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La storia di una donna e della sua lotta per non perdere sé stessa: "Ai confini del vento", il nuovo romanzo di Nina Quarenghi

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Ai confini del vento
di Nina Quarenghi
Mondadori, giugno 2026

pp. 207
€ 19 (cartaceo)
€ 9.99 (ebook)

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Torna nelle librerie Nina Quarenghi con il romanzo storico Ai confini del vento, edito da Mondadori: una storia intensa che apre una pagina della nostra Soria più recente, quella del confino in epoca fascista. Se la Storia ha il compito di mettere in fila i fatti in un rapporto di causa ed effetto e di indagarli oggettivamente, la letteratura ha il dono di esplorare quali sentimenti agitano gli animi degli uomini e delle donne e di dare nome e spessore a ogni emozione vissuta. Questo fa Quarenghi: unisce al rigore della documentazione e della ricerca storica la potenza delle emozioni e dei sentimenti umani, dando vita a un romanzo storico intenso che coniuga pregevolmente finzione e verità.

Ai confini del vento è il romanzo di Ines, arrestata in quanto antifascista e mandata al confino a scontare una «speciale villeggiatura» (p.47), prima a Ponza poi a Ventotene, durante il regime fascista ed è la storia di una donna che, privata della propria libertà per dieci anni, cerca con forza e con tenacia di non perdere sé stessa. Questa è la lotta più grande per la giovane Ines, arrestata per un ideale:

ma le regole più importanti per non perdere sé stessa non le vennero fornite da nessuno, né allora né dopo. Ines le dovette costruire da sé, interiormente per camminare dritta e non scivolare in quella stanza di specchi deformati che era il confino, dove il pettegolezzo penetrava le feritoie delle menti intorpidite dalla prigionia, e la natura delle persone, in particolare quella femminile, era esposta come un arbusto aggrappato ai crinali dell’isola, costantemente alla mercé di tutta la rosa dei venti. (p. 52)

A questo si aggiunge il dolore per l’allontanamento dalla figlia, la piccola Lea, rimasta a Parigi con il padre, costretto al lavoro in clandestinità. Sarà l’attesa delle poche lettere, vero e proprio balsamo per l’anima, a scandire il tempo di Ines, confinata su quello scoglio in mezzo al mare sferzato dal vento: lettere sottoposte alla censura, lettere aperte e violate da occhi estranei, lettere che a volte, per pura cattiveria, non venivano consegnate. È durissima la vita a Ponza, ma il legame profondo di amicizia e di solidarietà con altre quattro donne rende meno doloroso il confino e dà la forza necessaria ad alimentare la lotta per un mondo più giusto: le cinque giovani donne si sentono unite «come cinque dita delicate che, serrate insieme, potevano diventare un temibile pugno» (p. 64). La vita dunque diviene più che mai Resistenza, sia fisica sia morale: ogni giorno significa resistere al freddo, alla fame, al dolore, ma significa anche e soprattutto resistere alla stupidità, all’umiliazione e alla cattiveria dei loro carcerieri

perché la cattiveria gode nel colpire l’avversario nel suo punto più tenero e la vigliaccheria le è compagna quando compie le azioni più bieche senza essere vista. (p. 128)
Ma il Bene e il Male, pur se chiaramente definiti a livello storico in oppressori e oppressi, non hanno sempre confini netti e definiti ed è nella zona grigia delle emozioni umane che Quarenghi ci mostra a nudo la natura umana: quanto ferisce un tradimento? Quanto dolore provoca il tradimento di chi pensavamo amico? L’abbandono e la solitudine sono il prezzo da pagare per chi resta saldo nei propri ideali in nome dei quali sacrifica tutto, finanche la propria vita privata. E allora sull'isola confinaria c’è spazio anche per l’amore, che nasce sempre nei cuori più puri, anche nei momenti più bui della Storia.

Numerosi sono i personaggi, storici o di finzione, che popolano il romanzo, il quale non può definirsi esclusivamente e banalmente una storia di sorellanza per il semplice fatto che ha una donna per protagonista: i personaggi tutti compongono un autentico mosaico della condizione umana in ogni sua sfumatura, messi alla prova nel microcosmo di un'isola minuscola, lontana centinaia di chilometri dal mondo.

Ai confini del vento è un romanzo che sa coniugare il piacere della lettura con la profondità della riflessione storica ed è in grado di suscitare intense emozioni nel lettore mostrandoci chiaramente che il fuoco della libertà non può essere spento dal momento che, dove c’è ossigeno, immediatamente avvampa:
Ines era contenta di sè stessa, perchè, come si era ripromessa cinque anni prima, non aveva lasciato la pelle su quell'isola. Ci avevano provato in tanti a strappargliela di dosso, ma era sempre riuscita a mantenerla integra. La pelle della sua identità di donna, di compagna, di moglie e di madre. (p. 151)
Silvana Maria Baroni