sabato 26 novembre 2011

CriticaLibera - IL SUD NUDO

   Luca Celano, Seminudo Accosciato.
                                                

Che cosa avevano essi a che fare con il Governo, con il potere , con lo Stato? Lo Stato, qualunque sia, sono "quelli di Roma", e quelli di Roma, si sa, non vogliono che noi si viva da cristiani. C’è la grandine , le frane, la siccità, la malaria, e c’è lo Stato. Sono dei mali inevitabili, ci sono sempre stati e ci saranno sempre. Ci fanno ammazzare le capre, ci portano via i mobili di casa, e adesso ci manderanno a fare la guerra. Pazienza![1]

Negli anni trenta del novecento il sessanta per cento della popolazione attiva del Mezzogiorno lavorava nei campi , dove vigeva incontrastato il sistema del latifondo come rapporto agrario in cui “il contadino è alla ricerca perenne di terra e lavoro”[2].                                                                                                          
In quegli anni Manlio Rossi-Doria, uno dei maggiori meridionalisti, divise il sud in due categorie : il fertile Sud alberato e il poverissimo Sud Nudo[3]; quest’ultimo ricopriva i nove decimi dei territori e, aldilà delle caratteristiche territoriali, era tale perché misero e gramo.Le terre appartenevano ai grandi proprietari terrieri assenteisti e indiscussi nei loro privilegi, nessuna industria, strade polverose e fantomatici servizi. Vaste distese di campi mai interrotte da una casa colonica, estensioni di oro e di bronzo prive di recinzione. 
All’occhio un’unica grande proprietà. 
Da secoli le popolazioni meridionali avevano sviluppato un senso di rancore nei confronti dell’autorità, a causa delle promesse mai mantenute e del completo abbandono, da parte di essa, del sud agricolo ,che domandava terre, terre da coltivare, delle quali erano stati privati tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX. I Baroni usurparono e si appropriarono delle antiche terre demaniali , una prima promessa risale al 1806 con Giuseppe Bonaparte, fermandosi nella memoria dei contadini che continuarono a domandare, occupare e rivendicare la loro parte di terra; il brigantaggio fu una delle espressioni di questa richiesta perenne, e la risposta del novello stato fu l’utilizzo di metà del suo esercito per reprimerla. “Quelli di Roma” non si preoccuparono di comprendere le cause di scontento di un sud divenuto fatalista perché povero e sfiduciato ,in cui erano  diffusi l’analfabetismo, la mancanza di una classe dirigente moderna, la  subordinazione dell’intera società e della piccola borghesia agli interessi dei proprietari terrieri , il clientelismo e il personalismo della lotta politica. 
Il comunista calabrese Fausto Gullo, divenuto ministro dell’agricoltura nel 1944, dichiarò: 
nella mia terra i canti popolari sono tutti nenie dolenti, non c’è un solo canto popolare che abbia un senso di letizia ; sono tutti pervasi dalla più profonda tristezza e da un’accorata malinconia che tante volte confina con la disperazione”[4].  
La solidarietà non era tuttavia il modello vigente in una  collettività misera e egoista a causa dell’istinto di sopravvivenza.                                                                
Il sociologo americano Edward Banfield nel suo libro The Moral Basis of a Backward Society del 1958 (trad. it.: Le basi morali di una società arretrata, 1976) studiò la realtà di Chiaromonte in Lucania, sotto lo pseudo nome di Montegrano,  e introdusse il concetto di familismo amorale (Amoral familism, in lingua originale)che  è una nozione sociologica tesa a comprendere i motivi dell’arretratezza economica e sociale del Mezzogiorno; in nove mesi di studi in loco, Banfield comprese che l’impossibilità dell’associazionismo e mancata disposizione alla solidarietà e alle relazioni sociali tra famiglie, provocava la frammentazione della comunità stessa che diventava individualista e serrata nella sopravvivenza esclusiva del proprio nucleo. L’ amoralità non è quindi relativa ai comportamenti interni alla famiglia, ma all'assenza del carattere comunitario.                                           
L’assenza di cooperazione e fiducia come origine del sottosviluppo . 
Negli anni cinquanta, Banfield convinse un contadino di Chiaromonte a scrivere un diario per tutto il 1955 :              
 “I Prato vivevano in una casa, composta da una sola stanza , di loro proprietà: d’estate era brulicante di mosche, mancavano acqua potabile, elettricità e servizi igienici. Benchè l’inverno a Chiaromonte fosse freddo e umido, la giacca di Prato era l’unico abito per l’esterno posseduto dall’intere famiglia. 
La moglie di prato era perennemente ammalata.”[5]                                                                                                                
Tra il 1958 e 1963 il miracolo economico italiano mutò profondamente le caratteristiche dell’Italia ,rivoluzionando anche il mondo di Carlo Prato . In questi anni Il Sud fu abbandonato da un flusso di popolazione tale che subì un irreversibile tramonto. 


Honorè Daumier, Il vagone di terza classe.
 Se l’emigrazione salva economicamente gruppi di famiglie e interi paesi, non ha nessun potere sociale. L’emigrante torna per ostentare la sua fortuna, e a incanaglire in una vacanza, là dove vide incanaglire i privilegiati, prima di partire misero per la sua conquista[6]



[1] C. Levi, Cristo si è fermato ad Eboli, Torino1945, p.67
[2] P.Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi, Torino 2006, p.34
[3] M.Rossi-Doria, Struttura e problemi dell’agricoltura meridionale,1944.
[4] Insor, La Riforma fondiaria: trent’anno dopo, Milano 1979,p.428.30
[5] Banfield, le basi morali di una società arretrata , p.75
[6] Corrado Alvaro, Osservazione pacata, onestà intellettuale, <<Cultura Moderna>>,IV,1955(già Corriere della Sera, 2agosto 1951).