di Alessio Innocenti
Rizzoli, 2024
pp. 223
€ 29,00 (cartaceo)
Non esiste il Medioevo: questo l’assunto, volutamente
provocatorio, con cui lo studioso e divulgatore Alessio Innocenti apre il suo
volume. Il termine stesso rimanda infatti a una non età, a un’epoca prigioniera, intrappolata tra
secoli più luminosi, che finiscono per mettere in ombra ciò che sta tra l’uno e
l’altro. Medioevo è un contenitore, un’etichetta onnicomprensiva legata più
al nostro ideale che a una realtà storica che è stata invece complessa e
articolata (molto di più anche rispetto alla suddivisione canonica che pone un convenzionale
spartiacque intorno all’anno mille).
Il Medioevo non è, del resto, mai finito davvero, se si considera quante tracce ha lasciato, quante suggestioni ne sono derivate,
quanti tentativi di recupero – da
Walt Disney a Hogwarts, dal Settimo
sigillo al Trono di Spade.
Il Medioevo “immaginato” è infatti anche un Medioevo che si narra attraverso le immagini, reali o metaforiche, che possono ad esso essere ricondotte. Leggendo il mondo intorno a noi, tutto ci può parlare, raccontare di un tempo lontano: i capitelli dei chiostri monastici, le miniature dei codici antichi, le architetture laiche o ecclesiastiche, gli affreschi o i sepolcri. Gli uomini e le donne che hanno vissuto tra il V e il XIV secolo hanno abitato un mondo che comunicava per simboli, in cui il Divino e il Diabolico coesistevano e si contendevano le anime dei semplici, in cui la vita e la morte, il reale e il fantastico (o il mostruoso) non avevano confini definiti in modo netto. Esiste un immaginario del Medioevo (cioè nato e sentito in quell’epoca) e un immaginario sul Medioevo (cioè relativo al Medioevo, alimentato più o meno consapevolmente dalle generazioni dei tempi successivi).
Non esiste un Medioevo, ma ne esistono tanti, diversi e spesso in opposizione tra loro. Sono come tessere di un mosaico che si uniscono per comporre il disegno di un generico Medioevo "immaginato", che fa parte del nostro senso comune. (p. 9)
La prospettiva di
Innocenti è quella divulgativa e i
riferimenti possono essere quindi anche molto “pop”, soprattutto nella
specifica sezione di approfondimento collocata in coda al volume, che rimanda a
luoghi da visitare, titoli di film e serie tv che affrontano i temi trattati
nelle diverse sezioni. L’appendice
diventa interattiva grazie a una
serie di QR-codes che riportano a
tour virtuali, manoscritti medievali digitalizzati, e quadri in alta
risoluzione dalle più importanti gallerie, non solo europee.
Per chi abbia già conoscenze relative al periodo storico indagato, ciò che risulterà più significativo sarà la riflessione – condotta trasversalmente all’intero volume – su come la letteratura e le arti fungano da cassa di risonanza per la ricezione del Medioevo storico, e contribuiscano alla sua restituzione mediata nelle epoche successive. Il Medioevo reale è stato spesso assorbito, sovrastato, dal Medioevo “sognato”, quello plasmato tanto dalle fiabe o le narrazioni popolari quanto dai potenti che hanno voluto appropriarsi di un determinato serbatoio di figure e simboli e metterlo al servizio del proprio dominio, della costruzione di un’identità nazionale, o più semplicemente di uno specifico gusto estetico percepito come di moda. L’esito è che a volte nella percezione della gente comune i due elementi si sovrappongono e spesso confondono:
Gli abitanti di Londra, Parigi o Bologna, nei decenni centrali del XIX secolo, potevano ancora avere coscienza del fatto che molti degli edifici medievali che osservavano erano appena stati restaurati, e spesso ricostruiti. Le generazioni successive perdono invece questa memoria: la scenografia in cui immaginare il Medioevo diventa quella delle città e degli edifici ottocenteschi. (p. 153)
Il testo di Innocenti, riccamente illustrato, si presta però anche
a una riflessione sulle fonti
iconografiche e materiali, e fornisce possibili basi visive per esercizi di analisi da rivolgere a una
classe terza, magari in associazione all’eccellente (e per me ancora
insuperabile) Medioevo. Storia di voci,
racconto di immagini di Alessandro Barbero e Chiara Frugoni. Molto
interessanti in questo senso risultano i primi capitoli, dedicati proprio alla visione del mondo dell’epoca e alle
rappresentazioni che ne derivano; si può immaginare allora un excursus in termini di ricerca attiva sui bestiari medievali e le loro creature fantastiche, o un
approfondimento sul tema delle figurazioni
moralistiche, o dei manoscritti
miniati dei monasteri.
I cartigli intitolati #unminutodimedioevo,
ispirati alla rubrica che l’autore tiene sui suoi canali social, offrono poi
ulteriori approfondimenti compatti e
incisivi dedicati ad alcuni temi di interesse storico e culturale (il sacro
Graal, il funzionamento e l’organizzazione delle abbazie medievali, l’origine
del termine “gotico”, o la rappresentazione pittorica delle grandi epidemie…).
In questi giorni, in cui i docenti si preparano all’avvio del
nuovo anno scolastico e ritoccano la loro progettazione di massima, questo
volume potrebbe offrire un buon punto di partenza per qualche unità didattica alternativa o per una
segmentazione della lezione frontale.
Carolina Pernigo
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