martedì 18 gennaio 2011

Neve bianca di Eduardo Cocciardo

Neve bianca
Eduardo Cocciardo
Albatros, 415 pp.


Secondo romanzo per Eduardo Cocciardo, che con questo "Neve bianca" si cimenta nel suo primo thriller, dalla trama apparentemente ghiotta: Virgilio e Maya sono una coppia che abita a Settebagni, vicino Roma, una coppia che conduce la normale vita di ogni altra famiglia. L'esistenza di Virgilio è stancamente scandita dalla routine della quotidianità, ma, un bel giorno, cambia repentinamente.

Sul treno che abitualmente prende per andare al lavoro, improvvisamente perde la memoria, non ricordando più alcunché. Cominciano così le sue peregrinazioni, dettate unicamente dal caso, dapprima per una Roma piovosa e grigia, successivamente fuori dai confini Italiani, fino a giungere in Spagna. A cercarlo, la moglie Maya, in compagnia del figlioletto Jonas, un bambino di quattro anni che, durante la ricerca, ha delle intuizioni fenomenali, e l'ispettore di polizia Coppola.

Il romanzo possiede dei buoni spunti, una trama di fondo che potrebbe risultare interessante, e l'autore riesce a caratterizzare bene i personaggi, tratteggiando quei dettagli che gli danno umanità e spessore. Tuttavia il libro procede affannosamente, la scrittura è troppo spesso ampollosa, volutamente condita di artifici stilistici che, invece che valorizzare il testo, lo affogano nel superfluo e confondono l'immaginazione del lettore.

La vena lirica che probabilmente Cocciardo intendeva dare alla sua opera, è troppo massiccia, supera a volte l'intreccio degli eventi che racconta, e capita spesso che ci si ritrovi spiazzati durante la lettura, procedendo a lungo unicamente per seguire le divagazioni stilistiche dello scrittore, senza che però all'interno della narrazione ci sia niente di rilevante. La conseguenza è un testo pesante, che annoia spesso, e che nonostante i buoni spunti e i momenti interessanti, risulta sempre troppo stancante.

Sarebbe stato opportuno, invece, sgrossarlo in maniera consistente, e concentrarsi maggiormente sul dinamismo e la coerenza delle scene, invece che sull'eccessivo "condimento" di artifici stilistici.

Giuseppe