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Un mondo di libri

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Il mondo visto dai libri
di Hans Tuzzi
Milano, Skira, 'StorieSkira', 2014

pp. 144
€ 15


Ho trovato un libro interessante. Mi sono fidato della casa editrice Skira e ho voluto cominciare la lettura de Il mondo visto dai libri di Hans Tuzzi. Bibliofilo e scrittore, dal curioso utilizzo delle virgole, ha permesso un grazioso viaggio abbecedario nel mondo dei libri. Per chi si occupa di libri e di bibliofilia qui non trova niente di scontato. Infatti l’autore ha impostato un percorso che dall’alfabeto conduce di voce in voce a scoprire mondi di libri, alcuni veramente particolari. Se non aggiunge niente di nuovo sui studiatissimi Manuzio e la Hypnerotomachia Poliphili, sicuramente è interessante leggere su Grolier, Canevari e le loro legature, la bibliofilia di Fleming e la vera storia di James Bond, ciò che qualifica un libro raro o un non-libro e tanto altro.
In ogni “voce” di questo particolare dizionario, l’autore porta avanti il meccanismo dello scaffale infinito. A ogni libro o argomento che apre con la singola lettera, a un certo punto ci si sente catapultati in universi paralleli di stampatori, editori, fonditori di caratteri, librai, disegnatori, collezionisti di libri e quant’altro.


Un gustoso itinerario che dall’Europa del nord passa attraverso quelle fucine di cultura che furono le botteghe dei prototipografi, bibliopola o nelle case dei magnati del libro.
Anche se per ogni storia il finale è nelle sale d’asta o nei numeri di vendita dei volumi trattati, aspetto venale che però consente veramente di capire il quid di un volume antico o raro, si riesce a seguire la storia di un libro attraverso suoi possessori e le  storie delle loro vite e delle loro passioni. Ventisei capitoli per le corrispondenti lettere dell’alfabeto, ventisei mondi librari e un’infinità di nomi. 

Quei personaggi, protagonisti o meno, che intorno ai libri hanno gestito il loro piacere. Il gusto della legatura raffinata, per il formato, l’illustrazione, la particolarità dei testi e dell’edizione. Libri d’arte, letteratura popolare, scientifica e quant’altro, tutto rinchiuso nella grande rivoluzione inaugurata dall’utilizzo del codex. Un fascino che dal III-IV secolo d. C. è il mezzo di trasmissione di tutto ciò che il mondo antico, contemporaneo e moderno produce. E anche se nel nostro mondo non ci sono più libri ai livelli di quelli descritti da Tuzzi, abbiamo sempre la possibilità di accedere a qualcosa di grande, di maestoso: la cultura umana.
In una società sempre più china su se stessa, libri come questi ci dicono dove sta la modernità. Certo computer, internet, smartphone sono ormai indispensabili ma quanto ancora crediamo nella lettura? Quei libri di cui ci parla Tuzzi in passato credo siano stati non solo posseduti per un piacere fine all’oggetto. Tranne in rari casi dati dall’eccezionalità del libro in sé, quei libri sono stati letti, raccontati, condivisi, o semplicemente sfogliati perché irresistibile ne era anche il contenuto. Se solo pensiamo a cosa Aldo Manuzio, prototipografo veneziano è stato capace di suscitare con i suoi innovativi tascabili? Il mondo greco e latino in una mano o in tasca in edizione con caratteri perfetti e ad alta leggibilità! Il merito di questo libro penso sia proprio aver puntato il dito sul mondo del libro oggetto, non solo fatto di proprietà e prezzi esorbitanti, ma di avventure del cervello, di una mente umana in continuo fermento capace di produrre opere che ancora oggi noi leggiamo e studiamo, processo che ci permette di calarci negli uomini e nelle donne che li hanno pensati e poter anche noi attingere per poter trasmettere. Questo, credo, sia la cultura del libro. Oltre le sterili questioni tra libro cartaceo o schermo, qui sta o cade la nostra cultura, nel trasmettere alle generazioni future che i libro è bello e può essere fantastico amarlo, ma ciò che veramente cambia il modo di essere e di stare al mondo non sono le legature prezione o le carte raffinate ma il contenuto, se valido, umanamente qualificante e dirompente.