lunedì 10 settembre 2018

CritiCINEMA: scoprendo "Dreaming Murakami" al Festivaletteratura

Anche quest'anno non potevo perdere il Festivaletteratura perché tra tutte le rassegne e le fiere in giro per l'Italia è quello a cui sono più legata. 
Chi ama Festivaletteratura sa che c'è qualcosa che lo distingue dagli altri festival: l'atmosfera e i colori di Mantova a settembre; i cortili, le piazze e le chiese che ospitano gli incontri; le stradine strette con le case color mattone che percorri tra un evento e l'altro, misurando a memoria i tempi e le distanze; la partecipazione dei volontari che riempiono Mantova di spirito e di idee. 
Non c'è stato un anno finora in cui io abbia mancato l'appuntamento con Pagine Nascoste, la rassegna di documentari su libri e scrittori che si è consolidata negli anni come uno degli appuntamenti più seguiti nel programma del festival. 
La qualità delle scelte e l'intreccio dei temi proposti, che spaziano dalle più diverse forme di scrittura attraversando secoli, tendenze, fatti storici, fanno sì che Pagine Nascoste non sia solo una selezione di documentari: è un palinsesto editoriale di valore che permette agli ospiti del Festivaletteratura di scoprire e approfondire autori e temi andando oltre le pagine di storia più famose e adottando uno sguardo inedito su di essi. 

Sabato mattina ho visto Dreaming Murakami, un film con la traduttrice Mette Holm per la regia del giovane Nitesh Anjaan (qui il trailer).  

Il documentario racconta la storia di Holm, traduttrice danese di Murakami, alle prese con la traduzione del libro d'esordio dell'autore, Ascolta la canzone del vento. In 58 minuti di immagini liriche si condensa una riflessione profondissima sul senso della traduzione come atto difficile e necessario, come missione.
Il regista ci fa entrare all'interno di un complesso e strettissimo rapporto a due, quello tra Murakami e Holm: autore- traduttrice, autore-autrice. 
Ci facciamo spazio in una relazione esclusiva e intensa, un lavorìo da cui nasce il libro come prodotto che noi lettori conosciamo, risultato tangibile di un viaggio che dura mesi fatti di ricerche e a volte sofferenze.

Lo stile a tratti è onirico - con la rana gigante di Murakami che va in giro per Tokyo sola e malinconica - mentre ad altri è realistico e indugia sui dettagli più minuti della vita di Mette: la mela tagliata sul tavolo della cucina, gli occhi curiosi del gatto alla finestra, i libri ordinati in uno scaffale pulito, in stile scandinavo. Il dialogo tra sogno e realtà è  funzionale al racconto del mondo letterario di Murakami, ne è lo specchio ideale. Come nei suoi romanzi è dal taglio della luce o dal movimento, dall'incrocio di sguardi o da una veduta cittadina che può nascere l'illuminazione. 

Il film racconta la grandezza di Murakami, autore tradotto in oltre venti lingue, tra i più venerati dai lettori di tutto il mondo, senza mai mostrarlo; il titolo in nuce racchiude tutto il senso della ricerca costante di un contatto tra traduttore e autore, così simbiotici e così lontani
Mette Holm, traduttrice dedita e acclamata, si mette di fronte al libro come a uno specchio e ci mostra il processo di traduzione come un viaggio duro, una tensione inesausta alla scoperta dei significati. 
La vediamo rincorrere il reale alla ricerca del suono perfetto, ricostruire i contesti interrogando libri e conversando con altri traduttori, isolarsi in un albergo di Tokyo per immergersi in una solitudine così vicina a quella dei personaggi di Murakami. La conosciamo pian piano mentre gira per la città, siede nei sushi bar e chiede ai giapponesi di raccontarle la loro storia. 

Ammirevole come nella scelta dei luoghi il regista abbia condensato interi libri di Murakami: la distesa di luci della notte, le fronde degli alberi mosse dal vento, il suono delle cicale da colonna sonora. Il risultato è un affresco del Giappone lucido e commovente, con incontri che sembrano pagine di un libro, reali e surreali insieme. Un atto d'amore verso una cultura nella quale i segni scritti in verticale rappresentano una costante ricerca di equilibrio.

Il film è tutto giocato sul tema del doppio: autore-traduttore, sogno-realtà, esteriorità-interiorità, testo originale-testo tradotto, cultura giapponese-cultura europea, ideogramma-lettera.
Gli amanti di Murakami riconosceranno le sue atmosfera e si perderanno tra gli estratti, chi non l'ha ancora letto avrà voglia di inziare e magari durante la lettura si domanderà come mai il traduttore ha scelto una parola anziché un'altra.
Come un mantra ritorna in tutto il film una citazione di Murakami: 
Non esiste la scrittura perfetta, così come non esiste una perfetta disperazione.
Il film di Nitesh Anjaan rende omaggio al mestiere del traduttore come autore imperfetto alle prese con la resa perfetta. Questa frase condensa tutte le contraddizioni di un processo in cui conoscere la lingua non basta: servono conoscenza del contesto, superamento dei confini mentali e viaggi.

"It's important that we understand each other", dice la rana a un certo punto del film. 
Ecco il filo rosso del film: la traduzione come unico strumento possibile per non limitarci alla lettura degli autori della nostra lingua, l'unico vero biglietto per andare in terre lontane.


N.d.r: i film della rassegna Pagine Nascoste da gennaio 2017 sono stati messi a disposizione da Festivaletteratura e CineAgenzia in esclusiva per la circuitazione in Italia. 
I documentari possono quindi essere richiesti per singole proiezioni o per comporre un’intera rassegna in sale e circoli del cinema, biblioteche e mediateche, scuole e università, associazioni e istituzioni culturali. Maggiori info sul sito di CineAgenzia.

Claudia Consoli