martedì 3 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA - «Noi adulti siamo il ponte tra il bambino e la realtà. Non escluderli è compito nostro»: un sussidiario per... i genitori

Sussidiario per genitori (con esercizi). Consigli di un maestro per far piacere la scuola a tuo figlio
di Alex Corlazzoli
Mondadori, 3 settembre 2019

pp. 180 
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Ci vuole entusiasmo: la scuola di oggi ha bisogno, oltre della ovvia preparazione del corpo insegnanti, di passione nel trasmettere la bellezza di ciò che si sta studiando. Nel suo ultimo libro, Sussidiario (con esercizi) per genitori, il maestro e giornalista Alex Corlazzoli si rivolge direttamente a chi dovrebbe proseguire l'azione degli insegnanti fuori da scuola, ai genitori. No, non si tratta di far fare i compiti e subire la sterile ripetizione a memoria di questa o quella lezione, ma di operare giorno dopo giorno alla costruzione del sapere e soprattutto alla curiosità dei bambini. Non imporre la lettura, ma dare il buon esempio circondandosi di libri che vengono regolarmente letti e sfogliati, spesso insieme. E mai sottrarsi alle domande, né a scuola né a casa: bisogna solo trovare un modo abbastanza semplice perché i bambini possano comprendere le risposte, stimolandoli anzi a cercare insieme il significato della parole. Ecco che i suoi alunni si sono trovati a riflettere sulla democrazia, sulla Brexit, sulla cronaca nera, sul Parlamento, sviluppando pian piano senso critico.
Italiano, storia, geografia, educazione civica, matematica, scienze, arte, musica: niente si ferma al libro di testo, ma anzi Corlazzoli suggerisce esercizi alla portata di tutti (e anche divertenti): esperimenti scientifici fai-da-te, stimoli di scrittura (che vanno oltre il solito tema da scrivere a casa), approcci "onnivori" alla musica e all'arte. Ad esempio, per mostrare ai propri figli come la storia continui a essere presente tra di noi anche quando si chiude il libro, la parola d'ordine è: viaggiare! E mentre si viaggia interessarsi del luogo, delle usanze, delle meraviglie della storia e dell'arte lì presenti. Insomma, aprire gli occhi e farli aprire anche a chi amiamo, mostrando come anche mamma e papà non la smettano mai di imparare e di coltivare la bellezza. 
Nel suo agile sussidiario, rapisce come le proposte non siano mai sovradimensionate alla mente dei bambini, ma come vogliano alimentare la loro sete di conoscenza e di esperienza: perché fossilizzarsi a ingenui (e spesso bruttarelli) lavoretti, quando nell'ora di educazione all'immagine si può uscire e visitare le bellezze artistiche del proprio paese / città? Il patrimonio artistico c'è, anche il più piccolo borgo può vantare qualcosa degno di nota, e poi si può provare a riprodurre quel che si vede, a "sporcarsi le mani". 
Per il suo contributo originale, supportato di volta in volta dalle parole di Don Milani e della scuola di Barbiana, da Gianni Rodari, Mario Lodi e da altri grandi nomi del mondo della didattica, Sussidiario (con esercizi) per genitori è un libro che aiuta ad aprire la mente in modo brillante e a tratti giocoso, insegnando ai bambini che "protestare" (in senso etimologico) è un diritto e che alzare la mano per porre una domanda può essere una risorsa per tutti. Per i tanti stimoli proposti nel libro, abbiamo intervistato l'autore.


Alex Corlazzoli in una foto di © Marco Foglia
Come viene vista la sua scelta di portare in classe i quotidiani per lavorare con gli alunni a partire dagli articoli? La cronaca fa paura ai genitori? E qual è la reazione dei bambini? 
Non sempre l’idea di far leggere il quotidiano ai ragazzi piace ai più grandi. Spesso è vista da qualche genitore e soprattutto da qualche dirigente scolastico come una perdita di tempo. Ma è don Milani a farmi da faro rispetto a questo problema. Il priore di Barbiana in “Lettera ad una professoressa” scriveva: “Sotto gli esami due ore di scuola spese sul giornale ognuno se le strappa dalla sua avarizia. Perché non c’è nulla sul giornale che serva ai vostri esami. È la riprova che c’è poco nella vostra scuola che serve alla vita. Politica e cronaca cioè le sofferenze degli altri valgono più di voi e di noi stessi”. A infastidire sono soprattutto alcuni articoli. Leggere di un ragazzino gay che si è suicidato perché preso in giro dagli amici è pericoloso perché il giorno dopo rischi di trovarti sette mamme al cospetto della scuola a chiedere il perché della lettura di quell’articolo a dei bambini. Eppure il quotidiano è proprio lo strumento che ci aiuta ad iniziare un cammino, a non lasciare da parte nulla delle curiosità dei bambini. Gli alunni imparano da subito che nel giornale ci sono le materie che si ritrovano a studiare e spesso usano proprio gli articoli per approfondire, per capire. 

Nel suo libro sottolinea spesso l’importanza di scrivere al di fuori dei compiti assegnati: può farci qualche esempio per stimolare il gusto di scrivere nei più piccoli? 
La fantasia dei bambini è ciò di più prezioso che abbiamo a disposizione ma spesso la imprigioniamo in compiti che impediscono di manifestarsi. Spesso mi son ritrovato ad avere a che fare con bambini che hanno realizzato, dopo averne letto uno vero, un loro giornale in classe. In maniera artigianale, con i fogli pinzati l’uno con l’altro, disegni e fotografie; i ragazzi imparano a scrivere editoriali, articoli di cronaca, di cultura, di arte oltre a inventarsi persino il meteo.

E in questa scuola delle competenze, come spesso si sente dire, quale peso è necessario dare alla fantasia, secondo lei? 
La fantasia è la protagonista assoluta della scuola. Serve fantasia per fare italiano, matematica, scienze, arte. Serve la fantasia per stare con gli altri, per stringere un rapporto con maestri con diversi caratteri. Serve fantasia per inventarsi una ragione per alzarsi ogni mattina e andare a scuola. Serve la fantasia per giocare, per vivere un viaggio d’istruzione. Serve la fantasia quando si usano le mani, le gambe, le braccia; quando si usa la testa. La fantasia è l’ingrediente numero uno dello stare a scuola.

Spesso la grammatica è associata a un’idea di lezione noiosa. Esiste un “antidoto”? 
Ci sono tanti giochi che si possono fare con la grammatica. Uno di questi è il gioco dell’oca. Così anche a casa il ripasso dei verbi può diventare divertente. Occorre poco per realizzarlo. Un foglio da disegno bianco; dei bottoncini colorati per i segnalini; un dado; dei fogli di tre colori per realizzare tre mazzi di carte; matite colorate e forbici. Per prima cosa va preparato un percorso a caselle con un punto di partenza e un punto d’arrivo. Il “giro” dev’essere di quaranta caselle contraddistinte da tre colori diversi, ciascuna abbinata al proprio mazzo di carte dello stesso colore. Ad esempio rosa, azzurre e bianche. Le prime propongono domande sui tempi semplici (presente, imperfetto, passato remoto, futuro semplice) dei verbi essere e avere delle tre coniugazioni. I quiz possono essere di due tipi: “dimmi tutto il passato remoto del verbo essere” o “dimmi tutto l’imperfetto del verbo avere” oppure “declina il verbo sentire alla terza persona singolare tempo presente”. Le carte azzurre mettono, invece, alla prova sui tempi composti (passato prossimo, trapassato prossimo, trapassato remoto, futuro anteriore) dei verbi ausiliari e dei verbi delle tre coniugazioni. Per esempio: “Dimmi tutto il passato prossimo del verbo avere” oppure “declina il verbo sentire alla seconda persona singolare tempo futuro anteriore”. Le carte bianche infine sfidano a riconoscere al volo il tempo e la persona di un verbo al modo indicativo: “Tempo e persona di fosti” o “tempo e persona di giocarono”. Il resto sono le consuete regole del gioco dell’oca: quando il giocatore capita su una casella rosa, pesca una carta rosa, la legge e risponde. Se sbaglia, retrocede di due caselle e aspetta il turno successivo per il lancio del dado. Se capita sulla casella azzurra fa lo stesso procedimento ma retrocede di una sola casella se compie un errore. Diversa la carta bianca: chi la prende sfida il giocatore più vicino a lui sulla plancia. Tra i due, il primo a dare la risposta giusta, avanza di due caselle. Vince chi raggiunge per primo la casella “Arrivo”. 

Quanto è importante a suo parere introdurre il dibattito fin da piccoli, un po’ come fanno nelle scuole anglosassoni? 
Credo che il dibattito sia una preziosa occasione per imparare i ruoli nella società oltre ad essere un’occasione per apprendere come ascoltare gli altri. È attraverso il dibattito che ogni bambino si sente protagonista perché ciascuno ha un suo spazio, ha la possibilità di prendere la parola e sa che in quel momento gli altri lo ascoltano perché l’ascolto è l’elemento essenziale per poter stare nel “gioco”. È estremamente interessante usare il dibattito con i bambini a seguito di un conflitto o nel momento in cui c’è da prendere una decisione insieme. 

Più volte nel libro auspica che si giunga a una scuola aperta al mondo, anche sotto il profilo architettonico. Cosa cambierebbe o cosa costruirebbe ex novo? 
Abbiamo bisogno di scuole nuove e di nuove scuole. Quando scrivo “scuole nuove” intendo l’importanza di rimettere mano agli edifici già esistenti per creare spazi rinnovati, capaci di coniugare le esigenze della didattica all’architettura. Penso ad esempio, all’importanza di creare un’“agorà” anche in quelle strutture che esistono da decenni: ci dev’essere uno spazio comune, dove potersi accogliere e dove accogliere, dove incontrarsi. Così come si potrebbero abbattere alcune pareti per fare delle aule degli spazi laboratoriali dove lavorare insieme tra classi. Ex novo costruirei delle scuole dove ogni aula abbia un giardino, un luogo dove poter sperimentare all’aperto, dove poter uscire anche nella stagione invernale. 

Negli ultimi anni il Ministero dell’Istruzione ha ribadito l’importanza dell’ora di Cittadinanza in classe e non sono pochi gli insegnanti smarriti davanti a questa richiesta (tutt’altro che nuova, peraltro). In realtà, si può fare Cittadinanza a partire da tantissimi stimoli diversi. Da dove partire con gli alunni delle elementari? 
Si può partire dalla nostra Costituzione, dai suoi primi dodici articoli. È un libro adatto ad ogni età e una lettura fatta insieme, tradotta dagli insegnanti, può portare ad un lavoro stimolante e costruire le fondamenta per ogni altro discorso sulla cittadinanza. La Costituzione si può disegnare, raccontare a fumetti, rappresentare in forma teatrale. È un testo che non può essere lasciato negli armadi ma va usato, rispolverato, nel vero senso della parola. 

A furia di escludere la politica dalle classi (e non parlo di ideologie politiche, ma politica tout-court), non si rischia di creare cittadini indifferenti a quel che avviene nel mondo? Cosa suggerisce? 
Abbiamo bisogno di tornare a parlare di politica con la “P” maiuscola nelle nostre classi. Quando entro in un’aula ho davanti a me dei cittadini che hanno pari dignità di chi vota. Anche loro respirano la stessa aria, bevono la stessa acqua, vivono la città. Scrivere un volantino sull’importanza del risparmio dell’acqua dopo averla studiata in scienze per poi distribuirlo per le strade del paese non è fare politica? Andare in un supermercato e capire le etichette dei capi d’abbigliamento o da dove vengono le arance e l’ananas non è fare politica? Così lo è quando eleggiamo in classe il sindaco e la giunta della scuola, insegnando ai ragazzi a stendere un programma, a candidarsi, a cercare i voti tra i propri compagni. O ancora è politica andare a conoscere il sindaco della propria città, visitare il Parlamento o il consiglio regionale. Non dobbiamo voltare le spalle alla politica ma comprenderla, viverla fin dai primi anni della scuola dell’infanzia

Concludiamo con una domanda che poniamo a tutti gli autori che partecipano alla rubrica #SpecialeScuola quest’anno: se avesse la possibilità di cambiare una cosa della scuola italiana già da domattina, con uno schiocco di dita, cosa trasformerebbe? 
Toglierei, dove ci sono, i banchi per fare un unico tavolo a cerchio dove tutti possano guardarsi in faccia mentre si parlano. 

Cosa, invece, vorrebbe conservare così com’è? 
Nulla. La scuola va ribaltata come un calzino. Ha bisogno di un rinnovamento totale, di una vera e propria rivoluzione che coinvolga gli insegnanti, i genitori, i bidelli, i presidi. Va cambiata la didattica, la formazione, l’architettura; vanno modificati i tempi-scuola; il modo di affrontare le lezioni; vanno eliminati i compiti a casa così come concepiti fino ad oggi.


Intervista a cura di GMGhioni




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«La fantasia dei bambini è ciò di più prezioso che abbiamo a disposizione ma spesso la imprigioniamo in compiti che impediscono di manifestarsi. Spesso mi son ritrovato ad avere a che fare con bambini che hanno realizzato, dopo averne letto uno vero, un loro giornale in classe. In maniera artigianale, con i fogli pinzati l’uno con l’altro, disegni e fotografie; i ragazzi imparano a scrivere editoriali, articoli di cronaca, di cultura, di arte oltre a inventarsi persino il meteo.» Ci vuole entusiasmo: la scuola di oggi ha bisogno, oltre della ovvia preparazione del corpo insegnanti, di passione nel trasmettere la bellezza di ciò che si sta studiando. Nel suo ultimo libro, Sussidiario (con esercizi) per genitori, il maestro e giornalista #AlexCorlazzoli si rivolge direttamente a chi dovrebbe proseguire l'azione degli insegnanti fuori da scuola, ai genitori. No, non si tratta di far fare i compiti e subire la sterile ripetizione a memoria di questa o quella lezione, ma di operare giorno dopo giorno alla costruzione del sapere e soprattutto alla curiosità dei bambini. Oggi sul sito trovate l'intervista esclusiva all'autore a cura di @gloriaghioni per lo #SpecialeSCUOLA 2019! #Mondadori #bookstagram #novità #inlibreria #sussidiariopergenitori #Criticaletteraria #book #instabook #instalibri
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