venerdì 16 marzo 2018

#CriticaNera - Un giallo classico per la Milano che fu. "Il mistero della giovane infermiera" di Dario Crapanzano

Il mistero della giovane infermiera
di Dario Crapanzano
Mondadori, 2016

€ 12,00 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


Avevamo lasciato il commissario Arrigoni con lo spinoso caso del prete bello. E non avevamo nascosto le nostre perplessità riguardo la piega che stava prendendo la serie del Maigret meneghino. Forse per questo non ne abbiamo seguito l'evoluzione con la dovuta tempestività e abbiamo rischiato in parte di perderci il caso della giovane infermiera, ormai in libreria da oltre un anno. Colpevolmente, aggiungerei, non ne abbiamo scritto finora. Ma con Dario Crapanzano abbiamo un conto aperto da tempo ormai, visto che ne seguiamo la brillante carriera fin dagli esordi, sette anni or sono, con Il giallo di via Tadino, primo capitolo della serie Arrigoni che ci trasporta nella Milano degli anni '50 con suggestiva e mai stucchevole nostalgia.
Il mistero della giovane infermiera non tradisce le aspettative e riscatta il giallista milanese dopo la claudicante prova del prete bello. Siamo nel 1953, il corpo di una giovane infermiera viene trovato nei pressi di un cantiere del quartiere di Porta Venezia, a Milano. Immediatamente inizia l'indagine della squadra di Arrigoni che, non senza difficoltà, arriva alla soluzione del caso.

La struttura del romanzo è, come di consueto, quella del giallo classico, con piacevoli divagazioni nell'atmosfera anni '50 della Milano che fu e che, con grande rammarico, possiamo solo immaginare. Coadiuvato dal vice Mastrantonio e dal giovane quasi brigadiere Di Pasquale, Arrigoni procede, in un'epoca che non disponeva di grandi mezzi scientifici, con i classici interrogatori ai conoscenti della vittima, partendo dai parenti stretti e poi allargando il cerchio. Verificano alibi e moventi di tutti gli indiziati fino ad arrivare a un punto morto, quando, imbeccato dalla moglie Lucia, il vecchio Arrigoni ha l'intuizione che lo porta dritto alla soluzione del caso.

Come già successo in Arrigoni e il caso di Piazzale Loreto, Crapanzano ha l'abilità di mescolare le carte e tenere il lettore col fiato sospeso fino all'ultima pagina. Se all'epoca il colpo di genio era stato il cambio d'identità, in questo caso il giallista meneghino applica, con bravura, il principio dell'invisibilità dell'evidenza, di Dupiniana memoria. È infatti un particolare evidentissimo fin dall'inizio, ma inspiegabilmente ignorato, a determinare la soluzione del caso.

Quella del Mistero della giovane infermiera è una lettura rassicurante e di piacevole intrattenimento. Al tempo stesso, però, è una lettura che fa riflettere sul tempo che inesorabile scorre e sulla natura dell'uomo. Come di consueto il commissario Arrigoni, una volta terminata l'indagine, sottolinea il dramma che si cela dietro un caso d'omicidio. Non usa il velo rassicurante di aver riportato giustizia per non andare oltre la superficie delle cose, ma è consapevole del fatto che alla base dell'atto efferato vi siano disperazione e dolore. E quindi la vittima non è solo chi muore davvero, ma anche chi passerà il resto della sua vita in carcere e le persone che al colpevole sono legate. Senza voler attenuare la gravità dell'azione di ammazzare un essere umano, Crapanzano/Arrigoni ci ricorda che il lavoro del poliziotto, e quello del giudice, non è quello di giudicare l'uomo (o la donna), ma le sue azioni. Si tratta, probabilmente, del reale debito contratto da Mario Arrigoni nei confronti del suo omologo francese Jules Maigret.

Alessio Piras

1 commenti:

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