giovedì 14 ottobre 2010

Molteplici realtà oltre lo specchio

La scacchiera davanti allo specchio
di Massimo Bontempelli
Sellerio, Palermo 2002

Prima edizione: 1922
con guida alla lettura a cura di Gianni Turchetta (pp. 30)

€ 7,00
pp. 85


Nel 1922, Massimo Bontempelli si misura con un racconto per ragazzi che rispetta i dettami del realismo magico, ovvero una scrittura che 
rifiuta così la realtà per la realtà, come la fantasia per la fantasia e vive del senso magico scoperto nella vita quotidiana degli uomini e delle cose.
Dunque, niente a che fare con la fantascienza. Il pensiero bontempelliano, portato avanti nella sua rivista «900» (uscita dal 1926), è condiviso e in parte rimaneggiato da molti scrittori a lui contemporanei: dai tentativi del primo Alvaro a rivisitazioni personalissime di Landolfi, fino alla visione surrealista e originale di Savinio.
Così nasce La scacchiera davanti allo specchio, racconto di un'ottantina di pagine, una storia per ragazzi che nasconde grande profondità di contenuti. Una prima lettura, più superficiale, porta il lettore nel mondo di un io-narrante di dieci anni, rinchiuso in una stanza (presumibilmente per punizione) con il monito di non rompere l'enorme specchio antico e di non toccare la scacchiera che gli sta davanti. Il ragazzino, attirato dallo strano riflesso degli scacchi, che non riproduce fedelmente l'aspetto dei singoli pezzi, si avvicina e, magicamente, finisce al di là dello specchio, in una realtà parallela. 

Non sorprenderà quindi l'incontro con scacchi parlanti, in una pianura sterminata, dal momento che «a ogni specchio corrisponde uno spazio infinito [...], e vi si vengono a rifugiare le conservare tutte le immagini di tutti, uomini, donne, bambini, che ci si sono guardati dentro» (p. 29). In questa sorta di "contenitore", oltre agli esseri viventi ci sono tutti gli oggetti che si sono riflessi casualmente nello specchio dalla sua creazione; all'oggetto, considerato perfetto, è significativamente riservato un posto d'eccezione in una sorta di empireo, dove si giunge arriva dopo una lunga e faticosa (quanto simbolica) ascesa: «la sua immagine rimane dentro, e cammina, e subito arriva qui, in questo luogo elevato, dove diventa immortale» (p. 57). Al contrario, gli esseri viventi stanno nella già citata pianura, piatta come le «anime piatte» umane, stucchevole e uguale a sé stessa. 
Via di mezzo tra la condizione umana e quella "superiore" degli oggetti, è la sorte degli scacchi, tra cui vi è il Re bianco, interlocutore privilegiato e bizzoso Virgilio nel mondo dello specchio. Ma anche agli scacchi non è concesso di salire così in alto, come spiega il manichino, egocentrico e narcisistico sovrano del reame degli oggetti.

Bontempelli sottolinea più volte (si vedano anche i titoli) il divertimento di queste trovate, definite più volte buffe, burlesche, scanzonate. Il lettore attento, tuttavia, coglierà i tanti sovrassensi e  i rimandi simbolici: con grande leggerezza, l'autore insinua nel suo racconto la spinosa dicotomia realtà/apparenza, ribaltando paradossalmente qualunque punto di riferimento certo. Domina il relativismo assoluto. Spazio e tempo si confondono, e il ragazzino incontra una giovane donna che dice di essere sua nonna, specchiatasi  da adolescente; gli oggetti animati contraddicono la loro apparente inerzia, parlano e litigano, fino a vere e proprie baruffe; e soprattutto viene messa in dubbio l'identità personale. Il tema del doppio, tradizionalmente associato all'idea dell'immagine riflessa (pensiamo anche solo al Dorian Gray di Wilde) fa più volte da padrone, e a volte viene esplicitato:
"Ma allora io ora qui non sono io? sono soltanto la mia immagine?". Il Re bianco con aria sdegnosa mi disse: "Fa perfettamente lo stesso" (p. 25)
Niente è come sembra, la realtà dipende da chi la osserva, suggerisce Bontempelli, con un sorriso che tradisce qualche momento di dubbiosa serietà. Ma la possibile angoscia, derivante dal  viaggio oltremondano scombussolante, viene stemperata in ammicchi del narratore, che fanno continuamente rientrare la storia nel campo della finzione, rassicurando così il giovane lettore.

Il risultato, tutto giocato sulla semplicità espositiva, sull'iterazione e sulla preferenza per la paratassi spinta, spesso associata all'enumerazione, è un gradevole racconto fantastico all'"italiana", con una sua struttura ben calibrata, senza picchi di tensione o pathos particolari. Una scampagnata nella pianura dell'immaginazione. 

GMG