mercoledì 9 febbraio 2011

Sulla tolleranza di Voltaire

Trattato sulla tolleranza
di Voltaire
Feltrinelli economica, Milano 2003

pp.  164
€ 6.50

1^ edizione: 1763

Solo pochi giorni fa, il 30 gennaio, ricorreva l’anniversario dell’assassinio di Mohandas K. Gandhi mentre, il 31 dello stesso mese quest’anno, il Ministro indiano dell’industria e del commercio, ospite a Roma, ha esposto il proprio punto di vista riguardo all’auspicio di una continuità politica e umana con chi ha consacrato la vita ad un ideale di tolleranza. Date le circostanze, oggi vorrei proporre lo stesso tema così come fu affrontato in tempi “illuminati” da François Marie Arouet, altrimenti noto come Voltaire, nel suo pamphlet Sulla tolleranza
Partendo dall’assassinio del converso cattolico Marc- Antoine Calas, avvenuto nel 1761 e imputato al padre calvinista, il filosofo cerca di mostrare un caso in cui si intersecano “religione, suicidio e parricidio”
L’intolleranza, qui presa in considerazione in rapporto al dibattito sempre attuale sulle religioni, viene rapportata alla barbarie e all’assenza di civiltà ripercorrendo storicamente e geograficamente i casi più eclatanti di quello che l’autore definisce “diritto delle tigri” asserendo che esso può essere ritenuto anche peggiore della “legge della giungla” dato che “le tigri non sbranano che per mangiare, mentre noi ci siamo sterminati per dei paragrafi”. 
Ancora oggi, purtroppo, non è raro ascoltare notiziari televisivi o leggere titoli sui quotidiani che parlano di conflitti intergenerazionali, anche a sfondo religioso, risolti nel sangue. Per questo il trattato voltairiano nel suo capitoletto finale, dietro il titolo di “Preghiera a Dio”, sembra piuttosto celare un’invocazione agli uomini e un’ammonizione valida anche per i nostri giorni. Ciò che contraddistingue l’opera, oltre ad una raffinata erudizione e ad uno spirito cosmopolita volto al confronto della situazione socio- politica francese con quella transnazionale e tesa a valicare i confini del proprio Paese, è chiaramente la vis polemica. Le pagine che descrivono il ritrovamento del corpo morto del giovane o quelle che riassumono il processo a Jean Calas traboccano d’indignazione mentre procedono alla ricostruzione degli avvenimenti con la perizia e lo sguardo indagatore di un legale.
Si trattava di sapere se un padre e una madre avevano strangolato il loro figlio per piacere a Dio, se un fratello aveva strangolato il suo amico e se i giudici dovevano rimproverarsi di aver fatto morir sulla ruota un padre innocente oppure di aver risparmiato una madre, un fratello, un amico colpevoli. 
C’è qualcosa della detective story nella tecnica dei primi capitoli e nell’imparzialità con cui si cerca di presentare punti di vista divergenti pur lasciando emergere una propria, nitida visione dei fatti con la quale il raisonneur cerca di far coincidere la verità oggettiva e cioè che il diritto umano deve derivare dal diritto naturale. Il trattato è una condanna all’incoerenza di chi ambisce ad evangelizzare un’umanità unita dal principio di fratellanza e intanto maledice e stigmatizza il diverso, rinnega il vicino, gli impone di uniformarsi attraverso sanzioni penali e persecuzioni vere e proprie. 
All’insegna dell’universalità della ragione, Voltaire rivendica il diritto greco d’ospitalità, un diritto d’accettazione e d’accoglienza, che sussisteva tra gli uomini essendo già riconosciuto tra gli dei, e che faceva sì che già i popoli dell’antichità classica fossero avvezzi a rispettare gli uni le credenze degli altri nonostante le azioni nefaste indotte dalla religione, forse, di epicurea memoria. Dalle crociate all’Inquisizione, dalle epurazioni etniche ai fenomeni di radicalismo che inducono ad atteggiamenti xenofobici, l’ammonizione alla tolleranza e al pacifismo costituiscono i punti di partenza per la costruzione di una società moderna. Dato che misurarci con queste verità, perché ognuno “le rettifichi e le propaghi”, è il prezzo per lo sviluppo e la crescita della civiltà, lo scrittore ci parla attraverso una sorta di testamento spirituale con la fede che
gli attenti lettori che si comunicano i propri pensieri sono sempre più efficaci dell’autore stesso.

Eva Maria Esposto