sabato 7 gennaio 2012

CriticaLibera: Fantasmi dell'editoria. 1. Proust e Moravia


1.    Proust e Moravia

Marcel Proust di Tullio Pericoli
Tra i molti privilegi concessi da criticaletteraria.org ai suoi redattori – libertà di espressione, di scelta dei libri da recensire, dei tempi e i modi dei propri interventi, nonché l’accoglienza informale e calorosa offerta dalle sue due infaticabili e impagabili coordinatrici, Gloria Ghioni e Laura Ingallinella (citate in rigoroso ordine alfabetico) – non è trascurabile l’opportunità di leggere su richiesta degli autori e degli editori che li sostengono testi che altrimenti sarebbe ben difficile incontrare. Nomi nuovi, esordienti o quasi nel mondo delle lettere, tutto un vivo brulicare che emerge da quello ancora più vasto degli “scrittori della domenica” (da un’altra angolazione da quella che proporrò ne ha già trattato proprio Gloria Ghioni su questo sito qualche tempo fa). “Gli scrittori della domenica” più o meno aspiranti alla pubblicazione, se non addirittura alla notorietà, sono sempre esistiti, hanno sempre contornato con il loro formicolio, la loro passione e le loro notti insonni, il mondo dell’editoria. Sono stati oggetto di ricerche sociologiche e se n’è spesso lodata l’esistenza come riflesso di un mondo che comunque, attraverso la lettura e la partecipazione alla cultura, contribuiscono a formarla (da questa prospettiva se ne è, per esempio, interessata la compianta Lidia de Federicis). 

Alberto Moravia, di Tullio Pericoli
Negli ultimi anni, però, la situazione è, almeno in parte, cambiata (per età io sono uno dei pochi redattori di CriticaLetteraria a poterne parlare per esperienza diretta). Fino a una ventina d’anni fa, infatti, lo “scrittore o la scrittrice della domenica” solo raramente e solo in tarda età si decideva ad accedere alla pubblicazione a pagamento e solo dopo aver esperito estenuanti e, talvolta, umilianti tentativi di accedere al Pantheon dell’editoria nazionale o comunque riconosciuta. In un certo senso, era il segno di una resa, di una rinuncia, il riconoscimento di una propria insufficienza. A scanso di equivoci e ad ogni buon conto, sarà il caso di avvertire che sono stati e continuano a essere rari i casi di scrittori degni di questo nome che non abbiano trovato prima o poi il sostegno di un editore. Occorre ribadirlo per non cadere nella trappola di addossare tutti i demeriti dell’attuale situazione all’editoria nazionale o riconosciuta, che di responsabilità ne ha, e grosse, ma più come precipitato di colpe più vaste che provengono da altri settori della società piuttosto che dallo specifico della loro intermediazione culturale: i grandi editori non pubblicavano allora “gli scrittori della domenica” esattamente come non li pubblicano adesso, e il più delle volte a ragione. Certo, gli scrittori della domenica potevano agitare il vessillo delle clamorose cecità degli editori, dei Proust o dei Moravia costretti a pubblicare a proprie spese, di contro gli editori avrebbero potuto sventolare la bandiera della leggerezza numerica degli esempi a fronte del peso statistico di quanti aspiravano alla pubblicazione.

Paolo Mantioni

(Continua sabato prossimo!)