sabato 8 gennaio 2011

Centuria

 Centuria. Cento piccoli romanzi fiume
di Giorgio Manganelli
Adelphi, Milano 1995

a cura di Paola Italia
Con un saggio di Italo Calvino

1^ edizione: Rizzoli, Milano 1979
pp. 316
€ 28,00


Nessuno rappresenta più di lui nello stesso tempo la tradizione e l'avanguardia. La tradizione perché parte sempre da un ideale di forma molto strutturato e colto, nella sintassi della frase e nella logica dell'invenzione e dell'argomentazione. [...] L'avanguardia perché non c'è sfida nell'uso del pensiero e delle forme d'espressione che faccia indietreggiare Manganelli.
(I. Calvino, dall'Introduzione, p. 11)

L'ambizioso progetto manganelliano, uscito nel 1979 per i tipi di Rizzoli, desta fin da subito un interesse forte di critica e di pubblico, che ha portato alla vittoria del premio Viareggio l'anno successivo. Tra i letterati, l'amico Calvino, che era alle prese con le ultime revisioni del celebre Se una notte d'inverno un viaggiatore (uscito nel giugno dello stesso anno), comprende la portata innovativa dell'opera e la loda ripetutamente nelle lettere a Manganelli.
E dire che, come spesso avviene, l'idea di Centuria è nata quasi dalla casualità, come ammette lo stesso Manganelli in un'intervista rilasciata a Stefano Giovanardi:
Avevo per caso molti fogli da macchina leggermente più grandi del normale, e mi è venuta la tentazione di scrivere sequenze narrative che in ogni caso non superassero la misura di un foglio. [...] Il fascino è tutto qui: in un tipo di scrittura che ti obbliga all'essenziale, che ti costringe a combattere contro l'espansione incontrollata.
(«Avanti!», 8 aprile 1979)
A questo programma formale e stilistico risponde la straordinaria fantasia dello scrittore, che, in un'opera totalmente diversa dall'acclamata Hilarotragoedia, si dimostra un raro conoscitore dell'animo umano. Come segnala prontamente Calvino nella già citata Introduzione, Centuria è anzitutto un'eccezionale raccolta di "caratteri", ovvero di tipologie umane: l'uomo che ama le attese, il fedifrago, il nevrotico, il romantico,...
Ad alimentare l'indefinitezza dei personaggi, il completo anonimato: si profilano i risvolti psicologici di figurine sbozzate, raramente caratterizzate fisicamente. Sempre vigile all'essenzialità, il bisturi dell'ironia tagliente di Manganelli sagoma una fila di uomini e donne a cui potremmo mettere i volti di tanti nostri conoscenti, amici, parenti, tanto sono calzanti e a fuoco le tipologie psicologiche.

Questa «vasta e amena biblioteca» (così la definisce lo scrittore) non è però da leggersi a spizzichi e bocconi, pur offrendosi a una lettura saltata e spezzata, diversamente da quanto suggeriva Sanguineti con il precedente Giuoco dell'oca. Infatti, i testi sono proposti da Manganelli nell'esatto ordine di composizione, dal momento che i testi, così accostati e strutturati, compongono un ritmo, se non una trama:
il ritmo degli stati d'animo che si succedavano assolutamente incompatibili fra loro come le ipotesi di universo di volta in volta narrate...
(intervista cit.)
Seguendo il consiglio di Manganelli, si ottiene una lettura fluida, piacevolissima, e si dipana davanti ai nostri occhi l'ambizioso progetto nel suo farsi. 
Gloria M. Ghioni