere la storia è l’inizio del lavoro perché la revisione mi toglie tantissime energie. Al momento mi trovo proprio in questa fase di controllo e riscrittura. Ho scritto un romanzo che continua un tema che non sono riuscito a esaurire con Per chi è la notte, cioè le relazioni nell’età dell’adolescenza. I protagonisti sono un po’ più grandi di quelli del mio primo romanzo, vivono nei miei anni (gli Ottanta) e pur rimanendo sempre in Toscana questa volta ci spostiamo invece tra Firenze e Pisa. Dietro la storia c’è un altro fatto a cavallo tra mito  e realtà: in età preistorica la Toscana era un grande lago abitato da enormi cetacei simili a balene i cui fossili vengono spesso alla luce quando vengono effettuati degli scavi. A partire da questa verità storica si è generato in me quell’immaginario particolare e nuovo che fa da sfondo, appunto, al nuovo romanzo.

Intervista a cura di Federica Privitera