lunedì 25 luglio 2011

"Rabbia" di Chuck Palahniuk

Rabbia
di Chuck Palahniuk

Mondadori, Piccola Biblioteca Oscar 2008

Traduzione di M. Colombo

pp. 351
€ 9.50

Trovare un genere o una catalogazione alle opere di Chuck Palahniuk è un'impresa davvero difficile. Uno dei pochi leitmotiv che si può trovare all'interno della produzione letteraria dello scrittore è la ribellione al sistema, un tema attorno a cui si snoda la maggior parte delle trame dei suoi libri. Ribellione al sistema che avviene, spesso, tramite la decostruzione di Sé; decostruzione che spesso coincide con l'autodistruzione, basta pensare a Fight Club o anche a questo Rabbia, dove il tema è predominante e si sviluppa in una trama complessa e ricca di sottotrame.
Il romanzo ruota tutto attorno alla bizzarra figura di Buster "Rant" Casey, ragazzo sociopatico figlio della tipica famiglia americana di provincia. Rant si dedica a una strana abitudine: ama farsi mordere da qualsiasi genere di insetto. Diventa così immune a tutti i veleni, e si trasforma in una sorta di veicolo di contagio senziente della rabbia, che propaga quanto più gli è possibile tra i suoi amici dediti al gioco del party crashing.
Questo "sport" rappresenta ciò che il Fight Club rappresentava nel libro omonimo. Si tratta di un gioco nel quale i partecipanti si scontrano con la macchina, cercando di fare più danni possibile. Il gioco si svolge di notte, e i partecipanti fanno parte della sfera sociale dei notturni, separata da quella dai diurni in un'ambientazione a metà tra il cyberpunk, soprattutto per via degli innesti neurali che tutti i partecipanti hanno per "introdurre" emozioni artificiali, in una sorta di "droga cibernetica" che ricorda tanto il film "Strange Days", e la realtà odierna vista sotto un'ottica decisamente cupa.

Non elenco tutta la serie di sottotrame come quella dei denti da latte o della donna deforme, ma questo accenno già basta a farvi capire quanto sia contorta e delirante la trama di Rabbia. Forse anche troppo, e in effetti capita diverse volte di perdersi nelle spirali visionarie di Palahniuk durante la lettura. Ma il climax ascendente di tutta la narrazione, che alla fine porta a un visionario delirio mistico dove Rant diventa sostanzialmente una metafora di Gesù Cristo, mantiene sempre alto il coinvolgimento del lettore.

Una discesa nella follia collettiva contagiata a macchia d'olio dalla rabbia (termine che in italiano indica infatti sia la malattia sia il sentimento umano), e guidata dalla figura di Rant, che man mano si fa sempre meno chiara e sempre più velata di leggenda. E sullo sfondo di questa società atrofizzata, un po' futuristica ma assolutamente odierna, il party crushing, violenta forma di rifiuto di tutte le regole, le prescrizioni, i codici preconfezionati del mondo moderno; rituale dell'autodistruzione perpetrato di notte, quando i "diurni", la gente per bene, non esce di casa.

Lo stile del romanzo è un altro elemento originale e assolutamente interessante: tutta la storia è infatti raccontata sotto forma di dichiarazioni dei vari personaggi, alcuni indicati come diurni da un piccolo sole o come notturni da una piccola luna, oppure con la propria professione indicata accanto al nome, come se tutta la narrazione fosse una specie di dossier.

Sicuramente un libro non semplice da digerire, come tutti quelli di Palahniuk, ma assolutamente affascinante, con una trama originale, uno stile fuori dal comune, e una critica al mondo e al sistema che, come nel classico stile dello scrittore, viene sbattuta in faccia al lettore in tutta la sua crudezza e la sua tagliente verità.

Giuseppe Novella