martedì 27 agosto 2019

Che cosa fanno tre serbi e due musulmani? Cinque amici per la pelle

Tre serbi, due musulmani, un lupo
di Luca Leone e Daniele Zanon
Infinito Edizioni, 2019



pp. 296

€ 15,00 (cartaceo)
€ 4,89 (ebook)




Non è semplice raccontare di un conflitto come quello che ha insanguinato la ex Jugoslavia non molti anni fa. Innanzitutto perché il tempo trascorso è ancora breve e le ferite inferte non si sono ancora rimarginate. E poi perché si tratta di una guerra che l'Europa ha colpevolmente rimosso, prima (non dando importanza ai fermenti nazionalistici che sotto traccia infettavano i territori), durante (volgendo lo sguardo altrove, mentre accadevano atti di una ferocia inenarrabile) e dopo (cercando di chiudere velocemente i conti con la Storia). Il risultato è che non tutti hanno chiara contezza di che cosa sia avvenuto a un braccio di mare dalle nostre spiagge, poco più di 20 anni fa.
La generazione che nulla ne sa in assoluto è quella dei ragazzi, all'epoca o neppure nati o troppo piccoli per interessarsi a fatti raccontati nei telegiornali e adesso non aiutati dai programmi scolastici di storia che al Novecento già faticano ad arrivare, figuriamoci agli anni Novanta. Eppure basterebbe fare qualche nome, solo per limitarsi allo sport: Novak Djokovic, classe 1987, serbo (madre croata e padre montenegrino), che da ragazzino si allenava nelle zone bombardate dalla Nato; Edin Dzeko, classe 1986, bosniaco, che ha passato l'infanzia a nascondersi per trovare riparo da spari e bombe; Miralem Pjanic, classe 1990, bosniaco, costretto a lasciare la sua patria per il Lussemburgo, come, d'altra parte, Mario Mandzukic, 1986, croato, costretto a riparare in Germania. Per non parlare del Pallone d'oro, Luka Modric, 1985, croato, il cui nonno fu assassinato dai serbi, e che imparò a tirare i primi calci nel parcheggio di un ex albergo adibito a rifugio di fortuna per i profughi croati. I giovani che scandiscono il loro nome negli stadi spesso non immaginano nemmeno quanto l'infanzia di questi campioni sia stata difficile, cresciuti come furono nella guerra e nell'odio razziale.
Un buon modo per far sapere ai Millennials che cosa è successo non ai loro bisnonni e trisnonni, ma ai loro campioni del cuore, a ragazzi appena poco più grandi di loro, rimane pur sempre la letteratura, il caro, vecchio, buon romanzo. Un libro potrebbe davvero rappresentare un ponte perché sappiano e perché scatti in loro quella fiammella civile che li porti a dire: "Mai più".
Tre serbi, due musulmani, un lupo è un romanzo che va esattamente in questa direzione. Scritto da Luca Leone, giornalista, grande conoscitore dei conflitti balcanici, e da Daniele Zanon, sceneggiatore e regista, il libro, che si rivolge prettamente a un pubblico di ragazzi, prende le mosse da quel momento in cui in una cittadina bosniaca, Prijedor, da poco passata nella Repubblica serba di Bosnia, entra nel vortice della guerra e da tranquillo posto di provincia, dove serbi ortodossi e musulmani convivono da sempre condividendo scuole, condomini, amicizie, amori, matrimoni, si trasforma nell'anticamera dell'Inferno.
Gli autori scelgono di raccontare le terribili vicende del libro dal punto di vista di un gruppetto di ragazzini tredicenni, compagni di scuola: tre serbi, Zlatan, Milorad e Jelena, con il suo inseparabile lupo Vuk, e due musulmani, i gemelli Faris ed Emina. A unirli è una grandissima amicizia e nulla li divide, né religione, né cultura, né usi e costumi diversi. Sono solo un gruppo di amici che la giovane età lega di un sentimento che ha l'orizzonte dell'eternità. Ancora non sanno che quella famigerata primavera del 1992 (purtroppo solo la prima di tante) li costringerà a diventare adulti di colpo.
Partono le prime avvisaglie di quella che tristemente impareremo a definire "pulizia etnica" e i serbi iniziano a rastrellare tutti i "non serbi" dalla città per avviarli in quelli che, si sussurra, sembrano proprio campi di prigionia: Keraterm, Trnopolje, la miniera di Omarska. Prigionia? Ma per chi? Ma è possibile? Queste cose avvenivano durante le guerre mondiali, anni prima, non può essere che il mondo, e soprattutto l'Europa lascino fare. Eppure accade proprio questo e anche i due piccoli gemelli musulmani vengono fatti salire su un camion e portati al campo. Ma naturalmente i tre piccoli amici serbi non ci stanno e armati di rabbia, di fionda e bulloni e di una mazza da baseball (sempre accompagnati dal fedele lupo) si dirigono alla volta di Trnopolje decisi a liberare i loro amici. E mentre le fila dell'orrore vengono tenute dai cattivi maestri, come lo psichiatra e presidente Radovan Karadzic, il maestro buono dei cinque ragazzini è una figura grande e positiva, la cui luce non fa a tempo a brillare.

Josip pensò ai suoi ragazzi, studenti della scuola media di Prijedor. Erano come tutti i ragazzi del mondo. Alcuni volonterosi, altri svogliati. Appartenevano a famiglie molto diverse, almeno sulla carta. C'erano ragazzi croati di tradizione cattolica, bosniaci musulmani e serbi ortodossi. E poi c'erano gli "altri". Le minoranze. I suoi ragazzi erano in grado di vivere in pace, ma  il mondo, alle loro spalle, la pensava diversamente. In uno strettissimo orizzonte temporale, il professore vedeva il rischio che anche i suoi studenti sarebbero stati costretti a mettersi gli uni contro gli altri. (p. 46)

Quanto ci aveva visto lungo il professore! Non passerà molto tempo prima che i ragazzini della scuola vedranno il loro mondo crollare miseramente, saranno costretti ad assistere a cose che l'occhio umano non dovrebbe mai vedere: nulla della violenza perpetrata dai paramilitari contro i non serbi viene infatti risparmiata agli occhi dei bambini. Violenza cieca, stupida, gratuita, inferta per divertimento. E mentre il "gioco poteva avere inizio" nei campi di prigionia, anche per Zlatan, Milo, Jelena e il lupo la sfida prende l'avvio. La posta in gioco? La liberazione di Faris ed Emina, la bella ragazzina che faceva battere il cuore di Zlatan e sulla quale si sono già poggiati gli schifosi occhi e le viscide mani del colonnello Karpov.

Da qui si dipartono i due piani di lettura di cui consta il libro: uno, più propriamente favolistico, che racconta le vicende dei ragazzini all'assalto e uno, ben più drammatico, direi quasi cronachistico, delle atrocità compiute dai paramilitari serbi e russi nei confronti di uomini, donne e bambini rinchiusi nei campi di prigionia e sterminio. I due piani narrativi, a volte, tendono a scorrere l'uno sopra l'altro, senza fondersi completamente e se la ferrea convinzione dei ragazzi a liberare i loro amici e le peripezie da loro compiute per arrivare all'obiettivo fanno sembrare il romanzo una lettura adatta ai più giovani, di certo le violenze che accadono all'interno dei campi di prigionia, narrate senza sconti, rendono il libro un po' troppo crudo per lettori ancora acerbi. Se proprio vogliamo dare una fascia di pubblico a questo romanzo, la possiamo individuare, oltreché naturalmente negli adulti, nei giovani degli ultimi anni delle scuole superiori (un consiglio ai prof: inseritelo nelle famose liste di libri consigliati). E se in alcuni punti le gesta dei tre ragazzini serbi possono essere tacciate di inverosimiglianza e di eccessiva irrealtà favolistica, non dimentichiamo che l'intento del romanzo è quello di essere un simbolo, una testimonianza narrativa di ciò che avvenne. Vista dagli occhi degli innocenti.
Non racconterò altro della trama (ah dimenticavo, oltre al lupo, c'è pure un orso che fa la sua parte), mi limito a fare un paio di osservazioni: i dialoghi, a volte, intendendo esprimere un mondo di valori, opinioni e sentimenti tipici di un popolo, corrono il rischio di risultare un poco artificiosi in bocca a dei ragazzini, pur se cresciuti improvvisamente.

Nonostante queste piccole discrepanze, Tre serbi, due musulmani, un lupo è un libro da leggere perché ha il pregio di ricordare che cosa avvenne in quei territori e onore al merito per Infinito edizioni, questa piccola casa editrice di Formigine (Modena) che ha scelto come fulcro dei suoi interessi il rispetto dei diritti umani (basta sfogliare il loro catalogo, ricco in particolare di testi sulla guerra nei territori della ex Jugoslavia,  per rendersi conto di come questa realtà editoriale voglia essere presente là dove il rispetto è soltanto una parola priva di significato).

Rosatea Poli







Prijedor, 1992. I venti di guerra, che stanno già stringendo Sarajevo nella morsa dell’assedio, cominciano ad arrivare anche in questa tranquilla cittadina dove serbi ortodossi e musulmani condividono condomini, scuole, amicizie, matrimoni. Iniziano i rastrellamenti e i musulmani vengono deportati in quelli che, si sussurra, sembrano proprio campi di prigionia. Ma perché? E poi perché anche Emina e Faris, i due gemelli tredicenni? Zlatan, Milo e Jelena, in classe con i gemelli, non ci stanno e, in mezzo a crudeltà di ogni genere, cercheranno di fare del loro meglio per liberare i due compagni. In mezzo alla storia ci sono anche un orso e un lupo. Ce la faranno? Se lo sta chiedendo con ansia anche Sabrina, @book_the_travel, alle ultime pagine del libro. Di cui vi parlerà sul sito di #criticaletteraria (senza spoilerare il finale, ovviamente)... #treserbiduemusulmaniunlupo #infinitoedizioni #libro #inlettura #leggo #stoleggendo #recensionilibri #recensione #bookstagram #bookish #booklover #books #bookalicious #bookblogging #ilovebooks
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