sabato 3 luglio 2010

Memorie a perdere

Memorie a perdere.
Racconti di ordinarie allucinazioni
di Luigi Milani
Prefazione di Francesco Costa

Edizioni Akkuaria, Luglio 2009

Nella moderna letteratura contemporanea rari sono i casi in cui ci si possa sorprendere su un testo, molto più frequenti quelli in cui domina - nel migliore dei casi - la banalità ed il conformismo. Il caso degli autori pubblicati dalla piccola editoria costituisce poi un caso a parte. Essa teoricamente dovrebbe costituire la base per la costruzione del futuro grande autore, con il coraggio di poter pubblicare materiale che evada e trascenda il commerciale. Nella maggior parte dei casi la realtà è profondamente diversa, ed è costituita da materiale che molto difficilmente si riesce a chiamare letteratura.
Ci sono però delle eccezioni in cui, quasi casualmente, ci si trova di fronte ad un piccolo gioiello. E' questo il caso di Memorie a perdere di Luigi Milani.

Il libro è costituito da piccoli e brevi racconti che inizialmente sembrano non avere molto in comune. Ci si chiede che cosa possa avere in comune la descrizione del sadismo dei militari americani dell'Iraq nei confronti di un patriota iracheno con la noia di una piccola borghese che per sfuggire all'alienazione di una vita sempre uguale a se stessa si riduce a rubare in un supermercato. L'elemento in comune, dicevamo, si capisce mano a mano nella lettura dove i personaggi di Milani, su uno sfondo alienato tipicamente moraviano, diventano vivi. E si scopre che questi personaggi a prima vista assurdi ed incoerenti poco a poco prendono corpo e ci diventano sempre più familiari, somigliano ai nostri parenti, ai nostri amici, e forse anche a noi stessi. Personaggi che vivono in un mondo quale quello contemporaneo, alienato e senza valori in cui credere, sempre soli ed abbandonati e che cercano illusioni ed appigli a cui aggrapparsi che si riveleranno inautentici anch'essi.

Il significato ultimo di questa raccolta di racconti, scritti in un italiano semplice e comune ma senza finti popolarismi, crediamo, non è tanto la descrizione dell'assurdita o al contrario della naturalezza di certi personaggi, ma la descrizione di un mondo in cui l'individuo vive ormai totalmente isolato ed abbandonato a se stesso. Riteniamo dunque di avere scoperto un potenziale grande narratore, augurandoci che ci possa confermare questo breve giudizio in un futuro romanzo scrostando la letteratura italiana dal biografismo e dal semplicismo. Ne ha tutte le qualità.

R. Monacelli