venerdì 15 febbraio 2019

Storie di salite e di cadute: "Il rimedio miracoloso" di H.G. Wells

Il rimedio miracoloso
di H.G. Wells
Fazi Editore, 2019

Traduzione di Chiara Vatteroni

pp. 430
€ 20,00 (cartaceo)



«Devi fare il bravo, George», disse. «Devi imparare... E non devi metterti contro i tuoi superiori e contro chi ti è socialmente superiore... E neppure invidiarli».
«No, mamma», dissi.
Fu una promessa avventata.

L'Inghilterra vittoriana offre molte possibilità. Innovative tecnologie, persone energiche e con uno sguardo rivolto prepotentemente al futuro, la pubblicità, il nuovo che avanza sono un fertile humus per chiunque abbia abbastanza spregiudicatezza per approfittarne. George Ponderevo, figlio di una governante di una casa nobiliare, viene colpito da questa "forza obliqua" del progresso che lo rapisce al suo ceto sociale e lo innalalza a vette che mai avrebbe immaginato: essere il braccio destro di suo zio, farmacista e inventore di un tonico eccezionale, il Tono- Bungay. Da queste boccette di ricostituente scaturisce il loro successo e diventa inesauribile fonte di denaro, di progetti e nuove possibilità. Però, si sa, quando si sale così in alto e così in fretta, le cadute possono essere molto dolorose. 
H.G. Wells, apprezzato e celebre autore britannico di fantascienza, con Il rimedio miracoloso indaga sulla società britannica del suo tempo, così rutilante e multiforme da essere più estrosa di qualunque invenzione fantascientifica si possa mai immaginare.

«Vedi», disse mio zio in un lento bisbiglio confidenziale, con gli occhi ben spalancati e la fronte aggrottata, «è gradevole per via di» (e qui nominò un ingrediente che aggiungeva sapore e un'essenza aromatica), «è stimolante per via di» (e qui nominò due tonici molto efficaci, uno dei quali ha una decisa azione sui reni). «E poi i» (e qui nominò altri due ingredienti) «lo rendono piuttosto inebriante. Fa rizzare la coda. E poi c'è» (ma qui sfioro il segreto essenziale). «Eccoti accontentato. L'ho preso da un vecchio libro di prescrizioni...»
Di imperi finanziari che si basano su una bevanda dalla composizione misteriosa ne abbiamo esempi concreti in ogni scaffale di un supermercato. Il rimedio miracoloso, proprio come queste famose bibite, ha una ricetta dalla composizione complessa. C'è di tutto, dall'analisi sociale, alla politica, all'amore, alle riflessioni filosofiche, all'autobiografia il tutto bilanciato da un pizzico di humor. A tratti dickensiano, la biografia di George Ponderevo da lui narrata in prima persona, percorre un ampio arco di tempo, dalla sua infanzia, passando per gli anni di gloria dell'impresa commerciale gestita da lui e dallo zio, fino alla bancarotta e alla costruzione di una nuova attività e di una nuova vita. Una biografia che, per quanto la voce narrante definisca "agglomerato", procede con grande ordine e descrive una parabola di grande fortuna e di un altrettanto grande crack che potrebbe benissimo essere illustrata con un grafico di bilancio in borsa.
Analizzando nell'ordine gli ingredienti che compongono la storia (e il Tono- Bungay), il primo che incontriamo è lo zio di George, Edward Ponderevo fratello del padre di George datosi alla macchia quando lui era ancora piccolo. Edward è un visionario, un truffatore, un entusiasta e istrionico imbonitore di fiera che richiama le signore decantando le meraviglie di un prodotto che, a conti fatti, è inutile. Sfruttando una vecchia ricetta con qualche aggiustamento (pericoloso per i reni, a detta di George) mette sul mercato un tonico miracoloso che è solo il primo mattone di un impero finanziario luminoso quanto falso. George di questo è ben consapevole e si esprime in maniera molto severa nei confronti dello zio. "Lui non ha creato nulla, non ha inventato nulla, non ha risparmiato nulla. Non posso dichiarare che una sola delle grandi imprese che abbia organizzato abbia aggiunto qualcosa di valido nel suo complesso" dichiara riflettendo sulla loro folle impresa. Un'impresa resa possibile da altri ingredienti che compongono la società e tra questi, su tutti, è la pubblicità. 
"La pubblicità ha rivoluzionato il commercio e l'industria; sta per rivoluzionare il mondo" dichiara Ewart, antico compagno di scuola di George. È la pubblicità a muovere l'immenso macchinario che genera fortune; è la pubblicità a generare sogni e aspettative; è la pubblicità che i personaggi sanno fare di loro stessi che tiene in piedi l'illusione. Zio Edward, e con lui la zia Susan, si sforza per cercare di sembrare "altro" e di più rispetto al piccolo e bieco farmacista per essere accettato nei circoli giusti; Marion, la prima moglie di George, vede nel matrimonio una questione d'affari che deve essere spuntata al miglior prezzo possibile e reclamizzato con il maggior sfarzo possibile. George, dal canto suo, è l'ingrediente di bilanciamento di questa avventura. Con studi solidi alle spalle, una simpatia per il socialismo e un certo cinismo e disillusione nell'osservare la vita sin dalla prima infanzia, pur disprezzando questo commercio di acqua tinta e tutto il baraccone che si è creato sulle sue spalle, cerca di organizzare e gestire con metodo l'affare e le consociate del Tono- Bungay. Senza però mai trarne un reale piacere se non quello effimero che danno i soldi e che gli consentono di cercare la propria curva ascendente in un'attività molto più nobile del commercio: il volo. Spericolato avventuriero di quest'arte e ideatore di palloni aerostatici e deltaplani, si sforza in ogni modo di alzarsi da questa terra, di sorvolare su questa società disgraziata e senza valori. Ma questa terra lo riporta costantemente giù, fino al tracollo con l'affare del pericoloso quap, un agglomerato di metalli pesanti fortemente radioattivi, che viene su dalle viscere dell'inferno pronto a divorare lui e lo zio. 
Il rimedio miracoloso è una storia di salite e di discese. Tutti provano a modo loro a innalzarsi seguendo i valori che più si confanno ai loro interessi. Lo zio Edward con i soldi, George con il volo, Marion con il matrimonio, Beatrice, la giovane e sempiterna passione di George, con l'amore. Tutti sembrano staccarsi dal suolo per poi rovinare giù facendosi più o meno male a seconda di quanto si sono innalzati. E la loro caduta dipende sempre dall'ingrediente segreto che non può mancare in un prodotto simile: la bieca forza obliqua che strappa qualcuno dal proprio ruolo e dal proprio ceto sociale e lo costringe (o gli offre la possibilità a seconda dei punti di vista) a giocare in un ruolo che non è il suo. Il nome di queste forza obliqua può essere destino, intraprendenza, fortuna, casualità, progresso... non ne siamo sicuri. Altrimenti non sarebbe davvero un ingrediente segreto.

Giulia Pretta